I pesci fanno notizia da morti. Amaro destino da figli di un dio minore.
La stampa locale ne parla da pescati o da rosolati. Sono cibo e non specie. Sono “risorse economiche” e non “animali selvatici”.
È il 5 agosto, e su “il Piccolo” l’equipaggio del “Malefica” da bella mostra di sé. Ha catturato un tonno da 40 chili. Non me ne abbiano i “malefici” ma è un tonnetto, oserei dire un tonnettino.
Tra loro vedo anche il signor Filini, che se non ricordo male ha pescato tonni di centinaia e centinaia di chili in Adriatico. Che ci fa con un tonnetto?
E ban vero che storicamente a Trieste si pescavano tonnetti. Quanto ci ha raccontato “lievemente” il Capitano Volpi Lisjak è da leggere per capire noi e i pesci. E le foto del sul libro mostrano tonnetti nelle mani di aitanti giovani triestini, di un’epoca passata, fossili dal sorriso eloquente che abbaglia di felicità, aitanza, e predazione compiuta.
Ma dai tempi di Volpi Lisjak, e anche da quelli dei Filini, lo stato dell’industrializzazione della pesca al tonno, spinta dalla domanda mondiale di sushi e sashimi, ha determinato un regime di pesca eccessiva del tutto illogico.
Mentre il 90% del tonno rosso mediterraneo va in Giappone, tre milioni di scatolette al giorno di tonno pinne gialle pescato in Oceano Indiano vengono vendute sui mercati europei. Tonni, quindi, che migrano più da morti che da vivi.
Un mese prima della malefica cattura (era il 7 di luglio), la rivista “Science” pubblicava il lavoro di un gruppo internazionale di ricercatori che hanno applicato i criteri “IUCN” per stabilire lo stato di rischio di estinzione di varie specie di tonno, tra cui anche il tonno rosso (Thunnus thynnus): il nostro tonno, quello di Volpi Lisjak, dei Filini, e del Malefica.
L’IUCN é l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (in inglese la International Union for the Conservation of Nature); è un’organizzazione non governativa internazionale che opera per indicare su base scientifica quale specie è a rischio di estinzione e quale non lo è.
Il rischio è classificato in base a nove categorie: da “estinto” a nessun “rischio d’estinzione”. Per intenderci, il dodo è “estinto”, il furetto dagli occhiali è “estinto in natura” (vivendo solo negli zoo), l’orango è a “rischio critico di estinzione”, il panda è a “rischio di estinzione”, il leone è “vulnerabile” e cosi via fino al merlo che non rischia nulla (“nessun rischio”).
E il tonno rosso? Ebbene in base al lavoro scientfico – e badate bene pubblicato su una tra le più importanti riviste scientifiche al mondo (l’altra è Nature) – a “rischio di estinzione”.
Ma allora è nella stessa situazione del panda.
Sebbene si possano fare delle critiche al metodo IUCN (in inglese si direbbe one-size-fits-all), rapplicazione degli stessi criteri di classificazione a qualunque specie rende questo metodo di classificazione molto potente e molto comunicativo. Anche i ricercatori più critici ne riconoscono il valore scientifico. E le loro conclusioni sono poco diverse sulo stato del tonno rosso.
Quindi se tanto mi dà tanto, l’equipaggio del Malefica ha pescato un “pandino”, certamente non un cucciolo, ma neanche un adulto grande e grosso.
E cosa avrebbe scritto il Piccolo se i “malefici” fossero stati cacciatori e non pescatori? E se la foto fosse stata vista con i criteri IUCN in mente?
E ben vero che in Slovenia la caccia all’orso bruno é legalizzata e gestita nè più ne meno come la pesca al tonno rosso, ma sono certo che la foto di tre cacciatori triestini con un orso abbattuto in Slovenia avrebbe fatto scalpore sulle pagine del quotidiano locale.
E l’orso bruno, in Europa, non corre nessun rischio d’estinzione. È come il merlo, per intenderci.
Marco Costantini
Responsabile Programma Mare
WWF Itala
Tratto da Konrad numero 163 di settembre 2011
