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Parole per Pino Roveredo

Che cosa dire quando una persona è appena scomparsa, partita senza possibilità di ritorno? È quasi sempre una dichiarazione di banalità, a maggior ragione in questo caso, la morte di Pino Roveredo: si commetterebbe ingiustizia a pronunciare o scrivere parole di circostanza, formali, convenzionali nel parlare di lui.

Pino Roveredo – la sua memoria, la sua impronta – non se lo merita perché, senza giri di parole, credo sia stato uno degli scrittori più genuini degli ultimi trent’anni della letteratura triestina. La genuinità di Roveredo si è sempre ripercossa sui suoi scritti.

La sua scomparsa non può che essere pesante. A noi non resta altro, come sempre, di accettare il fatto, di pensarlo più spesso (per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo) e di leggerlo.

L’unica piccola nota personale che mi permetto di fare la faccio per confermare la sua generosità, perché quando poteva, aiutava: riuscii a farmi donare una prefazione a un mio libro ma il modo fu tutto spontaneo, naturale, qualcosa tipo: «Certo, l’argomento mi piace; certo, mi dai fiducia, ti leggo, vediamo se viene fuori qualcosa». Nulla più, ma alla fine, tanto.

 

Riccardo Redivo

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