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TREBISONDA, ORIENTARSI NEL MEDITERRANEO -LA QUARTA PIRAMIDE D’EGITTO

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In Medio Oriente, negli ultimi due anni, abbiamo assistito a morte e distruzione. La regione vive un periodo di poche certezze e tanti punti di domanda. In un momento così buio e tragico, è forse il caso di parlare di qualcosa di bello e poetico, di guardare in alto, verso una stella che ha brillato e continua a brillare: Umm Kulthum.  

Umm Kulthum è morta nel 1975, ma se oggi, trovandovi al Cairo o ad Amman, doveste sentire della musica dentro un negozio o in un taxi, vi consiglio di pronunciare due magiche paroline capaci di aprire i cuori e creare confidenza: “Umm Kulthum”. Le probabilità che abbiate azzeccato la cantante sono altissime, ma anche in caso di errore, la persona che avete davanti vi sorriderà, vi guarderà con occhi diversi, perché voi conoscete un pezzo fondamentale della sua cultura, perché Umm Kulthum non è stata solo una cantante, ma una protagonista e un simbolo della storia egiziana e mediorientale del Novecento. 

Era nata in un villaggio a nord-est del Cairo nel 1898 o forse nel 1904, comunque in un tempo in cui l’Egitto e il Medio Oriente erano parte dell’Impero Ottomano. Il padre, imam di una piccola moschea, aveva ben presto scoperto la sua voce straordinaria e aveva iniziato a portarla con sé in moschea a salmodiare il Corano. Travestita da ragazzino, perché all’epoca sarebbe stato impensabile per una giovane esibirsi davanti a un pubblico, seppur intonando versi di un testo sacro, era stata notata da un compositore e musicista cairota che aveva convinto il padre a farla andare nella capitale.

Intanto l’Egitto era diventato un protettorato britannico, l’Impero Ottomano era stato sconfitto e smembrato, e quando Umm Kulthum era arrivata al Cairo, il paese aveva ottenuto l’indipendenza e un re, Fuad I.

Quando nel 1936 era salito al trono re Farouk, la carriera di Umm Kulthum era già ben avviata, al punto che era stata scelta per inaugurare le trasmissioni della neonata radio egiziana. Così, dal 1934 e per molti decenni a seguire, ogni primo giovedì del mese teneva un concerto durante il quale al Cairo, come in tutto l’Egitto, le attività si fermavano, le persone si raccoglievano intorno a una radio per ascoltare la voce di colei che era già stata soprannominata “l’astro d’oriente”. Seguire una sua esibizione era un’attività impegnativa, visto che una canzone non durava mai meno di cinquanta minuti, e che un concerto poteva così facilmente durare quattro o cinque ore.

Va detto che le canzoni di Umm Kulthum non sono canzonette, perché i testi erano scritti da importanti poeti, tra cui Ahmed Rami che compose per lei più di cento canzoni, che le fece da mentore, introducendola alla letteratura e alla poesia, e che la amò senza venir mai ricambiato. In un’epoca in cui essere definita “signorina” aveva una connotazione moralmente negativa, lei aveva scelto di non sottostare alle convenzioni e di non sposarsi se non in tardissima età.

Negli anni ’40 “l’astro d’oriente” andava di successo in successo fino a meritarsi la massima onorificenza che il re potesse concedere a una donna, ma la ruota della Storia aveva preso a girare non senza scossoni: nel 1948 era ufficialmente nato lo Stato di Israele ed era scoppiata la prima delle cosiddette guerre arabo-israeliane. In questo frangente un contingente di militari egiziani era rimasto prigioniero e a lei era arrivata la richiesta di cantare per loro, di sostenerli con la sua voce inconfondibile. Tra quei giovani militari ce n’era uno che avrebbe fatto parlare di sé: Gamal Abdel Naser.

Non sarebbero passati molti anni che un colpo di stato – attuatodagli Ufficiali Liberi – chiudesse il capitolo monarchia per fare dell’Egitto una Repubblica e che, nel 1956, ne diventassepresidente quel Gamal Abdel Naser per cui lei aveva cantato. 

E tra le prime grane che Naser aveva dovuto affrontare c’era stata proprio la “faccenda Umm Kulthum”. Troppo legata alla monarchia, troppo rappresentativa del passato, non adatta per inuovi tempi: il suo concerto mensile andava cancellato, la sua voce obliterata dalla radio di Stato. Per fortuna Naser conosceva il peso che quella donna aveva dentro e fuori al paese: se la fece alleata. Umm Kulthum divenne così la miglior ambasciatrice di Naser e del pan-arabismo. Teneva concerti ovunque, anche all’Olympia di Parigi, in cui raccoglieva denaro per le Forze Armate egiziane e per la causa palestinese. E quando nel 1960 venne inaugurata la prima trasmissione televisiva, quello che gli egiziani videro fu una signora dai capelli corvini stretti in uno chignon, con degli occhiali scuri e un abito lungo, e con in mano un fazzoletto bianco a cui sembrava aggrapparsi mentre la sua potente voce vibrava nell’aria. Aveva iniziato a cantare in abiti da ragazzino, ora era una Diva, un’icona inconfondibile.   

Quando con la guerra dei Sei Giorni del 1967 l’Egitto perse tutta la penisola del Sinai, fu di nuovo lei che cantò alla radio infondendo un senso di fiducia e speranza negli ascoltatori, contribuendo anche a tenere in piedi la traballante presidenza di Naser. 

Naser morì nel 1970 e i rapporti che Umm Kulthum intrattenne con il suo successore – Anwar al-Sadat – furono comunque di amicizia e supporto, però cominciava a essere malata e in capo a un paio d’anni si ritirò dalle scene.  

Il 3 febbraio del 1975 “l’astro d’oriente” lasciava questo mondo, ma il suo nome e le sue canzoni non hanno mai smesso di brillare. Le immagini del suo funerale sono impressionanti: una folla oceanica aveva invaso il Cairo, tutti volevano salutare Umm Kulthum, una donna dalla voce straordinaria, che aveva attraversato una larga parte del Novecento con passo sicuro e libero.   

Nota: il presidente egiziano al-Sisi ha proclamato che il 2025 sarà un anno interamente dedicato a Umm Kulthum, con concerti, spettacoli e mostre d’arte per celebrare questa donna extra-vagante. 

Cristina Rovere

Tratto da Konrad 241 di aprile 2025

 

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