Anche nel 2025, come ogni anno,Trieste ha ospitato il Triestebookfest , arrivato ormai alla sua 10 edizione. Nell’ambito del TBF si è tenuto l’evento Biblionauti, il 14 maggio 2025 alle ore 18:00 presso il Museo LETS in Piazza Hortis 4.
Curato e interpretato da Lorenzo Zuffi e l’associazione Vitale APS (link APS) l’incontro ha proposto un viaggio urbano tra letteratura contemporanea e geografia sentimentale. Attraverso le parole di scrittori e scrittrici legati a Trieste, il pubblico è stato invitato a scoprire una mappa invisibile della città: quella dei luoghi raccontati, vissuti e sognati, e ogni tappa ha rappresentato una lettura.
Abbiamo chiesto all’attore di approfondirci il suo “Gioco letterario”.
Ciao Lorenzo, molto piacere. Prima di tutto, ci racconti un po’ di te, di cosa fai?
Cercherò di essere il più breve e conciso possibile. Io sono un essere umano, innanzitutto. Mi sono diplomato all’Accademia Teatrale Città di Trieste. Dopodiché ho lavorato per diversi anni con i teatri stabili cittadini della regione e a Roma e a Milano. Una decina d’anni fa ho cominciato a fare attività prima con delle compagnie che avevamo fondato con altre persone in città e come freelance. Mi occupo ora, oltre che di recitazione nel campo sia teatrale che cinematografico, anche di tutta una serie di altre attività correlate. Le prime sono direzione artistica, regie, e consulenze per altre associazioni e realtà non solo del territorio locale ma anche italiano. E poi un’altra parte dedicata invece alle attività di formazione nei confronti delle persone per la comunicazione. E qui faccio un lavoro sia per le aziende che per i privati e mi occupo di tutta la parte di comunicazione. Quindi facciamo public speaking, gestione dei conflitti, leadership, lettura, dizione… insomma, molte cose.
Fai parte dell’associazione Vitale APs, giusto? Ti va di parlarcene di più?
Vitale APS è un’associazione che è nata due anni fa per volontà di una decina di soci fondatori, e che sono divisi su diversi campi di interesse. C’è chi nella vita fa l’addetto alle vendite, c’è chi poi fa lo scienziato, c’è chi si occupa di danza e di arte, proveniamo da molti ambienti diversi, non solo artistici. E ci siamo uniti per la volontà di riuscire a immaginare la socialità e anche quindi il vivere le esperienze artistiche in maniera diversa. Una maniera diversa dove il centro sia il rapporto fra tutti gli attori che sono presenti durante un’azione spettacolare. Quindi attori e pubblico sono sullo stesso livello, hanno la stessa importanza all’interno della manifestazione. Non c’è chi ha più o meno importanza, ma una sorta di condivisione sociale a priori. La nostra attività si declina in interventi artistici da svolgersi all’aperto, quindi usando spazi diversi: camminando nei giardini, nei boschi, per le strade della città (per esempio nella Piccola Parigi). Ci muoviamo in una dimensione dove il viaggio non è solo psichico ma anche fisico, collettivo e sociale dove ci si condivide molto.
Come è nata la collaborazione con il Trieste Book fest visto che non ti occupi principalmente di libri?
Ho sempre avuto un ottimo rapporto con la lettura, ed è da questa che sono poi arrivato alla pratica teatrale. Fu grazie a un rapporto fortunato con una professoressa di lettere del liceo che mi sono innamorato della lingua italiana ed è da lì che poi mi sono avvicinato al teatro, scoprendo che il teatro è la prima forma di comunicazione umana.
Grazie a questa passione per il linguaggio e per il leggere, ho sempre dedicato una parte delle mie attività dedicata alla lettura ed è per questa ragione che l’incontro con il Triestebookfest è avvenuto tanti anni fa in maniera del tutto naturale.
Abbiamo sempre avuto un rapporto di stima e di fiducia, siamo partner di progetto e tutto questo ci concede spazi di sperimentazione artistica.
Quindi l’ispirazione iniziale di Biblionauti è stata tua?
Nella prima riunione per il festival abbiamo valutato molte possibilità di intervento, fra le quali avevo messo Dante, una delle mie grandi passioni, e di cui ricorreva il decennale di una mia lettura in Grotta Gigante. Poi abbiamo chiacchierato un po’ e abbiamo capito entrambi che avevamo voglia di fare qualcosa di diverso.
Allora ho detto: Io ho un progetto nel cassetto che da tanto tempo vorrei provare a farlo. Questa potrebbe essere una buona occasione. Solo che è un po’ complicato. Vediamo se ci riesco.
E mi hanno detto: Tu fai, tanto noi ci fidiamo.
