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Al Baraneya. Ritratto famigliare dell’Egitto rurale

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All’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nelle Giornate degli Autori, Al Baraneya di Ashgan El-Hamus racconta la vita di una famiglia allargata che vive in un villaggio alle porte del Cairo – per l’appunto il villaggio di Al Baraneya, che è il villaggio di origine della famiglia della regsita olandese. Tra difficoltà economiche, legami familiari intensi e il desiderio di un futuro vagheggiato i protagonisti ci guidano nel faticoso trascorrere del loro quotidiano, a volte lento, a volte chiassoso.

La protagonista è Amal, giovanissima donna incinta che ogni giorno sbarca il lunario vendendo con la figlia e le sorelline collanine di gelsomini freschi alle auto che passano nei pressi della ferrovia. Si avvicina la data del parto, ma Amal non smette di sognare il Cairo, che la cugina Rania le fa conoscere coi suoi racconti, le sue unghie colorate e altri piccoli assaggi di una vita diversa. Rania, infatti, è una ragazza moderna, indossa i jeans, usa TikTok e lavora in un negozio di estetica. Amal, di nascosto, va a trovarla, attratta da quel mondo affascinante che dista solo qualche ora di autobus.

Il bimbo è in arrivo, ma il futuro incombe anche da un’altra direzione con le lusinghe insistenti di un aspirante compratore intenzionato ad acquistare il terreno della famiglia, offrendo in cambio una somma di denaro che potrebbe permettere loro di cambiare vita e di abitare in un lussuoso appartamento vista mare. La proposta divide e mette alla prova una famiglia che, nonostante le difficoltà, non sembra disposta a rinunciare facilmente alla propria terra, destinata a diventare eredità per i figli.

In realtà ad Al Baraneya non accade molto: più che seguire vicende avventurose, il film indugia sulla dolceamara quotidianità, sui legami che silenziosamente si tramandano e sulla cura che si cela nei gesti di persone che hanno davvero poco. Le carezze all’anziana nonna, il bagnetto alle sorelline, i pasti consumati da adulti e bambini con le mani, i sogni sul bebè che nascerà, il chiasso dei bambini che scorrazzano nelle strade polverose sono la ricchezza di una famiglia che non ha molto altro.

Tra il desiderio di partire, le lusinghe di una vita diversa da una parte e la resistenza e il desiderio di tramandare ciò che si possiede, Al Baraneya non dice allo spettatore quale sia la scelta giusta per queste persone, ma lo lo lascia sospeso nella stessa accettazione del presente e nell’ineluttabilità del futuro.

Irene Tartaglia

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