Il 26 aprile 1986 il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl durante un test entrò in crisi provocando un’esplosione e un incendio con la rottura del contenitore. L’enorme esplosione del reattore 4 causò il rilascio di nubi in atmosfera e la dispersione di componenti altamente radioattive dal nocciolo del reattore.
L’AEIA (Agenzia Internazionale per l’Energia atomica) fornì una valutazione preoccupante delle gravi conseguenze radiologiche dell’incidente. La catastrofe suscitò grandi preoccupazioni sulla sicurezza di questi impianti.
Dopo l’incidente furono ratificate dall’ONU due convenzioni: la Convenzione sulla notifica tempestiva di un incidente nucleare e la Convenzione sull’assistenza in caso di incidente nucleare o emergenza radiologica. Nel 2023 fu istituito il Forum di Chernobyl per effettuare le valutazioni radiologiche i cui risultati furono presentati alla conferenza del 2025 su Chernobyl guardando al passato per andare avanti. Si cercò di valutare in modo indipendente l’impatto delle radiazioni sulla salute e sull’ambiente. Nel novembre del 2025 l’Agenzia ha condotto una valutazione completa della sicurezza del Nuovo Confinamento Sicuro del reattore 4 che era stato inserito in un sarcofago di cemento.
L’incidente della centrale di Fukushima del 2011 è stato classificato al n.7, il più alto della scala INES (International Nuclear Event Scale) dell’IAEA (Greenpeace, 2011, Da Chernobyl a Fukushima, come è andato in fumo il mito della sicurezza nucleare occidentale). Il terremoto sottomarino aveva provocato una serie di ondate di tsunami che aveva provocato 25000 morti e danneggiato gravemente la centrale nucleare. Greenpeace ritenne che gli incidenti di Chernobyl e di Fukushima pur essendo differenti avessero molto in comune, come la presenza di aree pesatamente contaminate a causa del rilascio di notevoli quantitativi di radioattività. Si stima che a Chernobyl sia stata rilasciata fino al 30% della radioattività del nucleo del reattore dispersa su un’area europea molto ampia. A Fukushima notevoli quantità di sostanze radioattive sono finite in mare, contaminando le reti alimentari marine.
No al nucleare, sì alle rinnovabili rilancia Legambiente il 26 aprile 2026. In occasione dell’anniversario del 26 aprile 1986 dell’esplosione del reattore 4 della centrale di Chernobyl, Legambiente ricorda le criticità strutturali legate all’esercizio degli impianti nucleari e ricorda che nel 1987 oltre l’80% dei votanti si espresse contro il nucleare, scelta confermata nel 2011 con il 94% degli elettori contro il nucleare.
L’Italia di centrodestra ha intrapreso un percorso legislativo per riconsiderare il nucleare come una risorsa strategica per il suo mix energetico con il disegno di legge Delega al Governo in materia di nucleare sostenibile (?) approvato dal Consiglio dei ministri del 28 febbraio 2025 (EY Europe West Energy, Nucleare in Italia: il punto della situazione, febbraio 2025) e passato il 4 giugno 2026 alla Camera. Il governo dovrà emanare entro un anno una serie di decreti per regolarmene la produzione di energia nucleare negli obiettivi di neutralità carbonica al 2050. È stato recentemente siglato un accordo strategico tra Enel, Ansaldo Energia e Leonardo per la costituzione di una Newco per la ripresa del nucleare italiano al fine dello sviluppo del progetto Small Modular Reactor (SMR, piccoli reattori modulari), che si dovrà anche occupare della ricerca sugli Advanced Modular Reactors (AMR) sul nucleare di quarta generazione. Altri progetti italiani ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) e DEMO (DEMOstration Power Plant) riguardano la fusione nucleare, il secondo si propone di realizzare una centrale sperimentale a fusione entro il 2050. Nel PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) è prevista entro il 2050 una capacità nucleare installata tra 8 e 16 GW, con una copertura potenziale della domanda elettrica tra l’11 e il 22%.
Al Vertice sull’Energia Nucleare il ministro dell’Ambiente ha affermato che il governo intende puntare sugli SMR e soprattutto sulle tecnologie di quarta generazione, come i reattori veloci al torio.
Il Ddl(Decreto legge) è stato aperto a una serie di audizioni, 96 in totale i soggetti che hanno aderito, fra cui Legambiente. Sono stati ascoltati docenti del settore ed esperti tra cui il Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi (Public Policy, 23 gennaio 2026, Le ennesime audizioni sul nucleare da ENI a Legambiente).
