La crisi della Startech è l’ennesimo colpo inferto al tessuto industriale di Trieste. È uno stallo che mette a repentaglio il futuro lavorativo di circa 320 famiglie e che rilancia inevitabilmente il tema dello sviluppo economico della città in prospettiva futura.
Il sito produttivo della Startech è ricco di storia e affonda le proprie radici in un settore, quello delle telecomunicazioni, che ha rappresentato un’eccellenza industriale italiana per diversi anni.
Tutto nasce con Telettra che fu fondata nel 1946 a Milano dall’ingegnere Virgilio Floriani e che aprì una sede a Trieste all’inizio degli anni ’70.
Lo stabilimento produttivo occupava circa 700 persone, in gran parte donne, e si distinse nell’ambito hi-tech della trasmissione dei segnali.
Nel 1976, Floriani vendé l’azienda alla FIAT e la crescita della società proseguì anche grazie alla continuità degli investimenti in ricerca e sviluppo, ed alla collaborazione col mondo accademico.
Nel 1990, la FIAT decise di vendere la Telettra alla multinazionale francese Alcatel, leader nel settore dell’elettronica e delle telecomunicazioni e di conseguenza cambiarono le insegne anche nella fabbrica di Trieste.
Il 30 novembre 2006, Alcatel si fuse con l’azienda statunitense Lucent Technologies, dando vita ad Alcatel-Lucent che aveva la sede principale in Italia a Vimercate e che mantenne a Trieste un proprio sito produttivo.
Nel 2015, Alcatel-Lucent venne acquisita da Nokia che decise di dismettere il ramo manufatturiero di Trieste, vendendo la fabbrica a Flextronics (poi ribattezzata Flex), azienda americana.
Venendo ai giorni nostri, dopo un periodo di turbolenze ed incertezze, nel novembre del 2024, la Flex vende al fondo tedesco FairCap in conseguenza della decisione di Nokia di non rinnovare più la propria commessa allo stabilimento triestino. Al tavolo ministeriale di crisi del 12 febbraio 2025, i dirigenti della Flex non si presentano neppure, dichiarando di non sentirsi più coinvolti nelle vicende della fabbrica triestina. I rappresentanti di FairCap cambiano il nome del sito produttivo in Adriatonics, loro controllata, e presentano un piano industriale che viene sonoramente bocciato da istituzioni e sindacati. Infatti, persa la commessa di Nokia capace da sola di generare l’80% del fatturato, non ci sono piani alternativi, progetti di attrattiva per nuovi clienti e soprattutto garanzie dal punto di vista occupazionale.
Dopo mesi di trattative e la disponibilità di FairCap ad individuare “un soggetto industriale in grado di assicurare continuità produttiva e occupazionale, garantendo una prospettiva di lungo periodo” (https://www.mimit.gov.it; dichiarazioni invecchiate malissimo nel giro di pochi mesi ndr), nel settembre 2025 il sito viene venduto a Startech Industries, azienda canadese che produce accessori per la connettività IT.
Startech non solo si impegna ad assorbire i circa 330 lavoratori ma ne preannuncia un incremento fino a 420 e un piano da circa 80 milioni di euro per produrre trasduttori ottici.
Tuttavia, il progetto incontra gravissimi ostacoli già all’inizio del 2026 (tra cui l’uscita dei soci israeliani di New Photonics per problemi legati al Golden Power sulla difesa e la successiva crisi di liquidità).
Da aprile 2026 l’azienda ha bloccato il pagamento degli stipendi ai dipendenti, causando proteste sindacali, cassa integrazione in solidarietà e occupazione simbolica della direzione da parte dei lavoratori nei mesi successivi. Il futuro è ancora tutto da scrivere e i lavoratori, ancora una volta, saranno appesi ad un sottile filo di speranza.
Ermanno Brunettin