Konrad
Il signore che puliva gli abissi di Riccardo Redivo Grafica di E.Miele Il signore che puliva gli abissi
Diritti umani Poesia e letteratura Ultimi Articoli

Il signore che puliva gli abissi di Riccardo Redivo

Mi dispiace profondamente ritornare sull’argomento ma il mio cuore continua a trovare queste tragedie indigeribili, intollerabili, inammissibili, impossibili e non può che parlare e parlare e parlare, come onde insistenti che cercano di infrangersi su sponde ignoranti, che ancora non sanno, che ancora non ci hanno pensato, che ancora non si stupiscono…

Per tale incontestabile impellenza, sono costretto a ripescare uno scritto, racchiuso in forma di favola, scaturito nei primi giorni del 2020 e purtroppo ancora valido.
Prego che a leggerla siano soprattutto quelli le cui idee sono troppo dure, troppo rigide per sentire le grida di queste inutili morti.
Di più con le parole non posso fare.


Il signore che puliva gli abissi di Riccardo Redivo

Un signore doveva pulire il fondo del mare ma appena iniziato a pulirlo trovò tantissime ossa: non ne aveva mai trovate così tante! Erano ossa sparse, collocate in posizioni inconsuete, che non aveva mai visto… Alcuni scheletri erano intatti e abbracciati fra loro, altri erano soli e parevano essere ancora alla ricerca di un rifugio, altri erano nascosti dietro ai motori di barche bizzarre dai colori sbiaditi, rannicchiati, con le ginocchia appoggiate alle costole; altri ancora avevano dei fori sul cranio o sulla colonna vertebrale. Poi, altra cosa che non aveva mai visto, era la quantità di scheletrini: erano carini, minuti, ma sempre in posizioni strane, anomali: quasi nessuno era adagiato tranquillamente sul fondale. Insomma, le posizioni e i possibili motivi che le avevano procurate sembravano essere infiniti come infinite erano le ossa che trovava man mano che puliva.

Il signore aveva il compito di pulire il fondale marino ogni tre millenni, ma così proprio non l’aveva mai visto, nemmeno quando il mare era inquinato dall’aria tossica e c’erano i mososauri io megalodonti giganteschi.
Andò allora a lamentarsi da Nethuns, non per un aumento di paga – quel lavoro lo faceva per passione, perché era una cosa che andava fatta – ma per capire come fare: era un’impresa davvero difficile, avrebbe richiesto tantissimo tempo e bisognava trovare una soluzione. E poi come smaltire quelle ossa in eccesso, quelle ossa destinate alla terra e non al mare?
Nethuns, dopo aver nicchiato un po’, gli rispose, brusco, che la colpa era degli scheletri stessi, che sceglievano di morire così quand’erano ancora corpi interi.
Il signore delle pulizie degli abissi era incredulo: lui sapeva che, per chi respirasse, non c’era quasi mai voglia di smettere di respirare; in acqua, i muscoli andavano via, si scioglievano, le ossa si muovevano ancora un poco a causa delle correnti marine e poi si fermavano per sempre.
C’era qualcosa che non andava.
Non restava altro che controllare, rimandando le pulizie.
Quello che scoprì fu terribile: quei sistemi d’ossa erano provocati da una guerra che si combatteva in superficie, sulle creste delle onde, e non cessava mai, nonostante le parole dei regnanti delle terre, della politica che c’era in superficie.
Il signor spazzino aveva visto inoltre che prima che cessassero i movimenti, prima che diventassero scheletri, quei sistemi d’ossa erano corpi pieni di muscoli che piangevano, gridavano e si agitavano. E non avevano nessun’arma per combattere. Era sbigottito. Ma che guerra era? Nessuna spada, nessun arco, nessun scudo!
Il signore che puliva gli abissi andò di nuovo da Nethuns che, preparato, lo stava aspettando e ascoltò attentamente la sua storia.
Nethuns conosceva la soluzione e la rimandava da secoli, ma la passione di questo pulitore, di questo spazzino, lo conquistò e gli fece prendere finalmente una decisione.
Nethunus gli disse: «Va bene, facciamo quello che doveva già essere stato fatto: chiudiamo il fondo del mare».
Stupito ma felice, il signore che puliva gli abissi ripeté ad alta voce: «Chiudiamo il fondo del mare, per manutenzione straordinaria! Sì… E fino a che altezza?»
«Beh, fino a un metro dalla superficie».
E fu così che quei corpi successivi che si trovavano a passare sopra le onde del mare non diventavano subito ossa ma proseguivano sulla terraferma, con i muscoli e i muscolini sempre attaccati addosso. Nonostante ciò, però, erano sempre piangenti, sempre gridanti e sempre agitati.
Questo piangere, gridare e agitarsi il signore che puliva il fondo del mare proprio non gli riusciva di capire, ma almeno i muscoli non si staccavano dalle ossa dei corpi e lui poteva finalmente cominciare a pulire il fondo di questo bellissimo mare.

Riccardo Redivo

Grafica di E.Miele

Related posts

Oltre ai numeri, le persone

eleonora molea

Lettera aperta dei rifugiati afghani di Trieste

Redazione KonradOnLine

Nel ritmo dei versi. Intervista a Paolo Rumiz

Riccardo Redivo

Leave a Comment