Ho letto un libro che non è un giallo ma svela tanti misteri, non è il classico viaggio dell’eroe ma parla di avventure, non tratta di storie d’amore o di grandi problemi esistenziali ma ci sono innamoramenti e momenti di difficile sopravvivenza. I personaggi sono immortali ma no, non sono vampiri, sono verdure!
Ho letto La favolosa storia delle verdure della giornalista e scrittrice Evelyne Bloch-Dano, un volume che avevo adocchiato con curiosità da molto tempo. Ammetto che all’inizio mi ha un pochino deluso perché i primi capitoli, che rappresentano una ampia introduzione, sono piuttosto lenti e noiosi, incentrati forse più di quanto necessario sulle esperienze di divulgatrice dell’autrice. Esperta biografa (tra le sue opere possiamo ricordare gli scritti su George Sand e sulle signore Proust e Zola), dopo aver già pubblicato due saggi incentrati sul binomio piante e letteratura (Le case dei miei scrittori e Giardini di carta), ha deciso di scrivere un’altra biografia: quella, appunto, delle verdure.
I capitoli migliori, ognuno dedicato ad una verdura, riportano davvero tante notizie storiche e stranezze: per esempio, sapete qual è la verdura più antica? Non ve lo svelo, ma vi racconto che la pastinaca, spesso confusa con la carota, veniva svuotata e usata come porta lumini per una festa celtica dei morti ben prima della zucca di Halloween! E sapete che le varietà di pomodoro nel mondo si stima siano circa 2000? Se la zuccaha avuto un passato semplice e popolare, conosciuta fin dall’antichità e citata da Plinio, Columella e in ben tredici ricette di Apicio, lo stesso non si può certo dire del topinambur, che con la sua storia altalenantericorda i personaggi di Dickens che si tengono a galla in un mare in burrasca, a volte finendo sotto le onde e a volte respirando aria a pieni polmoni.
Ci sono anche il carciofo, il pisello, il fagiolo, la carota, il cardo, il peperoncino e altri ancora. Non è una lista infinita, ma abbastanza lunga da tenerci avvinti e interessati, soprattutto perché possiamo leggere non soltanto le origini, l’excursus storico e la fama di questi insolitiprotagonisti, ma anche descrizioni di opere d’arte che li rappresentano (si inizia, ovviamente, con Arcimboldo), brani di autori famosi che ne parlano e ricette che, perché no, può essere stuzzicante provare.
Possiamo prendere come esempio uno dei casi più “semplici”: cosa “cavolo” accomuna Aristotele o Teofrasto a Catone il censore, Emile Zola, 1984 di Orwell, il cantante ungherese Michel Jonasz, Enrico IV, George Sand, Thomas Cook e il film La soupe aux choux di Jean Girault? Semplice, proprio il cavolo, in tutte le sue molteplici varietà: cavolfiore, cavolini di Bruxelles, cavolo cappuccio, broccolo, cavolo riccio, cavolo viola, cavolo verza… E c’è di più! Oltre a ricordarci tanti modi di dire come “cavoli a merenda”, “testa di cavolo”, “salvare capra e cavoli” e via dicendo, nello stesso capitolo scopriamo che nel XVII secolo il sauerkraut è diventato il piatto nazionale ungherese perché ha unito tutti i sudditi della corona, cosa che non sono riusciti a fare né la lingua né la religione. Ci viene spiegato che ogni paese ha un suo speciale tipo di crucifera; perché i bambini nascono sotto i cavoli; come veniva mangiato questo ortaggio in passato e come mangiarlo per dimagrire. Ah, c’è anche la ricetta della choucroute, che termina con “inspirate a fondo” (p.89): perché questo non è soltanto un testo ricchissimo di informazioni e curiosità, ma anche un viaggio sensoriale attraverso vista, gusti e profumi!
A completare il volume ci sono un’accurata bibliografia e alcune pagine di riferimenti scientifici dei nostri personaggi. Insomma, se all’inizio poteva sembrare un libro poco entusiasmante, i capitoli successivi non ci lasciano certo inerti come vegetali!
Evelyne Bloch-Dano, La favolosa storia delle verdure, add editore, € 18, pp 189
Anna Calonico