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Ambiente

Mercurio nel Golfo di Trieste?

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– di Lino Santoro –

 

A quanto pare non c’è pericolo. Ma cosa succede se i fondali vengono dragati?

draga in azione

Con la maxi-inchiesta della Procura di Udine sui 10 anni di commissariamento della Laguna di Grado

e Marano, ex SIN, con oltre 100 milioni di euro erogati dallo Stato alla struttura commissariale per gli interventi di bonifica dal mercurio nell’area lagunare, è finita sotto la lente della magistratura la deliberata scelta (da parte degli inquisiti) di confondere i concetti di mercurio neurotossico (metilmercurio) con il solfuro di mercurio, praticamente insolubile. L’attuale rappresentazione dello stato lagunare è suffragata da una serie di studi scientifici già degli anni 90 e confermati ora anche da SHAPE, progetto europeo sulla gestione integrata della fascia costiera e la pianificazione dello spazio marittimo adriatico, del marzo 2013, secondo cui in laguna ci sarebbe una contaminazione naturale da mercurio solfuro (cinabro), e molto marginalmente da metilmercurio, neurotossico, tranne che nel canale Banduzzi a causa degli sversamenti di mercurio metallico dell’impianto ad amalgama cloro-soda di Torviscosa. In laguna non c’è nessuna emergenza ambientale secondo Giorgio Matassi, direttore dell’Osservatorio Alto Adriatico, illustrando i risultati del progetto SHAPE; si è voluto fare confusione concettuale tra solfuro di mercurio minerale non ecotossico e il metil mercurio neurotossico. Sullo stesso quesito si era pronunciato già nel 2009 il progetto MIRACLE: ai fini del bioaccumulo non è tanto importante quanto mercurio sia presente nei sedimenti ma, quale sia la forma con cui Hg diviene biodisponibile, ovvero la sua speciazione chimica, nello specifico la forma metilata più tossica, e le condizioni ambientali che ne favoriscono la produzione e la biodisponibilità.

ciclo mercurio 3

I processi biogeochimici
Esiste un gradiente (una variazione continua di proprietà) fra il sedimento e la superficie del mare. Variano proprietà fisiche, chimiche, biogeochimiche, biologiche e in particolare variano due importanti indicatori chimicofisici: il pH (cioè il –log dell’attività protonica) e il pE (il –log dell’attività elettronica, indicatore che valuta se la situazione nell’ambiente marino è riducente o ossidante). Il pH marino è più o meno 8, e minore di 7 nei sedimenti. Così il pE varia più o meno, nelle acque marine, fra meno 4 nel sedimento (condizioni riducenti) a 14 nello strato superficiale. Nei sedimenti marini, dove l’ossigeno è carente, predomina la fermentazione della sostanza organica (formazione di sostanze umiche) e i composti chimici sono idrogenati o derivati da questi, come il solfuro d’idrogeno [generato dalla decomposizione dei detriti organici], e i solfuri come il solfuro di mercurio (II) praticamente insolubile. In prossimità della superficie, sia per i frequenti mescolamenti dell’acqua, sia per il continuo scambio con l’aria lo strato è ricco di ossigeno ma anche di derivati fortemente ossidanti (primari) generati dalla radiazione solare (effetto fotochimico). Come conseguenza i composti che si generano per fotossidazione secondaria (a partire dagli ossidanti primari) sono tutti ricchi di ossigeno: per esempio al posto dei solfuri si trovano i solfati. Le specie di mercurio prevalenti in acqua sono Hg metallico e lo ione Hg2+, libero o prevalentemente associato alla sostanza organica.

Dalla letteratura scientifica, pubblicata in questi anni sul ciclo del mercurio, risulta che la sostanza organica derivata dalla decomposizione dei detriti biologici e microbiologici presenti in acqua marina come il DOM (sostanza organica disciolta) o POM (sostanza organica particolata, ovvero particelle depositate sul sedimento o in sospensione nella colonna d’acqua) interagisca con il mercurio, soprattutto in condizioni di poco ossigeno (ipossia) per formare metilmercurio, che risalendo nella catena alimentare per le sue caratteristiche di liposolubilità si concentra (bioaccumulo e biomagnificazione, ovvero incremento del bioaccumulo lungo la catena alimentare) nelle cellule e nell’ultimo stadio della catena nel cervello umano.

draga in esercizio

Dragando i fondali

Spesso i fondali sono dragati per operazioni tecniche (deposito di condotte marine, approfondimento dei fondali, etc, etc.). Con conseguente intorpidimento generato dalla risospensione delle particelle di sedimento nella colonna d’acqua. La rimobilizzazione del mercurio, durante i processi di escavo, lo trasferisce dal sedimento siltico (componente minerale molto fine), alla colonna d’acqua con aumento enorme della superficie disponibile all’attacco enzimatico batterico, aumenta la cinetica (velocità) di trasformazione biochimica operata da batteri solfuro-ossidanti, aumenta il gradiente di pE che vira verso valori alti, il solfuro è ossidato a solfato e il mercurio diventa biodisponibile come dicloruro, diidrossido, idrossicloruro etc. nella fase disciolta organica (DOM) e minerale con formazione di metilmercurio.

Nei sedimenti del Golfo di Trieste sono arrivati dal dilavamento del cinabro delle miniere di Idrjia 35.000 tonnellate in 500 anni di attività e 186 tonnnealte di mercurio metallico dall’impianto ad amalgama di mercurio di Torviscosa in 35 anni. Sull’effettiva trasformazione del mercurio in metilmercurio etc. esiste una vasta letteratura scientifica ma non tutto è ancora ben noto, in particolare i meccanismi e i tempi della speciazione nei diversi ambienti marini.

Da dove ä arrivato il mercurio

 

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