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Dall’archivio di Konrad: Natura antica, cultura nuova

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La voglia di riscoperta degli ambienti paranaturali nei dintorni di Trieste risponde a nostre esigenze di un contatto con fambiente e con i nostro passato. Perché fuggiamo dagi spazi in cui abitiamo abitualmente?

Ognuno ha le sue risposte. Chi cerca una valvola di sfogo dal mondo artificiale in cui ci siamo rinchiusi, chi invece paesaggi che, per fortuna, si sono conservanti integri con piante, fiori ed animali che parlano anche di mutamenti climatci che, al confronto, quelli causati oggi dal’anidride carbonica e da altri gas serra, sembrano quasi insignificanti.

Per avvicinarsi correttamente a questi ambiti particolari, per cogliere le peculiarità, sono necessari studi e ricerche che guidino poi ad un approccio consapevole, rispettoso delle esigenze di tutela e salvaguarda. Può essere una battaglia persa in partenza, ma anche una sfida per i futuro. Segni concreati di una nuova cultura, volti a valorizzare un territorio, ricercando lungo sentieri ed itinerari anche le tracce dell’uomo, quali simboli incisi nella roccia, un muretto, un camino di pietra.

Un sentiero può essere il risultato di un approccio certosino di analisi scientifica, umanistica e storica e a permette di leggere lo spazio che ci circonda in modo completo e di rendere cosi, concretamente fruibie a tutti, gli anni di ricerca e studio necessari per riscoprire i serntono.

Itinerari tematici collegano fisicamente punti significati e richiamano dal passato la sua stora, antica e recente, che spesso, i gitanti e turisti però non colgono, se non sono adeguatamente informati, di quanto proprio questi tragtti siano legati ad antiche atività, ad esigenze dola dura vita d’un tempo, ai piccoli traffia, connessi all’agniccitura ed ai prodots della terra che dalle campagne arrivavano alle citta.

Quello che proponiamo e cerchiamo, è un accesso intelligente e consapevole. Una riscoperta di luoghi notevoli e del loro significato, del messaggio che racchiudono. Può non bastare per la loro tutela, ma la conoscenza è forse la premessa necessaria a che questi valori diventino patrimonio comune, condiviso, un investimento per le future generazioni.

Riscontriamo nella nostra terra, varie iniziative, purtroppo talvolta condizionate da interventi discontinui ed anche da scarsa manutenzione che ne compromette in breve la stessa fruizione.

Un esempio emblematico può essere il “Sentiero Natura” che, riproposto da alcuni iluminati, lungo l’antico tracciato di pescatori e vignaioli di Contovello e Prosecco, collega da molti secoli i mare al Carso. Presenta pregi e problematche, a fronte di notevole interesse ambientale e di opportunità, non ancora completamente sviluppate. Già nel prezioso libretto “Andar sul Carso per vedere e conoscere, edito negli anni ’80, si menzionava lo stato di abbandono della stazioncina di Miramare. Pensate che la situazione si cambiata o miglicrata? Oggi tocca ai muretti di sostegno dei pastini, trascurati da troppo tempo. Scomparsi i pochi che se ne curavano ed in parte danneggiati dall’incontrolato sviuppo di essenze infestanti ed anche qualche intervento inopportuno, aspettano solo il prossimo temporale autunnale per costruire definitivamente il percorso, tra l’altro compreso nella rete natura antica senberistica dello stesso C.A.I. che, attraverso la Commissione Sentieri, potrebbe essere coinvolto in piccoli interventi di tutela e recupero, in sinergia con altri Enti.

Si prospetta un concreto ostacolo ad incative ricreative, turistiche e didattiche che potrebbero svilupparsi, colegando il Carso e il suo mondo con altre realtà significative, quali il vicino parco di Miramare e la Riserva Marina del WWF.

Da un lato, quindi, si ha la domanda di spazi ed ambienti integri per un’esigenza di benessere fisico e mentale, singaio e collettivo, di turismo e di iniziafive formative rivolte alle scuole, per mantenere ed accrescere nei giovani la consapevolezza del luogo in cui vivono ma, dall’altro alcune iniziative ladevoli di valorizzazione si arenano per mancanza di finanziamenti, per i bilanci attual sempre più asfittici degi Enti preposti e per scarso coordinamento.

Una nuova azione sinergica dovrebbe pertanto contrapporsi alle inerzie del passato, che coinvolga coloro che da sempre, si fanno portavoce di interessi colletivi di salvaguardia dell’ambiente naturale, attraverso iniziative mirate ad “imparare camminando”, grazie a questi itinerari d’interesse storico, naturalistico ed antropologico. Renderemo tutti più consapevoli, cittadini e legislaton, che viviamo e dobbiamo tutelare un patrimonio fragie e a rischio.

Emblematico in questo senso, il recentissimo incendo che ha distrutto 200 ettari di territorio carsico. Dove sono compenetrati attività umane e spazi naturali e dove le regole di governo del bosco e del territorio, i piani di prevenzione e le ricerche che potrebbero sostenere e guidare nuove polifche di gestione, pur elaborate, rimangono spesso ben custoditi nei cassetti dei troppi Enti che si occupano di queste matene. E fuorviante puntare tutto sula gestione del’emergenza che e avviamente indispensabi le garantire. Un infinità di studi dimostrano che la via maestra e la prevenzione. E non solo per quanto concerne il rischio incendi boschivi. Biscgna rendere i terntono più sicuro, magari coirvolgendo giovani disoccupas in interventi mirati e pianificati, realmente e sccialmente utii, con i quali possano acquisire esperenze e professionalita, in sinergia con Enti, professionisti e cittadini.

La comunità che corvive con il proprio territorio lo deve “riadottare”, difendendolo attivamente e valorizzandolo in quanto risorsa non rinnovabile, guidandone lo sviluppo non solo per obblighi di legge ma grazie alla condivisione degli obiettivi. Altrimenti ogni azione di governo rischia di essere solo un vuoto albi a fronte di una realtà complessa, di fatto incontrollata.

Riccardo Ravalli

O.N.C. CAI – S.A.G.

Tratto da Konrad n. 175 di aprile 2012

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