Quando si parla di trasporti e ambiente, è inevitabile riferirsi all’attuale spaventosa invadenza sulle strade italiane, ma non soltanto italiane, dei Tir. Una recentissima inchiesta dell’Espresso si intitolava significativamente: “Tir, licenza di uccidere”.
Basterà qui soltanto indicare qualche dato ricavato dall’intervento del giornalista Marco Ratti: le imprese di autotrasporto merce per conto terzi sono in Italia 120mila. I mezzi pesanti per il trasporto merci contano la bellezza di 3,9 milioni di unità. I conducenti sono circa 430mila e non tutti italiani. Le condizioni di lavoro sono spaventose in tema di orari e di retribuzioni. L’italia a questo riguardo sta peggio rispetto agli altri grandi paesi. Se l’86,3 per cento è la quota di trasporto via terra nella penisola, la Francia si colloca al 74,6 per cento, la Germania al 63,8, il Regno Unito all’83,4. Soltanto la Spagna supera l’Italia nell’infausta classifica con un 92,1 per cento. La Regione italiana con la massima densità camionistica, per cosí dire, è la Lombardia, seguita da Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia, Campania, Toscana. Il Friuli Venezia Giulia fa registrare un totale di 74.687 mezzipesanti, che non sono pochi in relazione alle modeste dimensioni della regione. II futuro non presenta prospettive migliori. Le richieste di trasporto su gomma provengono principalmente dalle grandi catene di distribuzione, dai centri commerciali, dalla stessa produzione industriale, che non fa più scorte di magazzino.
Da aggiungere che il traffico è concentrato per l’80 per cento nel centro-nord del Paese, contro il 20 per cento del Mezzogiorno, a dimostrazione, se ce n’era bisogno, dello stato di relativa arretratezza del Sud.
Qualche speranza di miglioramento, di minor inquinamento e intasamento delle strade e autostrade italiane possiamo trarre dal proposito di dare attuazione al piano delle Autostrade del Mare (perdonate le maiuscole, da cui trapela la nostra simpatia per il progetto). Si tratterebbe di far viaggiare quanti più Tir possibile su navi traghetto sia nel Tirreno che nell’Adriatico. Una direttrice che ci riguarda da vicino e quella del Corridoio adriatico, che prevede, tra l’altro, il potenziamento del sistema ferroviario e la sua integrazione con il sistema portuale
Dopo il grigiore e la dura realtà delle cifre, sia consentito per un attimo di sognare.
Su “Repubblica” del 30 marzo si legge in un articolo interno: “Ecco il cargo che va a vela, cosi’il vento aiuta l’ambiente”. E si scopre cosi che una nave portacontainer da 80 metri di lunghezza, utilizzando il nuovo sistema a vela, risparmierebbe in un anno centinaia di tonnellate di carburante e una petroliera da 280 metri di lunghezza farebbe scendere il consumo di petrolio di qualche migliaio di tonnellate. La vela sarebbe contenuta in un albero alto 15 metri e verrebbe aperta mediante un comando a mezzo computer sino ad un altezza tra 100 e 300 metri. L’angolatura della vela verrebbe regolata dal computer di bordo in modo da sfruttare al meglio il vento.
Certamente e musica dell’avvenire, ma perche’ non sognare?
Sergio Franco
Tratto da Konrad numero 137 di maggio 2008
