Ha trascorso quasi vent’anni nel braccio della morte accusato dell’omicidio dell’agente di polizia Mark MacPhail, avvenuto nel 1989 a Savannah, Georgia. Troy Davis, afroamericano, che si è sempre proclamato innocente della morte del poliziotto bianco, si è trovato tre volte vicino all’esecuzione. Durante i procedimenti giudiziari alcuni testimoni dell’accusa hanno cambiato versione, si sono mostrati dimostrati inaffidabili, testimoni a discarico non sono stati sentiti, l’arma del delitto non è stata rinvenuta, è stato dato scarso rilievo alle prove presentate dalla difesa.
Il 21 gennaio 2011 gli avvocati di Troy Davis si sono appellati alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Se la Corte dovesse chiudere il caso, la condanna potrebbe essere eseguita tra breve.
Sono di aiuto a Troy Davis, particolarmente in questo momento, dichiarazioni di solidarietà; si suggerisce di scrivergli: “We support you and hope that justice will prevall” (Ti sosteniamo e speriamo che la giustizia prevalga).
Troy A. Davis 657378
GDCP P.O. Box 3877 G-3-79
Jackson, GA 30233 USA
Negli Stati Uniti la pena capitale è stata reintrodotta nel 1977 dopo una moratoria di 10 anni. Mentre una chiara maggioranza di paesi ha respinto la pena di morte, Widney Brown di Amnesty International si chiede come possono gli USA di reclamare una leadership in tema di diritti umani quando ancora commettono omicidi giudiziari? La pena di morte è crudele, degradante, inefficace e del tutto incompatibile con qualsiasi concetto di dignità umana. La sua applicazione negli Usa è caratterizzata da arbitrarietà, discriminazione ed errori. E quando a essere ucciso è un bianco, il condannata ha maggior probabilità di subire la pena capitale che quando la vittima è un nero.
Alcuni segnali positivi danno qualche speranza.
Recentemente l’opinione pubblica si è mostrata meno favorevole alla pena di di morte, le condanne sono meno numerose e la Corte Suprema ha finalmente cancellato la pena di morte per i minori di diciotto anni al momento del reato e per le persone con disabilità mentali. Aumentano gli stati che l’hanno abrogata; l’Illinois il 9 marzo 2011 è diventato il sedicesimo stato abolizionista e il governatore Pat Quinn ha commutato le condanne degli ultimi quindici detenuti nel braccio della morte. La pena di morte resta comunque in vigore in tanti stati e in Texas, Virginia e Oklahoma sono state eseguite più della metà delle oltre 1.200 condanne a morte dal 1977. Gli Usa fanno ancora parte con Cina, Iran, Arabia Saudita e Yemen del club degli stati con il più alto numero di esecuzioni.
Quando ne usciranno?
Giuliano Prandini
Tratto da Konrad numero 165 di aprile 2011
