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Albero sonoro: Sento il mare dentro alla conchiglia

Sento il mare dentro alla conchiglia

La costa è un mondo antico, un luogo d’incontro fra acqua e terra che esiste da quando vi sono gli oceani e continenti; un mondo che tiene vivo il senso di continuità della creazione e dell’incessante spinta della vita. 

– La vita che brilla sulla riva del mare, Rachel Carson

La conchiglia che racchiude il suono del mare è una metafora perfetta per dare un’immagine all’impronta che un genitore lascia al figlio. L’indagine che ci propone il mare è intima e profonda e ci invita ad un tuffo nell’interiorità. I suoni dell’acqua portano con sé una magia ancestrale che emerge dall’abisso e che ci riporta alla nostra condizione primaria, di cellule in movimento.

Anche questa si pone come un’indagine dei paesaggi sonori, e come tale non può cessare di crescere ed evolversi. Questi i primi passi.

Orecchio interno e orecchio interiore

La sabbia e i sassolini suonano scossi dal mare e fanno da controcanto alle onde e al loro impeto sonoro. Il frangere delle onde è molto eloquente e racchiude molte informazioni trasmesse dall’acqua del mare; se si riesce a distinguerlo, si può capire cosa dice.

– Children of the Sea, Daisuke Igarashi

Ogni elemento della natura offre i suoi spunti sonori, ma è soprattutto l’acqua ad essere fortemente legata alle esperienze del bambino nei suoi primi anni di vita, l’acqua è infatti parte dell’ambiente in cui avviene il suo sviluppo embrionale. Avete mai notato il bambino assorto nell’immergere mani e piedi in acqua? Quello che sta facendo è un tentativo di ricreare la dimensione di protezione e calma che gli veniva offerta nell’utero, la sua prima casa acquatica. L’utero rispetto ai suoni esterni svolge una duplice funzione di permeabilità e di protezione: è stato dimostrato che il feto (nel terzo trimestre) risponde a certe frequenze acute provenienti dall’esterno – in questo caso l’utero si mostra permeabile e permette i primi contatti interno-esterno -, suoni di diverse altezze e frequenze vengono attutiti dalla placenta, che ne diminuisce l’intensità di vibrazione e dunque le possibili ripercussioni sul bimbo in grembo.

Nel corso dello sviluppo fetale, le decelerazioni cardiache che seguono immediatamente lo stimolo (sonoro), sono interpretate come risposte d’orientamento o di attenzione. 

– M. Filippa, C. Granier-Deferre

L’evoluzione dell’orecchio raccontata dagli animali acquatici

Gli animali acquatici si prestano perfettamente a fare da esempio nella descrizione dell’evoluzione dell’orecchio e dei significati strutturali dell’udito negli animali. In particolare tre specifiche condizioni uditive acquatiche possono offrirci un interessante spunto di confronto con il processo di sviluppo auditivo fetale.

Il primo stadio dell’udito è rappresentato dalla medusa. La medusa galleggia nella dimensione a cui appartiene e il suo equilibrio è dettato dall’acqua stessa, dall’esterno, pertanto non ha bisogno di essere particolarmente sviluppato in un sistema organico interno. I suoni stanno esternamente alla medusa e lei li percepisce in quanto movimenti della materia stessa in cui è immersa. Punto.

Il pesce compie uno scatto evolutivo, e ci mostra una prima forma di orecchio interno. Il meccanismo è ben diverso anche perché il pesce è un animale che – a differenza della medusa – può controllare il proprio movimento, e con esso stabilisce il proprio equilibrio. Avviene questa volta una vera e propria introiezione del suono: infatti, il pesce ingerisce l’acqua vibrante e attraverso una serie di canali interni questa viene trasportata fino alla vescica natatoria, che a sua volta controlla il movimento della pinna posteriore.

L’ambiente sonoro in cui è immerso il feto è intrinsecamente legato ai suoni della madre, siano essi esterni – come la voce – o interni – la digestione e il respiro -, questi vengono trasmessi all’orecchio interno del feto in grembo proprio attraverso i liquidi, riproponendo i modelli uditivi della medusa e del pesce. Anche per il feto umano – così come per il pesce – lo sviluppo dell’udito accompagna lo sviluppo di altre capacità, quali l’orientamento e l’attenzione e ci ribadisce la crucialità dell’udito nella crescita di tutte le creature.

