Avete presente il Mossad, i famosi servizi segreti israeliani? Benissimo. Immaginate ora di trasportare un loro agente indietro nel tempo (di diversi secoli) e nello spazio verso oriente sino al Giappone ed avrete uno shinobi; se leggete gli stessi due caratteri che compongono questa parola in sino-giapponese (lettura on yomi) pronuncerete la parola ninja.
Secondo alcuni, provenivano da gruppi militari cinesi fuoriusciti dal loro paese (in periodo incerto) ed a conferma di questa teoria possimo riportare che i loro metodi furono basati decisamente sulla cultura militare continentale: come riferimento potremmo prendere i libri (facilmente reperibili) intitolati “L’arte della guerra” di Sun Tzu e “36 stratagemmi”.
Nel Giappone feudale, i loro clan si stanziavano principalmente lontani dai centri abitati, sulle montagne nelle aree di Iga e Koga ed erano raggiungibili per contatto indiretto solitamente in prossimità di taluni templi; di alcuni di questi clan ci sono giunti persino i cognomi, uno fra tutti quello dei Mochizuki di cui abbiamo già parlato su queste pagine.
Il loro addestramento verteva su argomenti quali travestimento e spionaggio, infiltrazione per sabotaggio o assassinio e guerriglia, tutto questo con l’uso di veleni, polvere da sparo ed altre curiose (per l’epoca) tecnologie; per esempio la loro modo di vestire in combattimento era mutuato dal costume dei macchinisti di scena del teatro kabuki, disegnato per sviare l’occhio e realizzato in un tessuto che non fruscia se strofinato.
Per queste capacità venivano assoldati dai daimyo (i “grandi nomi” e signori della guerra) per intrapprendere quei generi di attività, non propriamente etiche, che l’onore di un samurai impediva e, raccontano voci non ufficiali, che colui che “gestiva” i ninja per conto di Ieyasu Tokugawa (fondatore dell’ultima dinastia di shogun) fu Yagyu Muneyoshi, proprio colui che propose allo stesso Ieyasu il passaggio filosofico da jitsu a do.
Il loro sistema di combattimento non è mai stato un arte marziale, difatti, come per il kyusho, di cui abbiamo già parlato, esiste solo il nin-jitsu (il ninja-do esiste solo nei fumetti) ed era limitato a casi particolari: dovevano sganciarsi quanto prima possibile non appena raggiunto lo scopo ed evitare l’inutile scontro diretto.
Oltre a tutta la complessa preparazione tecnica, esisteva una serie di discipline “spirituali”, in realtà vero e proprio auto-condizionamento psicologico, per aiutare la forza, la determinazione e quindi l’efficacia del comattente; era basato sulle conoscenze delle sette buddhiste esoteriche e prendeva il nome di kuji-in.
Sede presso un tempio, autonomia assoluta, studio di molte armi diverse fra le quali anche quelle da lancio, strategia di combattimento e di fortificazione, “chimica”, medicina orientale, le pratiche mistiche del kuji-kiri (simile al kuji-in) sono le caratteristiche della Katori Shinto Ryu … una certa somiglianza è innegabile, ma per la cultura dei giapponesi gli shinobi non sono mai esistiti, sono solo racconti per ragazzi, ma avete visto quanto volte il loro nome si è incrociato con fatti, personaggi e brani di storia del loro paese …
Non sono a conoscenza di gruppi che studino questo genere di cose nella nostra regione ma (bon gré mal gré) quanto è giunto sino a noi del loro sistema di combattimento non è che l’ombra di un passato volutamente nascosto quando non mistificato. Perfetto resta il paragone con il krav-maga, il sistema di combattimento a mani nude usato dal Mossad: c’é il livello militare (letale a mani nude), quello della polizia (efficace ma non finalizzante) e quello per autodifesa, praticabile da chi non è autorizzato ad usare la forza se non per legittima difesa … pensate che studiando ninjitsu qualcuno possa insegnarvi tecniche del primo livello ?
