Un prezioso patrimonio librario in salvo
Ma il Museo di Storia Naturale che ospita la preziosa collezione di storici testi scientifici non ha spazio sufficiente per collocarli degnamente
di Franco Delben
L’allarme che abbiamo lanciato nel numero 212 di Konrad ha dato i suoi frutti.
“Altrochè! Qualcuno di noi stava già cambiando colore. Macchie e segni di muffa si stavano diffondendo qua e là. L’odissea non è ancora finita, ma ora stiamo molto meglio. L’ambiente non è più quello della Sezione di Oceanografia dell’OGS, ricco di umida salsedine, terribile per noi, che siamo fatti di carta.”
A parlare è uno dei preziosi testi salvati dalla decomposizione e trasferiti da qualche mese nei locali del Museo di Storia Naturale (CMSN) di Trieste.
Il libro parla a nome di una comunità (circa 24.000 volumi):
“Desideriamo ringraziare i nostri salvatori. A vincere è stata una collaborazione disinteressata tra volontari e componenti di enti e istituzioni locali. Persino a Trieste, quando si vuole, se pol.”
La storia del patrimonio librario di cui fai parte è lunga…
Qualcuno di noi è nato prima della Rivoluzione Francese. La maggior parte è stata data alle stampe nel secolo successivo, l’Ottocento. Qualcuno, infine, ha meno di un secolo di vita.
Raccontateci del trasloco…
Da Marina di Aurisina a Trieste abbiamo viaggiato su camion del CMSN, accompagnati dal personale del Museo. Il trasloco è avvenuto in base alla delibera comunale del 22 febbraio 2016, adottata all’unanimità. Con noi sono stati trasferiti anche gli scaffali che ci contenevano, altrimenti il CMSN non avrebbe saputo dove metterci. Ma è un’odissea non terminata…
Perché?
La parte difficile per chi ci vuole in buona salute, ordinati e a disposizione del pubblico comincia proprio al Museo. Gli scatoloni vengono aperti (molti tra i miei compagni sono ancora prigionieri) e noi veniamo sottoposti a un trattamento speciale: in camera iperbarica sotto azoto per uccidere le muffe ed eventuali altri parassiti, poi puliti delicatamente con un particolare aspirapolvere che non strappa le pagine. Poi iniziano le operazioni di cernita, catalogazione e, per le collane, di accorpamento.
Sono operazioni seguite dal personale del Museo?
“No. Siamo trattati (e bene) da quattro lavoratori “socialmente utili” a carico del Comune di Trieste.
In un paio di mesi ne verrete a capo?
Scherziamo? Ci vorranno anni, forse una decina, perché il lavoro sia finito. Speriamo che l’amministrazione comunale non ci faccia mancare questi lavoratori preziosi!
Svolgono un lavoro difficile?
Il lavoro richiede precisione, ma può dare belle soddisfazioni. Sono già stati trovati doppioni e si cominciano a integrare raccolte esistenti. Per alcuni periodici, che il CMSN possedeva incompleti, sono stati trovati tra noi i numeri mancanti, rendendo possibile completare le annate. Felici gli operatori, ma anche noi ci sentiamo più valorizzati!
Tutti contenti, quindi?
È stato salvato un tesoro di grande valore, ma noi vorremmo essere a disposizione degli studiosi e del pubblico. Ma c’è un serio problema. Nel trasferimento da Piazza Hortis a via dei Tominz, il Museo di Storia Naturale ha perduto molto spazio. Per accoglierci, è stato necessario ridurre la sala di lettura del Museo a un solo tavolino! E non basterà.
Lanciamo un altro appello. Il Museo di storia Naturale ha bisogno di più spazio!
Chi può aiutarci ha capito. Vero?
Chi si è speso per il salvataggio
Ricordiamo le persone che hanno contribuito al salvataggio dei preziosi testi
Paola Del Negro Direttrice della Sezione di Oceanografia dell’OGS ha sollevato il problema della degradazione dei libri; la professoressa Maria Luisa Princivalli ha accompagnato il percorso volto a proteggere la biblioteca storica; il professor Franco Delben ha portato all’attenzione pubblica il problema; Muzio Bobbio ha contribuito con informazioni in suo possesso; i professori Sandro Pignatti ed Erika Wikus Pignatti hanno indirizzato e guidato la scelta dell’ubicazione finale; il Direttore del Museo Civico di Storia Naturale, Nicola Bressi e i suoi collaboratori, in particolare Deborah Arbulla e Livio Fogar che hanno accolto i libri. E ancora Maria Angela Fantini, della Biblioteca Statale “Stelio Crise”. E infine i lavoratori stipendiati dall’Amministrazione comunale di Trieste per lavori socialmente utili, dediti alle operazioni di pulizia, cernita e catalogazione dei libri.
