La libertà di stampa, tra le tante, è un indicatore fondamentale nella valutazione del livello di libertà e democrazia – o di non libertà e autoritarismo – in un Paese.
Credo sia inutile spiegare perché.
Da molti anni Reporters sans Frontières (ONG nata in Francia analoga a Médécins sans Frontières) pubblica un’indagine su questo tema, estesa all’intero panorama mondiale.
La prima edizione del rapporto di RsF è del 2002 e di recente è stata divulgata l’edizione 2026, che in Italia ha ricevuto un’attenzione tutto sommato modesta: la gran parte dei commenti sui media si è infatti concentrata sul crollo del nostro Paese – nel ranking mondiale della libertà di stampa – dal 49esimo posto nel 2025 al 56esimo quest’anno.
Poco o nulla, invece, pare interessi ai nostri media la collocazione degli altri Paesi, che pure dovrebbe riguardarci stante la pervasività della “globalizzazione informativa” (e anche disinformativa…) che ognuno può constatare sui media tradizionali e sui social.
Diventa allora più significativo, rispetto alla mera valutazione/contrapposizione 2026 vs 2025, gettare uno sguardo più lungo e più vasto, che confronti ad esempio la classifica di RsF del 2021 sulla libertà di stampa con quella del 2026, aggiungendovi dei focus sulla situazione di alcuni Paesi particolarmente significativi ed emblematici, per il ruolo che svolgono nel mondo e per la rilevanza che le loro vicende hanno nella situazione internazionale (e quindi, di riflesso, anche sulla realtà italiana).
Qui sotto il link alla classifica di RsF relativa al 2026:
Qui invece il link alla classifica del 2021:
Ognuno può, scorrendo i due elenchi, farsi rapidamente un’idea di quale sia, complessivamente, lo stato della libertà di stampa e di informazione nel mondo. Cliccando sulla cartina 2026 di ciascun Paese, si possono inoltre consultare le schede di approfondimento sulla situazione dei media, sul contesto economico, socio-culturale, ecc.
L’Italia e l’Europa
L’Italia, ad esempio, scivola dal 41esimo posto del 2021 al 56esimo odierno.
Ancor più significativo il fatto che il nostro Paese sia relegato in fondo alla classifica tra quelli europei (superato anche dall’Ucraina), in compagnia di quasi tutti i balcanici e di quelli dell’Europa orientale. Un dato preoccupante, in effetti.
Importante poi che, tanto nel 2021 quanto nel 2026, i vertici della classifica siano occupati dai Paesi dell’Europa centro-settentrionale ed in particolare da quelli scandinavi, mentre significativi miglioramenti si notano per alcuni Paesi dell’Europa orientale (Polonia dal 64esimo posto del 2021 al 27esimo del 2026), mentre altri già messi male regrediscono ulteriormente (ad es. la Serbia 93esima nel 2021 e 104esima nel 2026).
Spicca il caso dell’Ucraina, 97esima nel 2021 e 55esima nel 2026.
Caso emblematico perché esattamente opposto a quello della Russia: 150esima nel 2021 e 172esima (su 180 in totale nel mondo…) oggi.
I “grandi” non poi così grandi, anzi!
Particolarmente importante, com’è ovvio, ciò che riguarda le grandi potenze, il cui peso economico, politico e militare condiziona il resto del mondo anche nella sfera dell’informazione.
Qui le cose non vanno affatto bene: USA 44esimi nel 2021 e 64esimi oggi, Cina 177esima nel 2021 e 178esima oggi, India 142esima nel 2021 e 157esima nel 2026.
Se quindi il Paese leader dell’Occidente denuncia una grave involuzione – di cui Donald Trump ed il movimento MAGA sono allo stesso tempo sintomo e causa – non consentono certo di nutrire speranze positive neppure i cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), che pure per alcuni rappresenterebbero un’alternativa auspicabile all’egemonia statunitense. Con due importanti eccezioni, però, cioè il Brasile, 111esimo nel 2021 e 52esimo oggi, ed il Sudafrica, 32 nel 2021 e 21esimo nel 2026.
America Latina in discesa
Se il nord America non ha di che gioire (Canada escluso, 14esimo nel 2021 e 20esimo nel 2026, una performance in linea con i migliori), l’America Latina va decisamente peggio. Con la parziale eccezione del Messico (143esimo nel 2021 e 122esimo nel 2026) e quella ben più importante del Brasile già citato, il resto del continente è in netta involuzione pressoché ovunque. Non tanto a Cuba (171esima nel 2021 e 160esima oggi) e in Venezuela (148esimo nel 2021 e 159esimo oggi), Paesi e regimi dai quali non ci si poteva certo attendere altro, quanto ad esempio in Argentina (69esima nel 2021 e 98esima oggi, “effetto Milei”?), in Cile (54 esimo nel 2021 e 70esimo oggi) e soprattutto in Perù (91esimo nel 2021 e 144esimo nel 2026).
Le zone “calde”
Di Russia e Ucraina si è già detto. Peraltro molta “informazione” (virgolette d’obbligo…) che circola anche in Italia, sui media e sui social, relativamente a quel conflitto, proviene da fonti controllate direttamente dal governo del Paese 172esimo nel ranking della libertà di stampa. Che la cosa sfugga ai comuni cittadini si può anche capire, ma che non ci badino accademici e giornalisti professionisti anche “di chiara fama”, i quali quella ”informazione” rilanciano, dovrebbe preoccupare.
Venendo al Medio Oriente, importante lo scivolamento di Israele dall’86esimo posto (già assai disonorevole) del 2021 al 116esimo del 2026: l’”unica democrazia del Medio Oriente” non se la passa affatto bene…
La Palestina (Cisgiordania sotto l’ANP e Gaza sotto Hamas), dal canto suo, passa dal 132esimo posto del 2021 al 156esimo odierno (ma era 163esimo nel 2025).
In quell’area però, per ciò che concerne l’informazione, è importante anche ciò che accade nei Paesi maggiori, dai quali molte informazioni rimbalzano in Europa, e lì le cose vanno malissimo: Iran dal 174esimo al 176esimo posto, Arabia Saudita dal 170esimo al 176esimo, Egitto dal 166esimo al 169esimo, Turchia dal 153esimo al 163esimo e così via. Un po’ meglio va soltanto in Qatar, dal 128esimo posto del 2021 al 75esimo del 2026.
Disastro totale nell’area tra il Sahel orientale ed il Corno d’Africa, teatro di guerre da decenni con centinaia di migliaia di morti e decine di milioni di rifugiati, che peraltro pare interessino assai poco a media ed attivisti occidentali. Il Sudan, 159esimo nel 2021 è 161esimo nel 2026, l’Etiopia crolla dal 101esimo posto del 2021 al 148esimo del 2026, mentre l’Eritrea del sanguinario dittatore Afewerki è stabilmente inchiodata al 180esimo e ultimo posto nel mondo.
Dario Predonzan