Le capacità sensoriali del feto si affinano anche grazie alla funzionalità progressiva dell’orecchio interno e alla maturazione biomeccanica cocleare, che consente la codifica fine delle altezze dei suoni (selettività delle frequenze).
– M. Filippa, C. Granier-Deferre

Ecco la rana che fa un salto tra il mondo acquatico e quello terrestre. Questo salto in realtà ci mostra ben di più: la necessità ad esempio di poter sentire i suoni sia dentro che fuori dall’acqua. Troviamo infatti ai bordi del suo muso due membrane che altro non sono che timpani a diretto contatto con le due materie – aria e acqua -che trasportano il suono.
Un altro step nell’evoluzione dell’orecchio animale.

Le ultime settimane di gestazione preparano il bambino all’incontro con il mondo esterno. La membrana timpanica in realtà si sviluppa già a partire dall’undicesima settimana, ma è il collegamento della coclea alla corteccia cerebrale il vero salto da ranocchio (circa 21° settimana), il primo vero passo verso il mondo terrestre: dalla ventiquattresima settimana prende il via il processo di riconoscimento e memorizzazione dei suoni esterni. L’udito si attesta così come uno dei primi sensi che guidano il bambino nella scoperta del mondo e l’ecologia sonora dell’ambiente esterno con cui interagisce diventa un elemento su cui porre l’attenzione per assicurare una crescita sana e in equilibrio con il mondo

Degl’astri, di tutte le stelle, il mare è l’entità generatrice.
– Children of the Sea, Daisuke Igarashi 

Inventario dei suoni del mare

onde sulla spiaggia – onde sugli scogli – gabbiani – cicale – marea – passi sui sassolini – vecete ciacolone – vento – alberi delle barche – ruota di biclietta

MUSICA DEL SELVATICO, La culla di mare

Si è conclusa anche la seconda fase di MUSICA DEL SELVATICO e anche il paesaggio “mare” ha saputo travolgerci totalmente, immergendoci in una concreta fiaba sensoriale incorniciata dal parco e dal castello di Miramare.

L’aria salmastra della costa è stata la cura naturale ai raffreddori di questi mesi e accompagnata alle nostre passeggiate e al movimento fisico del gioco, ci ha rigenerato il respiro.

Gli orizzonti indefiniti tra cielo e mare racchiudono quei rari scenari naturali che lasciano la possibilità di non avere alcun filtro fra sé stessi e il sole, permettendoci di tenere attiva la vitamina D e tutti i benefici che la luce ci concede, ma soprattutto il colore blu che, stando a diversi studi, è di grande aiuto al benessere del bambino e ne favorisce il rilassamento mentale e la concentrazione. Abbiamo accarezzato la freschezza dell’acqua e la vischiosità delle pietre di mare, così come la liscezza del legno levigato dal sale e la ruvidezza della pelle di squalo. E l’udito, il nostro compagno di avventure, ha potuto riposare al suono delle mareggiate, e ha scoperto le voci di capodogli e delfini al BioMa, ascoltato qualche chiacchiera di gabbiano e rincorso l’eco di Bora e Tergesteo, mentre cercavamo di catturare il vento in una bottiglia

La leggenda di Bora e Tergesteo

Vento e i suoi figli scorazzavano nel cielo quando raggiunsero un altipiano a picco sul mare. Il paesaggio piacque a tal punto che una delle sue figlie, Bora, vi si fermò per danzare e soffiare fra gli alberi. Stanca del suo gioco, trovò una grotta in cui riposare, ma al suo interno già qualcun altro aveva trovato riparo, era l’eroe Tergesteo. S’innamorarono e trascorsero sette magnifici giorni in quella grotta, ma Vento trovato il loro rifugio, s’infuriò, soffiando il più terribile dei cicloni sul giovane eroe, il quale morì. Abbandonò la figlia Bora al suo dolore, ed ella pianse infinite pietre. Restò vicina al corpo dell’amato, e le sue lacrime pietrose divennero così tante da formare un grande colle circondato dal mare. Nettuno, commosso, cercò di consolarla e assieme alle Onde, ricoprì le rocce di conchiglie e così nacque il più bello dei colli, chiamato poi Tergeste, protetto dalla Bora, il mare e le sue creature.

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Albero Sonoro è un atelier musicale che offre a bimbi dai 3 anni in su laboratori sensoriali, passeggiate sonore in natura e percorsi di apprendimento individuali di pianoforte, violino e propedeutica musicale. Gli articoli proposti riassumono alcuni dei nostri progetti già compiuti, per essere aggiornati sulle nostre attività potete trovare Albero Sonoro sulle piattaforme di Instagram e Facebook. #alberosonoro

Agnese Accurso

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