Come è nata l’idea?
Dalle passeggiate letterarie che faccio. Già da un po’ avevo voglia di provare a esplorare proprio sul territorio, di mettere insieme un tour sugli autori triestini o che di Trieste hanno parlato – un tour fisico. E quindi avevo già studiato posti, luoghi, autori. Poi lo avevo messo nel cassetto perché erano arrivati altri impegni, altre commissioni, altri lavori. E l’idea era rimasta lì dal 2019 o 2020, in stand-by. Capita spesso, ma mi sono detto: Arriverà il momento in cui la farò. Ed è arrivato!
Come mai hai trasformato questo tour letterario di Trieste in un gioco?
L’idea di partenza presupponeva anche una dimensione fisica di spostamento. Quando poi mi sono messo a immaginarla per questa occasione, mi sono detto: Potrebbe essere interessante trasformarlo in un viaggio metafisico. Un viaggio da seduti. Vediamo cosa succede… Da questa piccolo cambio di punto di vista, è maturata l’idea del gioco, rubando, copiando e ispirandomi ad altri giochi: Gioco dell’oca, Monopoli, giochi di ruolo, possibilità di futuro…
Provo a metterli assieme, vediamo che succede.
Ci vuoi spiegare come funzionava il gioco?
Ti faccio un flash forward: ti dico solo che quando ho aperto il tubo con dentro il cartellone da gioco… mi è venuto un sorriso come se avessi tre anni e mi avessero dato la pappa. Una sensazione di soddisfazione e di gioia che raramente ho provato in altri momenti. Ero già felice così. Sono andato a creare – grazie alle letture che poi ho inserito all’interno della manifestazione – un vero e proprio tabellone che rappresenta Trieste: da Miramare fino alla fine del centro urbano. Su questo cartellone c’erano 30 caselle, ognuna delle quali rappresentava un luogo fisico della città. Luoghi che venivano nominati nei testi degli autori coinvolti.
Ogni volta che si lanciava il dado, si finiva su una di queste caselle, e si leggeva un brano relativo a quel luogo. Ma oltre alla lettura, c’era anche un piccolo gioco legato al contenuto del testo.
Le squadre le ho formate io sul momento. L’obiettivo era solo condividere un momento letterario.
In molte attività del gioco si chiedeva anche al pubblico di costruire “futuro”, di immaginare possibilità. C’era anche un esercizio per creare una poesia per assimilazione. Per far venire voglia alle persone di scrivere, di diventare loro stessi narratori del proprio mondo interiore o della propria città.
Il pubblico come ha reagito all’esperienza?
Era entusiasta. La dimensione del gioco non è nuova a teatro né in altri aspetti della vita. Sappiamo quanto sia importante il gioco nella società umana, soprattutto oggi dopo l’esperienza collettiva del 2020. Oggi la partecipazione del pubblico a un evento è diventata ancora più importante.
C’è sempre una risicata minoranza di persone che vogliono solo assistere, la maggioranza, vuole sentirsi coinvolta, partecipe, parte attiva, parte di una comunità. Il senso di “Comunità umana” è , fra le altre cose, uno dei motivi per cui abbiamo fondato VITALE APS.
Il gioco ti porta a essere coinvolto in maniera diretta. Devi metterti in gioco tu e anche relazionarti con il tuo compagno di squadra – che magari non conosci, o con cui non hai mai parlato, o magari ti sta pure sulle balle! Però a quel punto la dinamica di squadra supera tutto. Per risolvere un indovinello o superare un imprevisto, ci si unisce, si coopera.
Tutti erano molto divertiti dai giochi, dalle letture che ne scaturivano, dalla follia… perché diciamolo: nessuno si aspetta che una cosa del genere possa succedere in un evento letterario.
C’è stato qualche luogo che hai incontrato per il gioco e che ti ha sorpreso?
I luoghi erano determinati dalle letture, dai brani. Quindi non ho scelto nessun luogo. Quello che mi ha sorpreso è che la maggior parte degli autori contemporanei ha indicato luoghi che non erano nel centro città. Non erano i posti classici che noi triestini conosciamo già.
Quando ho realizzato il cartellone, ho scoperto quanta attività letteraria si riferiva alla periferia, non al centro. A un certo punto mi sono chiesto: Ma ci sarà almeno un pezzo che parla del San Marco?. E sì, ovviamente, ho inserito Claudio Magris. Non si può non citare il microcosmo del San Marco.
Trovo lodevole la scelta di coinvolgere autori triestini viventi, o comunque legati a Trieste. Come mai?
