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L’ultimo numero di Zapruder, la rivista di “Storie in movimento”

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Pazza idea

L’ultimo numero di Zapruder, la rivista di “Storie in movimento” 

Storie in movimento è un laboratorio storiografico che vuole rompere i confini i tra storia militante e pratica scientifica, tra sapere alto e divulgazione e rimettere in comunicazione luoghi e soggetti diversi attraverso cui si articola la produzione del sapere storico.

di Luca Meneghesso

Zapruder è una rivista quadrimestrale, giunta al suo quarantunesimo numero.

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La durata non era scontata, dato che si tratta di una rivista totalmente autofinanziata e che la redazione non ha una sede fissa. Questi due aspetti la rendono un unicum nel panorama delle riviste di storia in Italia. A renderla unica è anche il fatto che tenti, e riesca, a porsi al di fuori dei canali istituzionali della storiografia. La casa editrice che la pubblica – Odradek – lascia completamente libera la redazione di gestire ogni singolo aspetto, perfino l’impaginazione.

Zapruder nasce dal bisogno di impegnarsi, dopo il G8 di Genova del 2001, contro i racconti dominanti grazie alla creazione da parte di alcuni storici e storiche dell’associazione Storie in movimento che, nel suo statuto, riporta come obiettivo la realizzazione di una pubblicazione storica il più possibile divulgativa.

Anche il funzionamento dell’associazione è particolare. L’assemblea dei soci è mobile e sceglie annualmente e democraticamente redazione e temi da approfondire.

Altro obiettivo della rivista è dare voce a quelle persone che difficilmente troverebbero spazio in una pubblicazione ufficiale perché alle prime armi o prive di titoli o mentori. Questo consente che siano i temi a parlare e non i ruoli ricoperti in enti o istituzioni.

Zapruder, pur essendo una rivista di storia, cerca di uscire dall’ambito disciplinare dialogando, per esempio, con le arti o con altre modalità di raccontare la storia.

Il numero 41 (settembre – dicembre 2016) si intitola “Pazza idea. Genere, salute mentale, controllo”.

La storia della psichiatria e di genere, mettono in luce diversi aspetti della conflittualità – in ambito manicomiale e non solo – sia nella dimensione pubblica che privata.

Molti sono i contributi contenuti nella pubblicazione che analizzano questo ganglio sotto diversi aspetti. La malattia mentale e la ribellione nelle donne possedute, gli esorcismi e la medicina dopo il Concilio di Trento, un’analisi sulle Baccanti di Euripide tra crisi politica e marginalità sociale o ancora un altro sui trasferimenti dei pazienti psichiatrici tra Tripoli e la Sicilia nel periodo 1912-1952. Solo per accennare ad alcuni temi trattati.

Personalmente ho curato per questo numero due rubriche: “Voci” ed “Immagini”.

Nella prima, intitolata Mule matte. Voci e volti dall’ospedale psichiatrico di Trieste, ho intervistato Assunta Signorelli. La psichiatra, che ha collaborato con Franco Basaglia fin dal 1972, analizza la sua esperienza nella deistituzionalizzazione e critica la deriva che sta colpendo i servizi lasciatici in eredità dal noto medico veneziano.

In “Immagini” sono contenute due serie di fotografie inedite dell’esperienza di deistituzionalizzazione triestina provenienti dall’archivio privato della Signorelli, un archivio interessante e sostanzioso composto da documenti, pubblicazioni e, appunto, fotografie.

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