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Perché non crediamo ai bambini? La violenza negata

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Lo scorso 22 maggio, presso l’auditorium del liceo scientifico Galileo Galilei di Trieste, si è svolta una giornata di formazione sul tema “I meccanismi di negazione della violenza contro le bambine e i bambini”.

L’evento è stato organizzato dall’associazione CLIC Trieste – Psicologia e Psicomotricità, col patrocinio del Consiglio del FVG dell’ordine degli psicologi,  ed era rivolto ad operatori dell’area socio-psico-educativa, dell’area sanitaria e giuridica, giornalisti e studenti delle materie equivalenti.

È stata una giornata di sensibilizzazione che è partita da fatti di cronaca, si è intrecciata alle testimonianze di persone che hanno subito violenza nell’infanzia e ha voluto dare il necessario spazio agli addetti ai lavori, toccando la narrazione di questo raccapriciante fenomeno sia dal punto di vista giornalistico che della divulgazione della consapevolezza tramite giochi dedicati.

A condurre la giornata, sono state le dott.sse Maria Grazia Apollonio e Gabriella Tull, psicologhe e psicoterapeute specializzate in formazione, prevenzione e cura del trauma.
Tutto ruota attorno a domande scomode: perché è così difficile vedere e riconoscere la violenza agita sui minori?
Perché viene spesso negata e quali sono le conseguenze di questa negazione collettiva?
Come possiamo tutelare e proteggere i bambini se non gli crediamo?

La III indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia, realizzata dal CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia) e dalla fondazione Terres des Hommes, ha rilevato un incremento significativo dei minorenni vittime di maltrattamento in carico ai Servizi Sociali: si passa dal 19,3% del 2018 al 30,4% attuale (113.892 minori su un totale di 374.310 dati scaricabili liberamente da  https://www.garanteinfanzia.org/pubblicazioni/)

Le forme di maltrattamento vanno dalla trascuratezza (37% fenomeno più frequente), seguita dalla violenza assistita (34% del totale); la violenza psicologica ed il maltrattamento fisico incidono rispettivamente per il 12% e l’11%. Meno diffuse risultano la patologia delle cure (4%) e l’abuso sessuale (2%). Il maltrattamento colpisce equamente maschi e femmine: 13 casi ogni 1.000 minorenni ma quello di natura sessuale colpisce molto di più le femmine (77% dei casi); negli altri tipi di violenze e abusi, la distribuzione di genere è paritaria.

Chi è il maltrattante? Nell”87% dei casi è la famiglia di appartanenza: la casa che dovrebbe essere luogo di protezione, sicurezza ed affetti, si rivela spesso il contesto più pericoloso per bambini/e ed adolescenti.
Questo dato ci dà già una prima risposta sulla difficoltà di riconoscere gli abusi e sul meccanismo di negazione che gli adulti attivano immediatamente: la famiglia è un luogo sicuro, io sono al sicuro e se nego la violenza, posso continuare a preservare le mie illusioni.

Altro elemento rilevante è l’origine della segnalazione dei casi di maltrattamento ai Servizi Sociali: nel 52% dei casi è l’Autorità Giudiziaria e solo nel 14% dei casi è la Scuola.

Questo dato è emblematico di un sistema di protezione che si attiva tardi, spesso solo quando il danno è già conclamato e viene formalmente rilevato. Ancora più marginale è il ruolo delle famiglie (12% dei casi) e delle strutture sanitarie come ospedali e ambulatori (4%). Infine, i medici di base e i pediatri, pur essendo figure strategiche nella prevenzione e nell’individuazione precoce del maltrattamento, risultano pressoché assenti, con una percentuale dell’1%.

Il primo relatore della giornata è stato Giordano Bindi, autore del libro L’infanzia violata (Gruppo Albatros, Roma, 2024).

Nella Bassa Modenese degli anni Novanta, sedici bambini furono oggetto di abusi sessuali e violenze all’interno delle proprie famiglie naturali.

Giordano Bindi è il padre adottivo di una delle giovani vittime e racconta la propria esperienza personale, le vicende giudiziarie e come tutto cambia nel 2017 quando esce “Veleno” il podcast di Pablo Trincia che parla di quei fatti di cronaca.

La seconda relatrice è Marinella Malacrea, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, socia fondatrice del CISMAI. Il tema assegnatole è cruciale: possiamo credere ai bambini?

La credibilità dei racconti di abuso è stata analizzata con ricerche, casi clinici, esperienze terapeutiche e, senza incertezze o coni d’ombra, la risposta è sì, dobbiamo credere ai bambini.

La giornalista professionista Fabiana Martini ha parlato del ruolo e del potere del giornalismo, tra diritto all’informazione e fake news.

Devis Pavese, divulgatore e game designer, ha illustrato l’uso degli edugame per affrontare temi come i diritti delle minoranze, la migrazione e l’abuso sull’infanzia; su quest’ultimo tema, ha presentato il gioco “Gomitoli”, da lui ideato, e che mira a dare voce ai sopravvissuti, cambiando la narrazione che di solito si usa quando si affrontano questi argomenti.

Francesca Svanera è una divulgatrice e scrittrice nel campo della prevenzione e dell’informazione sul tema degli abusi nell’infanzia.

È una survivor, vittima dai 4 ai 10 anni, di una storia di pedopornografia e prostituzione infantile ed ha raccontato gli effetti della negazione sui sopravvissuti.

Nadia Somma, giornalista ed attivista del centro antiviolenza Demetra di Ravenna, ha toccato il tema degli allontanamenti dei minori dalle famiglie nelle svariate tipologie.

Luigi Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta, fondatore di una delle più importanti scuole di psicoterapia in Italia (Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale) ha posto la propria attenzione al “come recuperare” ovvero ai danni arrecati dai meccanismi di negazione.
Infine, Claudio Foti, psicologo e psicoterapeuta, ha parlato della propria esperienza e del suo nuovo libro Sopravvissuto. Il dramma di Bibbiano (Giunti Editore, Milano, 2025).

Il dott. Foti è stato assolto in via definitiva dalla Corte d’Appello di Bologna nel processo sugli affidi di bambini a Bibbiano, dopo anni di gogna mediatica.

È intenzione di Konrad dedicare ad ognuno di questi temi il giusto spazio, con  articoli di approfondimento e interviste a chi presta la propria opera in un campo che è decisivo per il benessere dell’intera società.

Citando Maria Montessori: “I bambini non sono il futuro perché saranno grandi, ma perché l’umanità sarà affidata a loro”.

Ermanno Brunettin

 

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