Il giorno prima dell’inizio del viaggio, Trenitalia mi informa che il treno IC da me prenotato, “a causa di lavori di manutenzione straordinaria”, è stato soppresso e sostituito da un IC di due ore dopo. Quando salgo in carrozza, non c’è nessuno. Il capotreno e un controllore si scusano per la sostituzione, mi offrono da parte di Trenitalia un courtesy kit. Da Monfalcone ad Arezzo sarò l’unico viaggiatore nella carrozza di questo treno fantasma.
Il pomeriggio faccio in tempo ad entrare nella chiesa di San Francesco per ammirare nella Cappella Bacci gli affreschi di Piero della Francesca, il famoso ciclo rinascimentale della Leggenda della Vera Croce (1452-1466) con le scene che raccontano la storia della Croce sulla quale venne crocifisso Gesù.
In seguito nel Duomo, mentre osservo la Santa Maria Maddalena (1459) di Piero della Francesca, posta accanto alla porta della sacrestia, ne vedo uscire una processione di prelati con il vescovo Andrea Migliavacca che celebrerà una messa, presente la famiglia, in ricordo del giovane Lorenzo Cerofolini nel primo anniversario della prematura scomparsa.
Raggiungo Siena in bus, è il modo più veloce. Siedo vicino all’autista, i toscani sono comunicativi e arguti, non è difficile iniziare la conversazione. E poi la campagna è dolce con fattorie, vigneti, campi di ulivi, filari di cipressi.
Nel Museo Civico del Palazzo Pubblico salgo nella sala della Pace con il magnifico ciclo di affreschi allegorici Effetti del Buon Governo ed Effetti del Mal Governo (1338-1340) di Ambrogio Lorenzetti, una delle prime opere medievali totalmente laiche che dovevano ispirare l’operato dei governanti della città. Nella monumentale sala del Mappamondo con la Maestà (1315) e Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi (1328) di Simone Martini, una custode di origine nigeriana mi spiega che in quegli anni Siena era governata dal Governo dei Nove (1287-1355), nove cittadini che avevano il compito di guidare la città per un breve periodo per essere poi sostituiti da altri nove.
La visita dello splendido monumento gotico del Duomo richiede un’intera giornata. L’interno con i cinquantasei riquadri istoriati con le Sibille, soggetti dal Vecchio Testamento, la Strage degli Innocenti; l’incantevole Libreria Piccolomini con gli affreschi del Pinturicchio (1502-1509) e i preziosi corali miniati del quattrocento; il pergamo di Nicola Pisano (1266-1268); la salita alla Porta del Cielo con la vista dall’alto dell’interno del Duomo e dei panorami esterni; la Cripta con lo straordinario ciclo pittorico del duecento; il Battistero con la famosa fonte battesimale di Iacopo della Quercia (1417-1430) e i bassorilievi in bronzo dorato di Iacopo della Quercia, Ghiberti, Donatello.
Entro nel Museo dell’Opera Metropolitana con capolavori come la Maestà (1308-1311) di Duccio di Buoninsegna e il trittico con la Natività della Madonna(1342) di Pietro Lorenzetti e raggiungo la parte sommitale del Facciatone, quella che avrebbe dovuto diventare la facciata del Nuovo Duomo. Il sig. Marco, che mi fa da guida, mi racconta che aderisce all’ Istituto Italiano Buddista Soka Gakkai, che recita un’ora al giorno, che la sua vita è cambiata da quando pratica, che è felice. Mi invita a recitare.
Prima di entrare nella Pinacoteca Nazionale con le tante opere d’arte dal dodicesimo al diciasettesimo secolo (Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Ambrogio e Pietro Lorenzetti, Neroccio) mi ferma, vicino a un banchetto di Potere al Popolo, la sig.ra Guadalupe; boliviana, da tanti anni in Italia, si definisce rivoluzionaria. Sta raccogliendo firme perché venga previsto nel nostro ordinamento il reato di omicidio sul lavoro.
Terminata una settimana di intense visite, mi aspetta ad Arezzo Trenitalia. Parto con settantacinque minuti di ritardo causati da problemi nella formazione del convoglio; a Portogruaro il treno si ferma, ripartiremo dopo quattro ore, questa volta per un grave incidente vicino alla stazione di Latisana.
Gli imprevisti di Trenitalia non turbano l’entusiasmo per la Divina Bellezza.
Giuliano Prandini