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Dall’archivio di Konrad: Il Lago di Pietrarossa: c’è ma non si vede

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Rispondo alla lettera del signor Gianni Segatti, apparsa su Konrad di marzo, che narra di una serie di utilizzi tradizionali del lago, ormai scomparsi. Aggiungo che negli anni ’50 c’erano ancora le lontre e c’era un lontraro che le catturava con le trappole, per la pelliccia.

Certamente era un luogo vissuto dall’uomo: il mulino, i pescatori, qualche cacciatore, la rimozione del legno morto, il ceduo del bosco, i militari, ecc., mentre ora prevale l’abbandono. Quello che non condivido e che censo derivil da una visione che vede il bello solo dove c’è l’azione dell’uomo, è ritenere l’abbandono sinonimo d degrado. Certamente anche molti paesaggi colturali sono belli e vitali, la classica Toscana di Bristie – S. Croce ad esempio, mentre la natura selvaggia è forse più aspra e scontrosa.

il lago di Pietrarossa, tuttavia, è vivo e vegeto e le presenze faunistiche lo testimoniano: dal 2003 La moretta, un anatra tuffatrice ha iniziato a riprodursi qui con regolarità (unico sito in Regione), trovandovi anche la località più importante per lo svernamento.

D’inverno stormi di alzavole, insieme a canapiglie, germani reali e qualche moriglione e folaga.

frequentano lo specchio d’acqua e sono spesso oggetto delle incursioni del pastore in cerca d preda. In primavera molte specie nidificano nei canneti, nei boschi e cespuglieti di salice grigio, dove è frequente il picchio rosso minore ed il grande picchio nero, attratti dall’abbondanza di legno morto, dove cercano le larve degli insetti xilofagi. Caprioli, cinghiali, tassi, volpi e gatti selvatici sono ben rappresentati nella zona. Questo non è degrado, è la natura che riprende il sopravvento e non credo ci si debba dispiacere per la fine della guerra fredda, che ha portato alla dismissione della casermetta. Per quanto riguarda l’impaludamento, non fa piacere che, a quasi quarant’anni dalla Convenzione internazionale di Ramsar (Persia, attuale Iran, 1971) che ha sancito l’importanza delle zone umide a livello mondiale, il termine palude sia inteso ancora in un’accezione negativa, mentre Si tratta di un processo naturale i laghi “vecchi” si riempiono di sedimenti, detriti vegetali, ecc. e diventano paludi. Il valore naturalistico è testimoniato dall’inclusione del lago nella Riserva Naturale Regionale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa, con la legge regionale 42/1996, nonché nelle Zone Carsiche della Venezia Giulia della rete Natura 2000 che comprende i siti (SIC-ZPS) tutelati dalle direttive europee Habitat e Uccelli. La legge regionale citata indica che nelle Riserve Naturali le finalità di conservazione sono prevalenti, rispetto a quelle dello sviluppo sociale, economico e culturale. Un utilizzo incontrollato da parte del pubblico con sentieri puliti sulle sponde, pesca sportiva, ecc. porterebbe all’allontanamento della fauna soprattutto per le ridotte dimensioni del bacino.

In un’area di grandi dimensioni, come la laguna di Grado, molte attività possono coesistere con impatti limitati, mentre il lago di Pietrarossa rischierebbe davvero il degrado.

È interessante la visita dei paesi del Nord Furona, come Olanda el Inghilterra dove gli specchi d’acqua ma anche i parchi cittadini hanno utilizzi plurimi con zone selvagge, chiaramente delimitate e interdette al libero accesso, e zone per lo svago gli utilizzi ludici e sportivi ecc., sempre che le dimensioni lo consentano. Nell caso di Pietrarossa, dalla costituzione negli anni 70 dell’Oasi di protezione che vietó la caccia, è sempre stata la tutela ambientale a rappresentare la vocazione del luogo. La conca mi sembra un oasi di rigoalioso bosco umido e uno specchio d’acqua indisturbato, a giusta compensazione della frenesia che percorre l’adiacente autostrada. Detto questo, limitati interventi sono ipotizzabili ed infatti il Piano di Gestione delle zone carsiche citate prevede un intervento sulla soglia del lago e interventi di rinaturazione delle sponde e di taglio di parte deil cespugli, operazioni positive, ma da fare con la massima attenzione.

Personalmente ritengo che nelle riserve naturali sia necessario “conoscere più possibile per intervenire meno possibile” in Credo che un punto di osservazione potrà essere realizzato al fine di permettere la visione dell’avifauna e del lago. Sarà però necessaria una sorveglianza assidua per evitare usi imeroori delle strutture realizzate, come succede nel piccolo osservatorio della Cavana di Monfalcone, pieno di rifiuti e ricovero di migranti.

Per quanto riguarda il progetto Konver, la gestione dell’edificio (ex caserma GdF) quale centro visite è stata problematica: esiste infatti un contenzioso tra il Comune di Monfakone e i gestori e la struttura oggi è chiusa. Un fatto grave, che getta discredito sulle aree protette, e purtroppo non è un caso isolato. Fortunatamente di quel progetto sopravvivono una zona di landa pascolata di 12 ha e il carnaio del monte Debeli, dove molti corvi imperiali e uccelli coce sanenonecoee all’arrivo del mitico grifone .

Paolo Utmar

paolo.utmar@libero.it

tratto da Konrad n. 155 di Aprile 2010.

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