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Nick Mason’s Saucerful of secrets
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Nick Mason’s Saucerful of secrets

Si è tenuta martedì 20 luglio in Piazza Grande a Palmanova una delle date del tour europeo di Nick Mason’s Saucerful of secrets, il progetto che da qualche anno impegna il (ex?) batterista dei Pink Floyd e che propone il repertorio meno celebrato del gruppo inglese. Il concerto in questione è stato naturalmente uno di quegli eventi che, per chi ha amato i Pink Floyd (e la musica degli anni ’70 in generale) è da ritenersi epocale. L’epoca in questione è quella gloriosa dei Pink Floyd più sperimentali, quella che precede l’esplosione planetaria di The dark side of the moon l’album del 1973 che ha reso i Pink Floyd delle superstar. L’epoca meno famosa, tanto per semplificare, ma forse la più preziosa per chi ha davvero amato questo gruppo e le suggestioni che ha saputo creare.

I brani proposti a Palmanova non hanno presentato sorprese di rilievo rispetto a quelli già fissati su disco (l’unico ad oggi attribuito alla band, il Live at the Roundhouse uscito nel 2020), spaziando attraverso tutti gli album pre-Dark side (compresi More e Obscured by clouds, in realtà colonne sonore di film) fino ai primi singoli (o inediti, come nel caso di Vegetable man) firmati da Syd Barrett il primo e indimenticato leader del gruppo. La differenza più eclatante tra la scaletta del disco e quella del live, è stata rappresentata dall’esecuzione integrale di Echoes (la suite tratta da Meddle del 1971) in una versione oltretutto stupefacente, uno dei momenti più alti dell’intero show (assieme, va detto, alla fantascientifica rivisitazione di Set the controls for the heart of the sun).

Nick Mason, il rappresentante più trasversale (l’unico ad esserci stato dall’inizio fino alla fine) di un gruppo come Nick Mason’s Saucerful of secrets, da sempre pioniere di sonorità avveniristiche, ha quindi proposto un viaggio a ritroso alla riscoperta di materiale poco celebrato ma, proprio con la filosofia che ha sempre caratterizzato i Pink Floyd, utilizzando sonorità prettamente moderne, quasi a confermare un discorso che prima che musicale è innanzitutto di prospettiva. In un epoca in cui fioriscono (con somma delizia degli appassionati, peraltro) gruppi che si rifanno ai modelli degli anni ‘60 e ‘70 anche nell’utilizzo di una tecnologia retrò (strumenti d’epoca, approcci analogici) Mason e compagni hanno impostato la loro proposta musicale utilizzando sonorità assolutamente moderne, perdurando in qualche modo lo spirito avanguardistico che sempre ha contraddistinto la ricerca musicale dei Pink Floyd.

La qualità tecnica ed emotiva dell’esibizione è stata ovviamente eccellente. I circa tremila spettatori accorsi a Palmanova si sono trovati di fronte a musicisti di assoluta esperienza e caratura, affiatatissimi tra loro e in grado di divertire e divertirsi. Gary Kemp (negli anni ’80 tra le fila degli Spandau Ballet!), Guy Pratt (bassista dei Pink Floyd dopo l’abbandono di Roger Waters all’indomani della pubblicazione di The final cut del 1983), Dom Beken e Lee Harris hanno offerto uno spettacolo di assoluta professionalità lasciando trasparire, oltretutto, un tocco di modestia quasi commovente, quella di artisti che pur avendo fatto la storia della musica (o, forse, proprio per questo) non hanno nulla da ostentare.

Piace sottolineare, a conclusione, la presenza, nel pubblico, di molti giovani. Se il grosso della platea era ovviamente costituito da cinquanta/sessantenni si sono visti molti volti di trenta e quarantenni, a conferma di come la musica che ha valore si trasmette e rimane.

Primo tempo
One of These Days
Arnold Layne
Fearless
Obscured by Clouds
When You’re In
Candy and a Currant Bun
Vegetable Man
If
Atom Heart Mother
If reprise
Remember a Day
Set the Controls for the Heart of the Sun

Secondo tempo
Astronomy Domine
The Nile Song
Burning Bridges
Childhood’s End
Lucifer Sam
Echoes

Bis
See Emily Play
A Saucerful of Secrets
Bike

Ivan Zampar

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