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Dall’archivio di Konrad: L'inquinamento acustico
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Dall’archivio di Konrad: L’inquinamento acustico

Mentre dell’inquinamento atmosferico si parla moltissimo e si rendono misure, sia di controllo che di contrasto (tipo centraline piazzate nei centri urbani e limitazioni temporanee del traffico motorizzato), di quello acustico non si parla per nulla. Eppure è il male, uno dei mali del secolo. Il fenomeno viene magistralmente descritto in un articolo dellObserver a firma di Lucy Sigle, apparso su Internazionale del luglio 2008, alla cui lettura vi rimando direttamente. Qui mi limito a riportarne il drammatico sottotitolo: l’inquinamento acustico causa ogni anno 245 mila casi di disturbi cardiaci. Questa è la situazione inglese, ma credo che quella italiana non sia molto diversa.

Come al solito non mancano da noi le leggi in materia. Quella fondamentale è la n. 447 del 26 ottobre 1995, che agli articoli 1 e 2 stabilisce i principi fondamentali in tema di tutela dell’ambiente dall’inquinamento acustico «ai sensi e per gli effetti dell’art.117 della Costituzione repubblicana». Negli articoli seguenti si definiscono le competenze dello Stato, regioni, province e comuni. La legge assegna ai Comuni un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel controllo dell’inquinamento acustico. Prima di parlarne, premettiamo che, come tutti sanno, il rumore si misura in decibel. Lo stormire delle foglie raggiunge i 15 decibel. Una radio accesa è attorno ai 70 decibel se ad alto volume. Un aspirapolvere tocca gli 80 decibel, 90 il| passaggio di un autocarro, 110 un martello pneumatico.
Sino a 85 decibel il rumore disturba, affatica e può provocare danni. Oltre tale misura diventa del tutto intollerabile.

Non solo l’udito, ma tutto l’organismo umano è danneggiato dall’esposizione al rumore: aumento della pressione arteriosa e delle pulsazioni cardiache, ritmo e frequenza del respiro, danni al sistema nervoso. Si nota ancora che l’inquinamento acustico notturno è il più pericoloso.

Cosa devono o dovrebbero fare i Comuni in base alla legge vigente e alle raccomandazioni europee? Innanzi tutto dovrebbero ripartire il loro territorio in sei classi omogenee sulla base delle destinazioni d’uso e assegnare a ciascuna zona due limiti massimi di rumorosità, uno per il giorno, l’altro per la notte.

Strumento di analisi e di pianificazione è la relazione biennale sullo stato acustico comunale, obbligatoria per i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti. I Comuni sono anche tenuti ad effettuare piani di risanamento acustico. Il decreto legislativo del 2005 introduce inoltre l’obbligo delle mappe per la rappresentazione del clima acustico e piani d’azione per la gestione dei problemi acustici. L’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) con il suo IV Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano relativo ai dati del 2007, ha fatto il punto della situazione nelle città italiane anche dal punto di vista dell’inquinamento acustico. Ahimè, sulle 24 aree urbane con popolazione superiore ai 150.000 abitanti prese in esame, soltanto 14 (quattordici) hanno attuato la classificazione acustica comunale. Soltanto sei hanno redatto il piano di risanamento acustico. Otto hanno condotto studi per definire la percentuale della popolazione esposta al rumore.

Ma ciascuno di noi potrebbe fare qualcosa per ridurre la rumorosità che in mille occasioni ci assorda. Per esempio ridurre la velocità dei nostri mezzi a motore, visto il nesso inscindibile tra velocità e rumore. Come dice la giornalista inglese dell’Observer, bisogna ricordare che andando piano si fa anche meno rumore e pure scegliendo le gomme dell’auto di un tipo meno rumoroso. Gli pneumatici Nordic Swan, dice Lucy Sigle, sono fabbricati con una gomma molto silenziosa.

Tuttavia non induce all’ottimismo la considerazione che le fonti del rumore sono numerose e diversificate. Se la principale causa del rumore nei Paesi industrializzati è il traffico stradale, non si può dimenticare il contributo che a tale tipo di inquinamento danno gli aeroporti, i cantieri, le industrie e persino le cosi dette attività ricreative sportive, come le piste per moto e quelle domestiche.

Pare che l’uomo contemporaneo non sappia apprezzare il silenzio e che spesso abbia bisogno di una specie di rumore di fondo per sentirsi vivo o per non sentirsi solo. Ma qui passiamo dalle questioni ambientali a quelle filosofiche, che non rientrano nel nostro compito.

Sergio Franco


Tratto da Konrad n. 144 edizione di marzo 2009

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