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L’aborto nella Costituzione francese

All’Assemblea Nazionale 493 favorevoli e 30 contrari, al Senato 267 favorevoli, 50 contrari e 22 astenuti. Nel voto finale a Camere riunite, 782 favorevoli, 72 contrari e 50 astenuti.

Questi gli esiti delle votazioni con cui il Parlamento francese ha approvato la legge di modifica della Costituzione inserendovi la “garanzia della libertà di ricorrere all’interruzione della gravidanza”. Legge poi pubblicata l’8 marzo 2024 (data scelta a ragion veduta…) e sulla Tour Eiffel è apparsa una scritta luminosa per celebrare l’avvenimento.

Si è conclusa così – almeno in Francia – una vicenda iniziata nell’estate del 2022, dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva abolito la sentenza Roe v. Wade, con la quale nel 1973 era stato riconosciuto il diritto all’aborto.

La decisione della Corte Suprema aveva avuto vastissima risonanza anche al di fuori degli USA, dove peraltro la battaglia sull’aborto è lungi dall’essersi conclusa e sarà verosimilmente uno degli argomenti al centro della campagna per le elezioni presidenziali di novembre.

In Francia alcune deputate di vari gruppi politici avevano reagito alle notizie d’oltre oceano presentando proposte di legge per l’inserimento del diritto all’aborto nella Costituzione della Repubblica. L’8 marzo (!) del 2023 il Presidente Emmanuel Macron si impegnava a sua volta a far inserire il diritto delle donne a ricorrere all’interruzione della gravidanza nel testo costituzionale. L’esito di tutto ciò è stato quello di cui sopra. L’enorme scarto di voti sta ad indicare che hanno votato a favore della modifica costituzionale non solo parlamentari di sinistra – storicamente più attenti ai diritti delle donne – ma anche la gran parte di quelli di centro e pure molti di destra.

Ciò significa che d’ora in poi tutto filerà liscio in Francia? Certo che no. Nella repubblica transalpina il diritto all’aborto è stato riconosciuto nel 1975, grazie alla legge che porta il nome di Simone Veil (deportata e sopravvissuta ad Auschwitz, poi magistrata e ministra della salute nel governo di Jacques Chirac). Malgrado ciò, rimangono anche in Francia vari ostacoli all’esercizio di questo diritto, dovuti soprattutto ai medici obiettori di coscienza, ma anche alla carenza di informazioni – chi le cerca online rischia di finire su siti apparentemente neutri, ma in realtà di disinformazione e colpevolizzanti – e alle forti differenze territoriali: ricorrere all’aborto nelle zone rurali, per esempio, è molto più difficile rispetto alle città. Non mancano azioni violente, sabotaggi e intimidazioni da parte di gruppi antiabortisti contro organizzazioni e consultori che forniscono informazioni e appoggio alle donne.

Nulla che non si sia visto altrove e certo c’è chi sta peggio: nei Paesi assoggettati a regimi teocratici e autoritari a forte componente religiosa (islamica ma non solo), ovviamente, ma anche negli Stati Uniti, dove non sono mancate aggressioni e addirittura omicidi nei confronti di medici abortisti da parte di gruppi cosiddetti “Pro – Life” (!).

Per tacere dell’enorme percentuale di medici e operatori sanitari obiettori in Italia: almeno il 70 per cento, ma in alcune Regioni sono anche di più e in alcuni ospedali il 100 per centro del personale si dichiara obiettore. Di conseguenza non per tutte le italiane il diritto all’aborto riconosciuto dalla legge 394 del 1978 è concretamente esercitabile.

Rimane il fatto che, rispetto a un pericoloso ritorno all’indietro in uno dei Paesi almeno teoricamente più avanzati del mondo, e all’aggressività dei gruppi antiabortisti un po’ dappertutto, la Francia ha voluto mandare un messaggio inequivocabile: sul diritto delle donne a decidere del proprio corpo, non si torna indietro.

In teoria, anche altri Paesi democratici potrebbero/dovrebbero seguirne l’esempio: perché non l’Italia? La risposta è – purtroppo – deprimente: nessuna proposta di costituzionalizzazione del diritto all’aborto risulta sia stata presentata in Parlamento, e la stessa notizia di quel che avveniva in Francia è apparsa sui media italiani dando grande rilievo alla posizione ovviamente contraria del Vaticano e dell’intero clero cattolico, progressisti (o sedicenti tali) compresi. Del resto la laicità in Italia, a differenza della Francia, è più che altro un auspicio…

Dario Predonzan

https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Veil

https://www.lesechos.fr/2017/06/ivg-en-1974-lapre-combat-de-simone-veil-a-lassemblee-175011

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