GLOBAL WARMING: DRAMMI, AZIONI E NEGAZIONI
Stimolato dall’intervista a Filippo Giorgi dell’ICTP (Centro Internazionale di Fisica Teorica) e autorevole membro dell’IPCC (Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici), riportata su Konrad di luglio/agosto, mi sono dedicato alla lettura di tre titoli sul riscaldamento globale, comprati tempo fa, ma lasciati poi sugli scaffali per l’occasione opportuna: Guerre climatiche, per cosa si uccide nel XXI secolo, di Harald Welzer, Cambiamenti climatici e strategie di adattamento in Italia, a cura di Carlo Carraro e A qualcuno piace caldo, errori e leggende sul clima che cambia di Stefano Caserini.
Sono tre libri completamente diversi, pur avendo lo stesso tema: i mutamenti del clima e le loro conseguenze.
Il primo in realtà è un testo di analisi sociologica della violenza, che spazia su più versanti storici ma che in particolare si sofferma sull’analisi dei fatti attuali, ovvero sulle problematiche inerenti le migrazioni di masse di profughi che abbandonano la loro terra alla disperata ricerca della sopravvivenza. Spostamenti determinati da eventi climatici estremi, siccità, desertificazione dei suoli. L’autore sottolinea che il global warming è risultato dellinsaziabile fame di energie fossili e colpisce proprio le regioni più povere del mondo – cioè quelle che alcuni definiscono Paesi del terzo mondo, altri, più propriamente sud del mondo – a causa di un’economia fondata sulla crescita dei consumi e sullo sfruttamento delle risorse naturali, di cui sono paradossalmente ricchi proprio questi Paesi. I mutamenti climatici implicano fame, scarsità d’acqua e quindi abbandono delle attività agricole e desertificazione del territorio per mancanza di cura e di irrigazione, e quindi conflitti gestiti da ras locali e organizzazioni di contractors e aziende multinazionali senza scrupoli. L’impossibilità di realizzare le loro aspirazioni nei loro Paesi e i messaggi allettanti dei media, hanno prodotto una pressione sui confini delle isole di benessere dell’Europa occidentale e dell’America del nord. Attualmente 850 milioni di persone sono denutrite e un miliardo e cento milioni non dispongono di acqua potabile in qualità e quantità sufficiente. Nell’Africa centrale è prevista una diminuzione almeno del 5% della pioggia su media annuale, che può comportare una riduzione del 70% dei raccolti e la contrazione della biodiversità. Welzer ritiene che i conflitti etnici violenti siano tentativi di adattamento a situazioni ambientali che si modificano e siano un classico esempio di disaccoppiamento temporale fra coloro che hanno causato le conseguenze e coloro che devono fronteggiarle.
Il testo curato da Carraro è percorso da un pragmatismo di fondo: i cambiamenti climatici non sono più soltanto una questione di interesse scientifico ma diventano una priorità che deve essere affrontata fin da subito per poterne limitare gli effetti indesiderati. Molti settori economici dipendono in misura rilevante dalle condizioni climatiche e risentiranno direttamente delle conseguenze del mutamento del clima. L’aumento e l’intensità di eventi estremi come alluvioni improvvise, frane, fenomeni crescenti di siccità e incendi di boschi e foreste possono danneggiare l’agricoltura, gli edifici, le infrastrutture industriali e quelle dei trasporti e incidere indirettamente sui settori finanziari, assicurativi e del turismo. Se da una parte è indispensabile intervenire per ridurre in tempo e drasticamente le emissioni di gas serra (mitigazione), dall’altra è necessario affrontare anche il problema dell’adattamento agli impatti che non possono più essere controllati, a causa di un processo inerziale che è inevitabilmente in corso. Si tratta cioè di mettere a punto piani, programmi, azioni e misure tali da minimizzare i rischio e i danni causati dai cambiamenti climatici – in evoluzione – che siano tali da ridurre la vulnerabilità territoriale e quella socioeconomica. E intuitivo che migrazione e adattamento non sono alternativi, bensì strumenti complementari per contenere le conseguenze del global warming. L’adattamento presuppone una stima economica delle eventuali conseguenze territoriali attraverso diverse metodologie modellistiche, in modo da individuare come e quanto investire per ridurre le conseguenze monetarie dei danni dovuti all’inazione. Tali modelli economici interagiscono con i modelli previsionali delle conseguenze del riscaldamento globale a livello regionale (Regional Circulation Model).
Tanto per fare un esempio riguardante un’area costiera: la mitigazione è lo strumento indispensabile per ridurre l’effetto serra e il conseguente riscaldamento dell’aria e degli oceani, però non ci si può illudere di riuscire a compensare in tempi brevi un processo ormai in corso. L’adattamento potrebbe implicare lo spostamento verso l’interno di intere popolazioni o la costruzione di barriere per contenere la pressione delle acque, i cui costi vanno quantificati con l’uso di modelli sempre più raffinati che permettano di confrontare scenari diversi e i relativi costi con una certa affidabilità.
Il libro più coinvolgente è quello di Camerini. L’autore spazia nell’ampia e diversificata area dei negazionisti del cambiamento climatico. Mentre gli scienziati dell’IPCC riassumono le loro ricerche in pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali sottoposte a peer review (team cieco di esperti del settore che verificano la congruità scientifica dei contenuti), i negazionisti utilizzano per le loro esternazioni populiste soprattutto i mezzi d’informazione vicini ai settori economici dominanti e all’area della cultura conservatrice, ma purtroppo non solo (vedi Limes). Le radici del negazionismo vanno cercate da una parte nell’esibizionismo e nel narcisismo di chi vuole cantare a tutti i costi fuori dal coro, d’altra parte i problema climatico è uno dei fronti di una battaglia ideologica che vuole difendere a tutti i costi l’attuale modello di sviluppo e di produzione. I narcisi e gli esibizionisti sono facilmente strumentalizzati dai grandi centri di potere che non intendono recedere dal ruolo di controllo dell’economia. I legami fra i denigratori del global warming e i gruppi conservatori e reazionari, come le componenti più oltranziste della destra cattolica, si rivelano nei succosi finanziamenti a convegni inutili se non dannosi per la dignità della ricerca climatologica. Purtroppo offrono ampia sponda al negazionismo anche scienziati considerati di valore, ma non addentro nelle scienze climatologiche (vedi l’associazione Galielo 2001 per la libertà e la dignità della scienza di Umberto Veronesi, Umberto Tirelli, Silvio Garattini e Roberto Vacca, nel cui sito si possono leggere le filippiche negazioniste di Franco Battaglia). Come sintetizzato nella seconda di copertina, Camerini analizza le posizioni dei negazionisti evidenziandone, con ironia (imperdibile il capitolo Zichicche Climatiche) e senza le fragilità, le incoerenze, le manipolazioni ma anche i condizionamenti da lobby e gruppi di pressione.
Lino Santoro
Tratto da Konrad n. 129 di settembre 2007
