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Negazionismo e neonegazionismo climatico, ma gli eventi estremi stanno aumentando

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Nel 2008 esce A qualcuno piace caldo, errori e leggende sul clima che cambia di Stefano Caserini Edizioni Ambiente. L’obiettivo del saggio è fare chiarezza, a partire dalle teorie di chi sostiene che il riscaldamento globale non sia un problema, per verificare se le osservazioni dei negazionisti, a volte clamorose e comiche, abbiano senso confrontate con l’approfondimento effettivo della scienza ufficiale. Già nel 2008 sui media trovavano spazio argomentazioni poco scientifiche che negavano la gran mole di consistenti evidenze sul cambiamento climatico.

Il negazionismo climatico odierno utilizza una precisa strategia di manipolazione e inquinamento del dibattito pubblico.

Nel libro Contro i mercanti del clima (Edizioni Left, dicembre 2024) Giacomo Pellini indaga su faciloneria e disinformazione di politici, di rappresentanti del governo, di giornalisti di parte in un quadro di negazionismo climatico da cui emergono gli interessi economici e di potere che alimentano la macchina del fango per screditare la lotta al climate change. Il negazionismo moderno o neonegazionismo instilla dubbi sull’efficacia delle soluzioni proposte seminando incertezze sugli effettivi rischi connessi con i cambiamenti climatici, minimizzandone la gravità. Il vecchio negazionismo è soppiantato quindi dall’attuale più subdolo che riconosce l’esistenza del cambiamento ma nega la sua origine antropica utilizzando diverse e sofisticate tecniche come il cherry picking (raccolta delle ciliegie, ovvero selezione dei dati per sostenere una tesi prescelta), la criminalizzazione dei movimenti ambientalisti, il greenwashing. Per il neonegazionismo le energie rinnovabili sono inaffidabili, gli impianti solari ed eolici soprattutto (se visti da droni) impattano sul paesaggio, i benefici per l’economia e il lavoro della transizione ecologica sono invenzioni. L’infodemia (termine che combina informazione ed epidemia) descrive la diffusione rapida e incontrollata del negazionismo nei mezzi d’informazione filogovernativi, dati contradditori, fakenews che generano confusione e rendono difficile distinguere il vero dal falso. Gli effetti di questa tecnica sono la distorsione della realtà e la sfiducia nelle istituzioni democratiche: tribalizzazione della verità.

Il neonegazionismo ha tanto spazio in rete dove si osservano spesso interventi allucinanti. Secondo ASviS (Alleanza per lo sviluppo sostenibile) la piattaforma YouTube è la nuova frontiera del negazionismo climatico. Lo studio The new climate denial pubblicato dal Center for countering digital house descrive come la propaganda negazionista sia passata dal sostenere che il collasso climatico non stia avvenendo o non sia antropico a mettere in discussione le soluzioni al riscaldamento globale. La maggior parte dei video negazionisti su Youtube promuove l’idea che le soluzioni climatiche non funzionino, che la scienza climatica e il movimento climatico non siano affidabili, e che gli effetti del riscaldamento globale siano innocui o addirittura benefici.

Focus si occupa tanto di negazionismo. Psicologi sociali, scienziati cognitivi e neuroeconomisti studiano le ragioni del negazionismo climatico definito trappola cognitiva. Per attivare il nostro sistema di allarme un messaggio esterno negativo per essere percepito deve essere riconosciuto come un pericolo (Simona Sacchi, psicologa sociale Università Milano Bicocca), mentre il cambiamento climatico ci appare distante nel tempo e nello spazio. Questa distanza percepita ci spinge a non credere alle previsioni tanto nefaste sugli effetti dei cambiamenti climatici. È difficile capire il legame causale tra le decisioni passate e gli scenari attuali del deterioramento del clima (Giorgio Coricelli neuroeconomista della USC University of Southern California), per cui il rischio di eventi catastrofici ci appare ridimensionato.

Il World Economic Forum si occupa di disinformazione e clima. Secondo WEF la disinformazione nel breve termine e gli eventi estremi nel lungo termine sono le principali minacce che il mondo, anche economico, deve affrontare. (Global risk report, 2024, Davos). Il rapporto presenta i risultati del Global risk perception survey che raccoglie le opinioni di 1500 esperte/i provenienti da ogni parte del mondo. Analizza i rischi attuali più gravi e i rischi principali che emergeranno nel prossimo decennio a causa dei cambiamenti geostrategici, climatici, tecnologi e demografici. Rischi globali sono le possibilità di eventi capaci di avere un impatto negativo sul PIL globale, sulla popolazione o sulle risorse naturali, il rischio globale più grave riguarda la disinformazione e la misinformazione (diffusione involontaria di notizie false). Per il WEF sono tanti gli attori nazionali e stranieri che fanno ricorso a pratiche di disinformazione e di manipolazione dell’informazione con la conseguenza di ampliare i divari politici e sociali. Il Global risk report si sofferma sui conflitti in atto. Le tensioni geopolitiche unite alla tecnologia possono generare rischi per la sicurezza globale.