Perché sì, perché basta. Perché oltre all’immagine di Saba, Svevo e Joyce di cui non si parla mai abbastanza, ma anche abbastanza – penso che sia ora di parlare anche di chi c’è ora. Di cosa c’è in questo momento a Trieste. Perché altrimenti continuiamo, da triestini, a guardarci in questo mitico passato che nessuno ha mai vissuto veramente. A Trieste siamo molto bravi a guardare al passato. Siamo meno bravi a riconoscere il contemporaneo. Anche solo a riconoscergli il merito di esistere. Se guardiamo al contemporaneo senza giudizio troveremo che ci sono persone e opere molto interessanti, che vale la pena conoscere, osservare, studiare. Guardarsi attorno, per capirsi meglio, oggi.
Come li hai selezionati?
Per la selezione, ho dovuto mettere delle regole. Ho selezionato romanzieri, giornalisti e poeti contemporanei.
Però gli autori locali – o che parlano di Trieste – sono tantissimi.
Allora ho deciso: prendo solo autori viventi, che abbiano pubblicato con un editore nazionale. All’interno di questa selezione mi sono concesso delle libertà. Ho voluto includere alcuni autori a cui tengo: Renato Romano, giurista di origine abruzzese che ha lavorato tanti anni a Trieste, non ha mai pubblicato con un editore nazionale, ma con Battello Stampatore e scrive racconti brevi bellissimi, mi ha mandato un racconto divertentissimo sul bar del Tribunale. Oppure Ugo Pierri che è più noto come pittore, ma ha scritto cose di una genialità unica. Poi ho fatto spazio anche alla poesia di Antonella Bukovac e di Erika Fornasarich.
I testi li hanno scelti gli scrittori o li hai selezionati tu?
Nel momento in cui fai un’operazione del genere, dove c’è una base che si deve fondare su metodi di studio, la cosa più semplice e anche più interessante per me era chiedere direttamente all’autore. Così non incrocio solo il mio gusto, o solo ciò che è più noto.
Ci lasceresti un elenco degli scrittori e dei luoghi della città che avete scelto?
- Mauro Covacich
- Erika Fornsasaric
- Federica Marzi
- Alessandro Mezzena Lona
- Pietro Spirito
- Susanna Tamaro
- Mary B. Tolusso
- Christian Klinger
- Cristina Battocletti
- Diego Marani
- Massimiliano Alberti
- Marina Mander
- Cristina Bonadei
- Francesco De Filippo
- Massimiliano Stefani
- Riccardo Redivo
- Renato Romano
- Claudio Magris
- Matteo Moder
- Luigi Nacci
- Ugo Pierri
- Furio Bordon
- Dušan Jelinčič
- Paolo Rumiz
- Marij Čuk
- Alessandro del Prete
- Pierluigi Sabatti
- Claudio Grisancich
- Antonella Bukovac
Gli autori come hanno risposto? Qualcuno ha rifiutato?
Ho ricevuto una risposta immediata, affettuosa, entusiasta. Questo mi ha fatto gioire intensamente. Perché non me l’aspettavo. Non immaginavo una risposta così ampia e così generosa.
Alcuni non hanno risposto, se non a cose fatte – ma anche quello va bene. Solo un paio di autori non ha risposto proprio. Gli altri hanno partecipato in maniera diretta, veloce, accorata ed entusiasta… Anche se, non avevano idea di che cosa si andava a fare! Avevo spiegato cosa avrei fatto, ma scriverlo in una mail e poi vederlo realizzato sono due cose molto diverse. E molti di questi autori non mi conoscevano. Quindi hanno detto sì sulla fiducia. Aver ricevuto tutta questa fiducia è stato un momento umano bellissimo. Dall’inizio alla fine. Dalla genesi – cioè da quando abbiamo detto partiamo con questo lavoro, vediamo cosa succede – al momento in cui l’abbiamo fatto. È stato un viaggio. Certo, con i suoi momenti di difficoltà: Come faccio a fare questa cosa? Ma perché mi sono messo a fare una cosa così complessa, quando potevo fare una cosa più semplice?.
Poi… vedere il cartellone, la partecipazione del pubblico, la gioia…
Ti piacerebbe replicare il format?
La risposta è sì e basta. Voglio rifarlo. Mi sono accorto dei limiti, di cosa bisogna perfezionare. Quando hai qualcosa in testa e poi la metti giù, solo provandola ti rendi conto di cosa migliorare.
Se dovessi rifarlo a Trieste in futuro, pensi di coinvolgere altri autori?
Ci sono state assenze inevitabili, vorrei contattare altri autori e autrici che non sono riuscito a inserire.
Ma ci sono dei limiti: il numero di caselle, la grafica, i tempi… Quindi nuovamente sì, vanno fatte delle scelte e anche delle rinunce, che ti fanno capire dove vuoi andare.
Giorgia Chiaro
In copertina foto di Riccardo Cepach