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Dall’archivio di Konrad: Quasi pronti al nucleare

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Ormai ci stanno convincendo che il nucleare è l’unica soluzione per risolvere i problemi energetici e finalmente non essere dipendenti da altri Stati. Nella nostra Regione viene visto anche come ottima possibilità di occupazione ed infatti molte imprese del Friuli Venezia Giulia sono in corsa per questa nuova opportunità. A Monfalcone, Sedegliano e San Giorgio di Nogaro stanno preparando e ampliando i siti per la costruzione e l’assemblamento di parti da destinare al futuri quattro impianti nucleari italiani.

Greenpeace e per fortuna molti altri non sono assolutamente d’accordo sul ripristino del nucleare.

Nuove centrali, vecchi rischi.

Il reattore nucleare di terza generazione ad acqua pressurizzata, di produzione francese, noto come EPR (European Pressurized Reactor) è il più grande mai di oltre 1600 MW. Gli EPR differiscono poco dai reattori di seconda generazione ma la loro maggior sicurezza è tutta da dimostrare, inoltre utilizzando Uranio e Plutonio come combustibili, generano scorie ad alta radioattività. Ancora nessun EPR è in funzione ma gia vari problemi sono stati riscontrati in tase di costruzione nelle nuove centrali di Olkiluoto in Finlandia e a Flamanville in Francia.

Il nucleare conviene: vero o falso?

Quando si parla di convenienza del nucleare, ci si riferisce al solo costo del combustibile impiegato, che è più basso rispetto alle altre fonti di energia. Il costo finale dell’elettricità dipende, però, anche da altri fattori quali l’investimento iniziale per la realizzazione dell’impianto, la manutenzione, lo smaltimento dei materiali residui. Nel nucleare, il costo maggiore è rappresentato dalla realizzazione dell’impianto, un ingente investimento che può essere recuperato solo dopo 15-20 anni di attività. I costi di costruzione di una centrale nucleare oltre ad essere i più alti, rispetto a quelli di centrali di altro tipo, tendono a lievitare durante la costruzione, rendendo non più così conveniente la produzione di energia. Il più grande gruppo energetico tedesco, E-On, afferma che un nuovo EPR può arrivare a costare fino a 6 miliardi di euro. L’Enel dichiara alla stampa che Italia costruirà le sue nuove centrali con 3-3,5 miliardi di euro l’una, un dato del tutto incoerente rispetto a quelli che circolano in altri Paesi.

L’impossibile gestione di lungo termine delle scorie nucleari.

Ogni impianto nucleare produce un quantitativo di scorie e gran parte della centrale stessa, a fine vita, diventa una scoria da conservare per tempi lunghissimi. Nessun Paese, compresa l’Italia, dopo 60 anni di storia del nucleare, ha ancora trovato la soluzione per la gestione di lungo termine delle scorie.

Visto che il nucleare ha attualmente basse emissioni di gas a effetto serra, i suoi sostenitori lo presentano come l’unica alternativa credibile e realistica ai combustibili fossili. In realtà, i reattori presenti nel mondo forniscono solo una quota inferiore al 6,5% dell’energia primaria consumata dal pianeta, e due terzi di quest’energia è persa nell’ambiente come calore di scarto.

A tutto ciò va aggiunto che le risorse di Uranio sono limitate e agli attuali livelli di consumo si può garantire il funzionamento delle centrali nucleari per 50 anni. Costruire nuovi impianti significherebbe dimezzare la disponibilità di Uranio a 35 anni. Attraverso il Rapporto “Energy Rievolution” presentato nel 2007, Greenpeace ha dimostrato come il crescente fabbisogno mondiale di energia può essere soddisfatto da fonti rinnovabili e misure di efficienza energetica, facendo a meno del nucleare già nel 2030. Mentre il programma nucleare del Governo vale 50 miliardi di kilowattora all’anno, la combinazione di energie rinnovabili ed efficienza garantirebbe circa 150 miliardi di kilowattora all’anno, praticamente il triplo. Si tratta di una vera rivoluzione, ma alla portata di tutti, sostenibile ed economica. E, soprattutto, non compromette il futuro delle prossime generazioni a cui non saranno lasciate scorie in eredità.

Francesco Tominich

Responsabile Gruppo Greenpeace

Tratto da Konrad numero 145 di aprile 2009

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