Come ci muoviamo giornalmente? Con quali scelte e preferenze dovremmo muoverci? Per quanto riguarda la mobilità all’interno della città, la risposta più razionale alle nostre esigenze non sembra consistere nel privilegiare un mezzo rispetto all’altro, ma nel combinare i vari modi di movimento. Insomma non soltanto mezzo privato o mezzo pubblico, ma l’uso intelligente di ambedue, in modo alternativo o cumulativo. Senza dimenticare che possiamo muoverci anche a piedi.
Sempre più spesso l’automobilista avveduto, che parte dalla periferia verso il centro città, parcheggia automobile in un parking di cintura e prosegue il suo itinerario con l’autobus o il tram. Per poi seguire al ritorno il percorso inverso.
È possibile anche compiere un dato itinerario con tre modalità diverse, a piedi, con il proprio mezzo privato e con i mezzo pubblico. Avrete tutti notato lo straordinario affollamento di automobili nelle vicinanze delle scuole, affollamento che rasenta l’assurdo e il paradossale. Eppure esiste l’alternativa, sintetizzata dall’ablativo plurale della parola latina piede, e cioè ‘”pedibus“.
È quanto ci racconta Andrea Poggio nel suo prezioso libretto Viaggiare leggeri, al capitolo “Da casa a scuola e ritorno”.
Vale la pena di riprodurre testualmente quanto ci dice in proposito l’autore: “Il pedibus. Camminare fa bene alla salute ed è senz’altro consigliabile per i bambini che abitano a 1 o 2 chilometri dalla scuola (15 o 20 minuti di movimento). Lo studio dei percorsi permette facilmente di organizzare appuntamenti e gruppi di bambini con uno o due accompagnatori adulti: è i piedi+bus, il pedibus. L’idea non è nuova, nasce negli anni ’60, ma negli ultimi quindici anni si è diffusa in tutta Europa, dove il pedibus viene organizzato dai genitori stessi, che si alternano nell’accompagnamento. É una pratica che ha il vantaggio di poter essere attuata rapidamente, perché non richiede la riorganizzazione della viabilità attorno alla scuola, né quella del lavoro del personale scolastico: sono i genitori che investono il loro tempo, mentre la scuola potrebbe limitarsi a mettere a disposizione un numero telefonico di emergenza o un membro del personale, disponibile a garantire la sostituzione in caso di impedimento improvviso dell’accompagnatore volontario”.
A queste sagge considerazioni di ordine pratico Andrea Poggio Aggiunge un tocco di fantasia, suggerendo altri interessanti “extra”, quali ad esempio la presenza di un carrello per portare tutte le cartelle del gruppo, oppure di una o più bandiere colorate per segnalare vistosamente il gruppo di bambini in movimento, ecc…
Certamente per muoversi a piedi è necessario limitare il numero delle automobili in circolazione soprattutto nei centri cittadini. Altrimenti si rischia come pedoni di subire le conseguenze negative dell’inquinamento atmosferico e acustico. E non solo. Sulla “Repubblica” del 12 marzo u.s.. leggo, ahimè, in un articolo di Vincenzo Borgomeo, che nel 2007 sono stati 627 i pedoni falciati dalle automobili, di cui il 29% sulle strisce pedonali. E che in 10 anni, dal 1998 al 2008, ben 8.163 sono state le persone vittime di investimenti.
A limitare il numero delle auto, si sa, provvede in parte il parcheggio a pagamento. Ma ci sono sistemi anche più drastici adottati in varie parti d’Europa.
Sempre dal libro Viaggiare leggeri apprendiamo alcune notizie in proposito. A Milano, per esempio, dal 2 gennaio 2008 il Comune ha introdotto l’Ecopass Area, una zona a traffico limitato, che comprende solo il centro cittadino. La circolazione è subordinata al pagamento di un pedaggio solo per i veicoli più inquinanti, mentre per gli altri è prevista l’esenzione. Il provvedimento si aggiunge a quello della Regione Lombardia che fa divieto di circolazione nelle aree metropolitane di tutti i veicoli Euro 0, dei ciclomotori a due tempi e dei diesel Euro 1, dall’autunno al 15 aprile di ogni anno.
Come a Londra e a Stoccolma, non esistono barriere o postazioni per pagare il pedaggio, ma tutte le auto che circolano nella zona sono riprese da telecamere, che registrano le targhe e stabiliscono se la tassa è stata pagata o meno entro le 24 ore successive. La multa va da 70 a 275 Euro.
Forse, per incrementare il numero dei cittadini che usano meno o più razionalmente l’auto, non sarà male ricordarne il costo. L’automobile è la seconda voce di spesa nel bilancio familiare, subito dopo quella per l’abitazione, calcolando il prezzo d’acquisto, il combustibile e la manutenzione. Tuttavia continuiamo a spendere ed a investire nell’automobile, Governo compreso. Non vorrei dover concludere con la battuta che solamente al superfluo sembra impossibile rinunciare.
Sergio Franco
tratto da Konrad n. 145 di aprile 2009
