Un classico estivo è la lettura in spiaggia. Ma la lettura di cosa? Principalmente della Settimana Enigmistica: se d’inverno la rivista ha già il record di copie vendute rispetto alle altre pubblicazioni, d’estate il numero di copie stampate fa un ulteriore balzo in alto.
Quale può essere il fattore che ci spinge ad acquistare la rivista di enigmistica, o meglio: ad acquistare proprio questa rivista?
La Settimana Enigmistica esce dal 1932: sono 93 anni che ci fa compagnia, ma fin da subito ha ricevuto le simpatie dei lettori, e di questo fatto la rivista nei tempi passati non faceva mistero.
Nel numero 93, quindi alla fine del secondo anno di vita, nella pagina di copertina, appare la scritta: “La tiratura di questo numero è 18 volte quella del primo: quale miglior successo?”.
La Rivista ha vissuto in pieno la situazione politica del tempo, ad esempio nel numero 202 (novembre 1935) deve commentare a pagina 2 così: “In ottemperanza alle superiori disposizioni, a partire da questo numero, la rivista viene ridotta di 4 pagine”. Cosa era successo? L’Italia era nel pieno della Guerra d’Etiopia, e le sanzioni della Società delle Nazioni limitavano l’accesso alle materie prime, compresa la carta.
Ma quello che forse ci ha fatto affezionarci alla Settimana è la sicurezza che ci dà, proponendoci ad ogni numero i giochi che ci aspettiamo, e in quella determinata pagina ci sarà il gioco della difficoltà che ci appagherà. Un indizio di questo fatto è che la copertina presenta un cruciverba di 17×17 caselle con la foto di un personaggio famoso in un riquadro, e questo avviene da oltre 4800 numeri, precisamente dal 5 novembre 1932: non esisteva neanche da un anno, e già aveva una sua fisionomia che ha mantenuto negli anni, con piccoli cambiamenti. Nei primi due anni no, ma subito dopo ha iniziato, parlando sempre della copertina, a presentarci personaggi in un riquadro, in posizioni che ruotano a turno, sempre in alto a sinistra quando il numero della rivista è divisibile per 4, con la copertina che mantiene i tre colori rosso, blu, verde, sempre con questo ordine; rosso quando il numero della rivista è divisibile per 3.
Forse è proprio questo a rendercela cara, quasi fosse una di famiglia, che invecchia con noi sempre uguale, con i suoi giochi, le sue curiosità, e sappiamo che tutti la conoscono, e quindi anche nei nostri discorsi parleremo di “rebus” per indicare un problema ingarbugliato, un “bartezzaghi” per indicare una situazione ancora più difficile da comprendere, e quando un amico la spara grossa, gli rispondiamo “le ultime parole famose”, come la vignetta di Bort che da anni appare a pagina 43, immancabilmente in basso a destra. Anche il cantautore Paolo Conte cita la Settimana nella sua canzone Sotto le stelle del jazz, mentre Roberto Vecchioni è autore di giochi che vengono pubblicati.
Insomma, tutti sotto sotto sono enigmisti… qualcuno solo sotto l’ombrellone.
Giorgio Dendi