È anche interessante il discorso di Antonio Guterres a Davos nel 2024. Il segretario generale delle Nazioni Unite mette in guardia dalle minacce esistenziali poste dal caos climatico incontrollato e dallo sviluppo incontrollato della IA (intelligenza artificiale). L’industria dei combustibili fossili ha lanciato una campagna multimilionaria per ostacolare il progresso e mantenere il flusso di petrolio e gas a tempo indeterminato. Clima e intelligenza artificiale rappresentano un rischio per l’umanità. L’unico modo per gestire la complessità ed evitare di scivolare nel caos è attraverso un multilateralismo riformato, inclusivo e in rete.

Secondo Scienza in rete il negazionismo climatico ha una nuova faccia: quella che costruisce sfiducia nella scienza e nelle tecnologie rinnovabili e che minimizza gli impatti del riscaldamento globale. Il neonegazionismo diffonde nuove tipologie di false informazioni: la scienza non è affidabile, le soluzioni non funzionano e non c’è molto da temere per gli impatti climatici e non è detto che siano cause antropiche responsabili del riscaldamento globale. 12 mila video su YT prodotti da 96 canali negazionisti sono stati esaminati. Lo scopo del neonegazionismo è di rallentare l’azione climatica tramite il dubbio e la sfiducia con le 5 D: deflection, delay, division, despair and doomism (deviazione, ritardo, divisione, disperazione e catastrofismo).

Secondo Il bo live, Università di Padova: Quel legame tra negazionismo climatico e forti politiche ambientali.(11/02/2025) dagli anni novanta a oggi non è cresciuta solo la diffusione delle associazioni ambientaliste ma è anche aumentato il numero di movimenti che cercano di screditare le evidenze scientifiche della crisi ambientale negandone l’esistenza oppure mettendo in discussione il pericolo, il legame con le attività umane o l’urgenza con cui si dovrebbe intervenire. Un nuovo studio pubblicato su Plos One indaga la relazione tra politiche ecologiche e la nascita dei negazionismi. Lo studio sostiene che il negazionismo climatico è più diffuso nei paesi in cui vengono adottate misure particolarmente decise per la protezione dell’ambiente naturale. Il negazionismo climatico è perpetrato da esponenti politici, organizzazioni e lobby industriali che considerano le politiche ecologiche come un ostacolo al loro profitto economico.

I ricercatori del Center for Countering Digital Hate, sfruttando il potere della IA hanno analizzato i contenuti dei negazionisti su YouTube, mettendo in evidenza i cambiamenti delle strategie usate negli ultimi sei anni. I punti essenziali neonegaionisti evidenziati in questa ricerca sono che le politiche climatiche hanno costi esagerati rispetto ai risultati attesi, che le soluzioni climatiche non funzionano e presentano rischi economico-sociali, che i combustibili fossili portano ricchezza e benessere, che dei movimenti climatici non ci si può fidare.

Se le politiche per il clima costano troppo e se la crisi climatica è esagerata, perché dovremmo preoccuparci tanto dell’aumento della temperatura? Perché investire risorse economiche in azioni e politiche per impedirlo? Secondo la BCE nonostante la transizione richieda costi elevati a breve termine, questi impallidiscono in confronto a un cambiamento climatico non frenato nel medio e lungo periodo. I nuovi negazionisti sostengono che le politiche e le tecnologie energetiche verdi sono inutili. Le soluzioni alla crisi climatica vengono falsamente inquadrate all’interno della scelta obbligata tra clima ed economia: o l’una o l’altra. Secondo la narrazione dei negazionisti il petrolio ha fornito ricchezza e una più alta qualità della vita e vietandolo si riporta l’umanità al Medioevo. La richiesta di sempre maggiore energia si fonda su bisogni indotti da sapienti strategie di marketing.

Gli interessi dei negazionisti riflettono un sistema di valori che spesso si sovrappone con l’identità politica conservatrice degli USA e populista e sovranista in Europa. La trappola è il cosiddetto resoconto equilibrato che dà pari dignità alle affermazioni neonegazioniste e quelle del mondo scientifico.

Secondo Wikipedia i fautori del negazionismo usano comunemente tattiche retoriche per far apparire una controversia dove in realtà non sussiste. Non esiste parità di opinioni fra riscaldamento globale scientificamente provato e negazionismo, pseudoscienza o propaganda.

Per Associazione italiana del Patto per il Clima crescono inequivocabilmente la frequenza, l’intensità e i danni economici e la sofferenza delle popolazioni coinvolte negli eventi meteorologici estremi. La nuova narrazione negazionista pur essendo ancora incentrata sulla strumentalizzazione e la manipolazione di dati e studi scientifici, e pur usando ancora argomenti infondati e ingannevoli sta sempre più utilizzando linguaggi, strategie e tecniche subdole in rete.

Secondo Claudia Gina Hassan, dell’Università di Torvergata in Benessere epistemico, mass media, disinformazione e cambiamento climatico, la disinformazione sul riscaldamento globale è strettamente legata ad un atteggiamento che va dallo scetticismo fino al negazionismo militante strutturato su una serie di attori coinvolti nella creazione e diffusione di disinformazione, che gioca sull’ingenuità di alcuni ma che è manovrata opportunamente dagli interessi economici legati alle industrie energetiche in termini di post verità. La comunità scientifica nel suo complesso ha indicato il cambiamento climatico come uno dei più importanti rischi per il pianeta, la cui causa è indubbiamente antropica.

La disinformazione costituisce un mutamento profondo che coinvolge la sfera pubblica mondiale, l’intreccio tra interessi economici e negazione del problema climatico è il vettore principale della misinformazione.

Lino Santoro

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