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Chiacchierando con Felice Vinci

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Decisamente gli ultimi giorni sono stati per me molto impegnativi: oltre a tutte le faccende della vita quotidiana, agli impegni familiari e non solo, programmati con continuità, ecco che mi si è presentata una di quelle occasioni veramente irrinunciabili.

Grazie all’organizzazione del nostro Franco Delben, è stato possibile avere a Trieste un suo amico personale, lo scrittore Felice Vinci, colui che in base alle sue pluridecennali ricerche sta proponendo la tesi secondo la quale le vicende raccontate nei poemi omerici si sarebbero svolte realmente, però non sarebbero accadute nel bacino del Mediterraneo, ma molto più a nord.

In studi plurisecolari non è stata trovata una loro ambientazione coerente nei caldi mari alle nostre latitudini, ma, partendo dalle descrizioni del semimitico poeta (https://it.wikipedia.org/wiki/Omero) e da quelle di altri autori greci dell’epoca classica, anche attraverso il confronto con altre saghe nordiche, tutto il mosaico dei fatti narrati si ricompone, con evidente chiarezza, qualora l’Iliade e l’Odissea vengano ambientate rispettivamente sulle sponde del Mar Baltico e su quelle del Mare del Nord.

Parlando del suo ultimo libro I segreti di Omero nel Baltico, assieme ad alcune decine di interessati che sono riusciti a intervenire il sabato mattina al teatro Miela, si è svolto un vero e proprio dialogo tra palco e platea così coinvolgente che, a un certo punto, qualcuno ha dovuto avvertire che l’orario previsto per la chiusura era ormai arrivato.

Più leggero il pomeriggio di lunedì; in uno spazio decisamente più ridotto del precedente, ma con un pari numero di persone, per circa due ore e mezza si sono potuti ascoltare tutti gli indizi e le prove a favore della tesi proposta, concludendo l’evento con diverse domande e interventi da parte del pubblico.

Anche se questa teoria ha nel passato suscitato qualche dubbio, in queste giornate ne è emerso un quadro decisamente completo e convincente.

Sia pubblicamente, che successivamente in ambito privato, ho potuto conoscere e apprezzare una persona di grandissimo spessore, di gradevolissimo carattere condito da una personale vis comica di raro livello.

Grazie agli studi liceali, Vinci possiede ovviamente una solida base di cultura classica che ha ulteriormente sviluppato grazie agli approfondimenti successivi, tanto che ha letto i due poemi diciassette volte, anche in lingua originale.

Grazie agli studi universitari in ingegneria, ha anche acquisito una rigorosità tecnico-scientifica impeccabile, e questo binomio ne ha fatto una persona capace di andare contro corrente, rifiutando lo stantio status quo culturale classico inerente una parte della più complessa “questione omerica”.

Egli è riuscita a superare, ai suoi esordi in modo solitario, l’errore che anche Schliemann (lo scopritore di una città anatolica da lui accreditata come l’antica Troia) ha contribuito a perpetrare nel tempo, nonostante tutti i dubbi che gli studiosi dell’argomento hanno da sempre evidenziato.

Lascio al lettore immaginare la mia sorpresa e gioia quando ho potuto conoscere le sue proposte e le sue prospettive di studi futuri… ma di questo ne parleremo in futuro.

Muzio Bobbio

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