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Alejandro Jodorowsky premiato al Science+Fiction

– di Eleonora Molea-

Comincia con leggero ritardo e una sala Tripcovich gremita, il 31 ottobre scorso, la serata di premiazione “Urania d’Argento 2014”, in collaborazione con la rivista Mondadori Urania, che ha visto protagonista lo scrittore e drammaturgo cileno Alejandro Jodorowsky. L’occasione è stata l’anteprima nazionale della sua prima opera cinematografica dopo ben 23 anni, il film “La Danza de la Realtà” (La Danza de la Realidad, Cile/Francia, 2013).

Alejandro Jodorowsky al Science+Fiction
Alejandro Jodorowsky al Science+Fiction

Jodorowsky, 85 anni che non traspaiono dal suo viso né dal suo savoir faire estremamente giovanile e vitale, coinvolge gli spettatori non solo come testimoni della cerimonia di premiazione ma come parte attiva della “bella riunione” fin dalle prime battute, invitando tutti a legare il proprio mignolo con quello del vicino e levantando le mani. La sala manifesta completa fiducia e partecipazione nelle indicazioni del “visionario”. Piuttosto di tante parole, infatti, sono le azioni le vere attivatrici del cambiamento. Ispirandosi al poeta futurista Marinetti secondo cui la poesia è un atto, per Jodorowsky poesia è psicomagia: le parole non sono la cura, bensì la cura è l’atto poetico. Jodorowsky è un atto poetico vivente, sin da quel momento dell’infanzia in cui prese coscienza di ritrovarsi una lucciola nell’ombelico. Questo ed altri episodi compongono il flusso di coscienza del breve testo poetico “Idioma remoto”, da cui prende spunto l’intero film “La Danza della Realtà”, messo in scena in forma di Cabaret Mystique in un duetto con il poeta e traduttore Antonio Bertoli (nonché acquirente italiano dei diritti di distribuzione del film). Durante l’esibizione di Jodorowsky la platea rimane pervasa dall’atmosfera artistica e surreale. L’umanità intera è collegata, siamo un tutt’uno, siamo tutto lo spazio e tutto il tempo, dal nostro essere alla galassia, grazie al potere magico della ricerca del nostro intimo, aqui y ahora, qui ed ora. Ognuno è un’opera d’arte e il nostro apporto può cambiare il mondo. In che modo? Diffondendo la ricchezza che risiede nel donare (“lo que doy me lo doy, lo que no doy me lo quito”), nel condividere e nella continua meraviglia dell’essere vivi. Superare le aspettative degli altri ci conduce all’illuminazione, all’estasi e alla libertà. Jodorowsky questa sera non condivide solo parole, ma si dona completamente trasmettendo la sua opera: “La Danza della Realtà” non è solo un’autobiografia visionaria tratta dall’omonimo libro uscito nel 2006, ma è la riprova di un progetto, di un atto poetico in cui l’autore si propone di reinventare tutto, senza venire a patti con nessuna pratica dell’industria del cinema (che l’ha ostacolato per più di vent’anni). Questo film non è solo la dimostrazione della maturità, intima più che scenica, del regista rispetto ai precedenti “La montagna sacra”, “El Topo” e “Santa Sangre”, ma è la riprova che la psicomagia può essere intesa come forma di fantascienza perché è un modo per cambiare addirittura il passato, o meglio il ricordo di esso per fare pace con le proprie radici e con il proprio presente.

Jodorowsky riceve il premio Urania d'Argento 2014
Jodorowsky riceve il premio Urania d’Argento 2014

“La Danza della Realtà” è la rappresentazione della visione della vita di Jodorowsky, ricca di provocazioni e di simboli, dialoghi con ciò che fu e ciò che è, perché senza ciò che è stato non esisterebbe il “qui ed ora”. Uno spaccato della sua infanzia, tra mutilati, nani, donne “felliniane” e l’eterna ricerca dell’autorealizzazione. Tocopilla, un paesino sulla costa settentrionale del Cile, dove il mare avvicina e allontana, diventa il centro del mondo e il palcoscenico di un profondo affetto che si confronta e si alimenta attraverso situazioni assurde quanto reali. Una storia di amore, morte, ideali e soprattutto di guarigione. Un atto psicomagico di cura di una vita, che è come tutte le vite, un alito di vento.

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