Ci sono storie che non finiscono nelle statistiche. Eppure raccontano molto più di qualsiasi grafico lo stato reale della nostra economia.
Qualche giorno fa una persona mi racconta un episodio apparentemente banale.
Si alza al mattino per andare al lavoro, come ogni giorno. Ma la porta di casa non si apre: la serratura è bloccata.
Vengono chiamati i Vigili del Fuoco che, con buon senso, consigliano di evitare il loro intervento: forzare una porta blindata significherebbe danneggiarla irreparabilmente e affrontare quindi una spesa di 4.000-5.000 euro per la sostituzione.
L’alternativa diventa trovare un artigiano.
È agosto. Molti sono chiusi. Dopo diversi tentativi, finalmente qualcuno accetta di intervenire.
Il lavoro viene svolto rapidamente sostituendo la serratura.
Il conto, però, lascia senza parole.
1.000 euro più IVA.
Alla richiesta di spiegazioni, il dettaglio è il seguente:
● 90 euro per il diritto di chiamata
● apertura porta (meno di 15 minuti) 260,00 euro
● sostituzione serratura e lavoro (meno di un’ora e mezza) 690,00 euro
La motivazione è altrettanto diretta:
“È agosto. Pochi lavorano e chi lavora si fa pagare di più. Del resto, ad agosto aumentano i prezzi di tutto: alberghi, ombrelloni, vacanze…”
Il tema non è stabilire se quel prezzo fosse legittimo o meno. È osservare cosa accade quando le regole del mercato incontrano la vulnerabilità concreta delle persone.
Dal punto di vista del mercato, la logica è lineare: scarsità di offerta, aumento del prezzo.
Ma l’economia olistica ci invita a fare un passo in più.
A guardare non solo il prezzo, ma il contesto umano, sociale ed esistenziale in cui quel prezzo si inserisce.
La persona che ha subito questo imprevisto guadagna poco più di 1.000 euro al mese.
Risolvere l’imprevisto descritto sopra equivale, di fatto, a un intero stipendio mensile.
E qui il problema non è più solo economico. Diventa sistemico.
Perché da quello stesso stipendio vanno sottratti:
● affitto o mutuo
● bollette
● cibo
● trasporti
● spese essenziali
In questo equilibrio già fragile, cosa resta per assorbire l’imprevisto?
L’economia olistica ci ricorda che un sistema non è sano solo quando “funziona” nei numeri macroeconomici, ma quando permette alle persone di quel macro sistema di affrontare le situazioni reali della vita.
Una società che sperimenta benessere non è quella che elimina gli imprevisti, ma quella che permette ai cittadini di assorbirli senza precipitare in una crisi economica.
E allora la domanda cambia forma:
non è più solo “quanto costa un intervento di emergenza”, ma: quanto è sostenibile una società in cui un singolo imprevisto può equivalere a un mese intero di lavoro?
Spesso parliamo di PIL, inflazione, crescita, produttività.
Ma raramente osserviamo ciò che accade nel punto di contatto tra economia e vita quotidiana: lì dove un guasto domestico, una spesa medica o una riparazione diventano eventi capaci di alterare equilibri già precari.
In una prospettiva olistica, il valore non è mai solo nel prezzo.
È nella relazione tra:
- reddito e costo della vita
- lavoro e dignità di vita
- mercato e accessibilità
- efficienza e giustizia sociale
- possibilità di creare futuro per quella famiglia e per la società in cui vive
L’economia olistica osserva il sistema nel suo insieme. Non considera solo l’efficienza degli scambi economici, ma anche gli effetti che tali scambi producono sulle persone, sulle famiglie, sulle comunità e sulla loro capacità di progettare il futuro.
Il vero indicatore di salute economica non è solo quanto un sistema produce, ma quanto e come protegge le persone dalla vulnerabilità degli imprevisti.
Perché una società è davvero solida non quando tutto costa poco o tanto, ma quando un evento ordinario non si trasforma in una crisi personale o familiare, perché un’economia può essere efficiente senza essere equa. E può essere redditizia senza essere sostenibile. L’economia olistica ci invita a misurare anche questo.
E allora la domanda resta aperta:
stiamo costruendo un’economia efficiente, o un’economia anche umanamente sostenibile?
E ora mi rivolgo a te lettore:
Un invito al confronto
Se anche tu hai vissuto un episodio in cui un imprevisto legato al lavoro, al costo della vita, ai servizi o all’economia ha messo in difficoltà te, la tua famiglia o la tua attività, ti invito a contattarmi tramite mail della redazione per raccontare e dare voce alla tua storia.
L’intento: non è puntare il dito contro persone, categorie professionali, singole situazioni o istituzioni. Il giudizio non aiuta a crescere o a migliorare le cose. Raccontare le storie sì, perché l’esperienza del singolo è patrimonio della società.
Quello che mi interessa è raccogliere esperienze reali per osservare ciò che spesso sfugge alle statistiche e trasformarle in occasione di riflessione. Ascoltare le storie delle persone ci aiuta a comprendere meglio i punti di forza e le fragilità del nostro sistema e a immaginare soluzioni che coinvolgano la politica, l’economia, il mondo del lavoro e l’educazione.
Perché è dalle esperienze vissute che possono nascere idee capaci di migliorare la qualità della vita di tutti.
Simonetta Marenzi