Giorgio Parisi (Qual è la convenienza dell’uso dell’energia nucleare?) valuta negativamente la scelta del governo di puntare sui cosiddetti Small Modular Reactor. Gli SMR, piccoli reattori della potenza fra 100 e 300 MW, sono ancora centrali tradizionali di terza generazione, cambia la scala ma le scorie sono le stesse e anche di più per MWh. I costi d’impianto degli SMR dovrebbero aggirarsi fra i 4000 e i 6000 dollari per kW di potenza, per cui un SMR di 100 MW costerebbe circa 500 milioni di dollari. Il costo livellato dell’energia (LCOE) che tiene conto dell’intero ciclo di vita di un impianto è per il solare di 35-50 dollari per MWh, per il nucleare di nuova generazione le stime dicono 150-220 per MWh. Nella UE solare ed eolico hanno superato il nucleare: 30% contro il 23%, e anche i fossili contro il 29%. Le previsioni per il 2030 dicono che la potenza solare installata dovrebbe raddoppiare mentre il costo dovrebbe diminuire del 30%. Il costo delle batterie industriali per l’accumulo è sceso del 30% nell’ultimo anno, attualmente è di 70 dollari per kWh. Dal 2005 ad oggi il costo del nucleare per garantire i requisiti di sicurezza è cresciuto del 50%. Secondo il premio Nobel le centrali di quarta generazione sono tecnologicamente diverse. I reattori a neutroni veloci al torio sono in grado di smaltire i rifiuti radioattivi riducendone il volume e l’emivita delle scorie più pericolose, ANEEL il nuovo combustibile al torio dura 8 volte più del normale, e dovrebbe garantire una maggiore sicurezza intrinseca. Sono quindi un’ipotesi promettente per il futuro. La loro industrializzazione e la maturità commerciale va rimandata ai prossimi 10 o15 anni. Il nostro paese adesso deve puntare ed investire per un adeguamento della rete, per gli accumulatori e per le interconnessioni.
Secondo Nicola Armaroli (dirigente di ricerca del CNR) in un convegno tenutosi a KEY 2026 la quota di energia elettrica nucleare mondiale è passata dal 17% del 1996 al 9% del 2025, le ragioni del declino sono economiche. La sostituzione dei combustibili fossili passa attraverso l’elettrificazione del trasporto, la propulsione elettrica a batteria, e le pompe di calore negli edifici. Bisogna ottimizzare le smart grid (reti intelligenti), ma è anche necessario sviluppare i sistemi di accumulo soprattutto elettrochimico, Terna sta implementando impianti di stoccaggio idrici (utilizzare l’energia in eccesso per riportare l’acqua in quota recuperandola in discesa). Armaroli ritiene che nel 2040 l’Italia potrebbe avere 100 GW di fotovoltaico e 50 GW di eolico, una quantità sufficiente di energia elettrica. I costi di eolico, fotovoltaico e di batterie per l’accumulo sono scesi di molto mentre quelli del nucleare sono diventati sempre più alti. (Ecquologia, Nucleare e rinnovabili, 26 settembre 2926, Nicola Armaroli). È possibile la convivenza con alcune centrali a turbogas e con l’idrogeno, in sostituzione del metano quando sarà possibile realizzare questa conversione.
Uno studio che vale la pena di essere visto si intitola The Nuclear Energy Paradox -Investigating nuclear Imaginaries in energy projections. Lo studio è inserito nella collana Energy Research & Social Science di Science Direct. I punti salienti riguardano la divergenza fra proiezioni e realtà dell’energia nucleare. È ricorrente il modello di sovrastima dell’utilità del nucleare che è il suo paradosso. Ad esempio i SMR sono immaginari nucleari, costi e tempi sono ampliamente sottovalutati dal governo italiano. Francesco Starace ingegnere nucleare ed ex presidente dell’ENEL trova questo paper molto illuminante perché risponde alla domanda perché crediamo alla rinascita di questa tecnologia incapace di essere competitiva e al passo con i tempi sempre più brevi del rinnovamento tecnologico.
Il report del Politecnico di Milano Nuclear Energy Innovation Outlook 2025 stima che il primo reattore SMR non sarà attivo prima del 2035 e solo nel 2050 si realizzerà l’apporto di 8 GW al mix energetico nazionale.
Al Festival di Green&Blue il dibattito Energia nucleare, le sfide che ci aspettano, si è dibattuto criticamente sul forte ritorno dell’energia nucleare, sui nuovi progressi tecnologici come panacea per risolvere la richiesta di maggiori consumi e la riduzione delle emissioni dei combustibili fossili. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha pubblicato uno studio dal titolo Il percorso verso una nuova era per l’energia nucleare. Secondo l’agenzia la produzione nucleare ha raggiunto il suo massimo nel 2025 con 420 reattori, corrispondente solo al 10% della produzione globale. Nel 2050 la capacità potrebbe essere anche inferiore all’attuale, a cosa servirebbero gli Small Modular Reactor e i Reattori di IV generazione?
Lino Santoro