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Le molte vite di un abito, ITS Accademy
Arte e storia

Le molte vite di un abito, ITS Accademy

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ITS Accademy è il museo di Trieste dedicato alla moda: al momento ha allestito la mostra Le molte vite di un abito a cura di Olivier Saillard ed Emanuele Coccia, ancora visitabile per poche settimane nella loro sede di via cassa del risparmio.

Il museo si apre con un video e un’introduzione all’accademia, progetto che sta dietro la fondazione del museo; e il concorso a essa legato. L’esposizione ospitata attualmente da ITS Accademy si articola in due parti principali: Le molte vite di un abito e Born to Create (6 gen – 25), con una selezione dei finalisti del concorso dell’accademia con giovani talenti del fashion design da tutto il mondo.

La mostra principale, però, è sicuramente quella curata da Saillard: Le molte vite di un abito si presenta come un viaggio affascinante attraverso l’universo dei vestiti, intesi non solo come indumenti, ma come portatori di storie, memorie e identità. Il curatore, con il desiderio di realizzare questa mostra da anni, propone un percorso pedagogico che invita i visitatori a riflettere su come usiamo, trattiamo, viviamo e perdiamo i nostri indumenti.

Iniziamo a visitare la mostra e ci troviamo di fronte l’Armadio, che rappresenta la prima esperienza museale per i visitatori, ma anche intima e personale, perché i nostri armadi sono i testimoni della nostra vita e dei nostri gusti. Poi passiamo, attraverso le Vetrine, la città stessa si trasforma in un museo a cielo aperto, offrendo una visione unica dell’arte e della cultura. Il Camerino diventa un luogo intimo e riflessivo, dove i visitatori possono esplorare la loro identità e la loro relazione con gli abiti, offrendo una prima esposizione di sé stessi all’interno della mostra.

Dopo aver finita la parte dei luoghi dei vestiti, entriamo nella parte dell’esposizione dedicata alla filosofia degli abiti: passiamo dall’Abito Abbandonato, che riflette sulle vite passate e sulle esperienze che hanno lasciato un’impronta su di noi, agli Abiti Incarnati, che diventano quasi delle persone stesse, portando con sé la storia e il corpo di chi li ha indossati. L’Abito alla Moda ci ricorda come la moda possa essere un’espressione artistica e personale, come un’opera d’arte riconosciuta. Esplorando la parte emotiva degli abiti, incontriamo l’Abito
Amato, che racconta una serie di circostanze e situazioni legate al suo possesso.

Affrontiamo poi la Vulnerabilità dell’Abito, dove vengono evidenziate le umiliazioni del tempo e le sfide che gli abiti affrontano, dalla moda effimera all’abbandono e al deterioramento nel tempo. Tuttavia, anche gli abiti perduti o abbandonati raccontano storie e diventano parte di un museo informale che riflette la complessità delle nostre vite.
Infine, si passa anche da Inventario degli Abiti, nato per diventare libro ora esposto in questa mostra, che ci porta nell’archivio personale di Saillard. Questa collezione di tessuti e ricordi ci mostra come ogni abito abbia una memoria intrinseca, associando materiali a ricordi e trasformando semplici indumenti in pagine di una storia unica.
Le molte vite di un abito è una mostra che ci invita a riflettere sia sulla moda, sia sul nostro rapporto con gli abiti che su quello che è considerato fashion: attraverso esempi concreti, come abiti abbandonati che vivono una sorta di doppia vita nell’ombra, o abiti che diventano reliquie incarnate di chi li ha indossati, la mostra esplora il rapporto tra l’individuo e il suo vestiario, sottolineando come gli indumenti diventano una parte integrante della nostra
identità e del nostro vissuto.

Suggestiva è la sezione dedicata alla vulnerabilità dell’abito, che evidenzia le umiliazioni del tempo e le sfide dell’usura, trasformando ogni piega e segno in una narrazione della nostra esistenza. L’abito diventa così una sorta di memoria sbiadita del nostro essere, conservata e celebrata nel contesto del museo. Viene intrapresa anche una riflessione sulla natura

mutevole ed eterna dell’abito, che dopo il suo periodo di esposizione riposa per un certo periodo prima di tornare nuovamente alla luce. Questo viaggio attraverso i luoghi e i significati dei vestiti si trasforma in un viaggio filosofico sull’incarnazione dell’abito, che diventa allo stesso tempo qualcosa di intimo e pubblico, personale e universale.
La mostra sarà presso l’accademia fino al 6 giugno 2025, da giovedì a lunedì dalle 10 alle
18, con chiusura alle 20 nei weekend, e il costo del biglietto è di 14 euro.

Giorgia Chiaro

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