La sua bellezza si paga cara arrivandovi e poi lasciandola. Un gioiello romano poi gotico circondato come per molte citta da periferie tutte uguali artigianali/industriali. Infinite rivendite di auto e poi strade che sembrano essere molto trafficate per noi sopravissuti alle mesetas.
Mi è rimasta nel cuore l’armonia della cattedrale di Leon, le sue vetrate colórate, i merletti di pietra del gotico. Ogni raffigurazione sacra o profana studiata in relazioni alle luci che danno vita a figure, disegni, al rosone. Fuori merletti di pietra custodiscono chiostri che ancora stanno aspettando i passi di monaci oranti. L’immensità degli spazi diluisce i turisti mentre i pochi fedeli sono riuniti in una piccola cappella.
Fuori da questo scrigno, in pochi passi si superano centinaia d’anni. Giovani e pellegrini si confondono e sciamano nell’elegante centro storico, ancora difeso da mura romane. In una piazza svetta un edificio di Gaudì dall’aspetto nordico.




Il gruppo di due simpatici peregrinos spagnoli con cui procedo ora mi guida e un po’ mi condiziona. Si procede a tappe forzate. Per fortuna cosi’ rimane un po’ di tempo nel pomeriggio per recuperare le forze e ritemprare lo spirito. Ieri abbiamo potuto partecipare a un rito serale con benedizione ai viandanti. Ad un ieratico sacerdote si è affiancato un coro di una decina di monache, alcune molto anziane altre giovani. Una giovane suora del Congo ci saluta e ci sprona ad affrontare e condividere con il sorriso questa esperienza. Non è solo una corsa per accapparrarsi un posto comodo e quasi gratuito al termine della tappa.
Ormai mancano meno di 300 km al termine e l’ostacolo maggiore da affrontare non sono le salite, il caldo o la pioggia ma un profano ed eterogeo sciame di camminanti che si disperde in una Spagna per lo più minore, di piccolissimi paesi quasi abbandonati.
Todo recto Caballeros!
Vs Don Ky◦