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Il cammino di Santiago- Premessa n. 2

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60 gg alla partenza

 

La febbre della partenza si acuisce. Superati alcuni punti stressanti su come giungere al punto di partenza, gli orari di aereo e treni ed altri inghippi da Bordeaux, a Bayonne ed infine a Saint Jean Pied de Port, sul versante francese dei Pirenei.

 

Primo test serio con uno zaino, ancora troppo pensante, circa 12 kg. Dicono che non si dovrebbe superare il 10% del proprio peso o allenarsi adeguatamente.

 

Soliti percorsi giornalieri alternati: Val Rosandra, Conconello, S.Croce quando riesco a trovare qualche ora libera, sembra impossibile…

 

La schiena duole un pò ma mi sto abituando al carico, i piedi un pò meno.

 

Queste camminate sono occasioni per osservare ripetutamente posti che riteniamo quasi scontati. Sono anche una palestra fotografica: scopro segni dell’uomo, strutture edili eterogenee, graffiti. E i frequentatori abituali: ciclisti, corridori, molti con cani al seguito o quelli che in gruppo confabulano e a stento salutano e non entrano in sintonia attiva con il mondo naturale circostante, che spesso è solo uno sfondo passivo.

 

In uno dei giri, sbadatamente, ho perso un fazzoletto azzurro che mi aveva accompagnato da una ventina d’anni “all around”, un pò la mia “veronica”, come ho scoperto viene anche chiamata.

 

Mi dicono: prova con uno zaino adeguato a camminare più giorni di seguito, cercando di organizzare orari di cammino, spostamenti e soste. Per fortuna il nostro territorio si presta ancora ed offre scorci e spazi.

Tra una perturbazione e l’altra, mi sono ritagliato 3 gg partendo da Lazzaretto. Già alla stazione delle corriere un signore mi chiede se sto per percorrere il Cammino della Via Flavia e mi segnala che anch’egli ha più volte percorso anche il Cammino di Santiago.

 

Poi parto e sono solo. Mi saluta un capriolo, stupito da un umano in attività in un’umida domenica mattina. Seguo in parte percorsi già calpestati in occasione di varie escursioni e ricognizioni ma lo spirito è già diverso.

 

Riaffiorano ricordi lontani: al santuario di Muggia vecchia il parroco salesiano e il rito delle nozze d’oro dei miei, poi al castelliere di Elleri dove ho anche lavorato.

Vedo sfrecciare ciclisti lungo la Parenzana…chissà quando potremo farla anche noi?

 

Proseguo e guado con difficoltà il sentiero attorno ai laghetti delle Noghere, in un tripudio di canti e gorgheggi. E pensare che, oltre ad essere una cava di argilla, vi era ubicata in passato anche una discarica.

 

Mi fermo quindi nei pressi di una fonte presso Caresana, allietato da canti: un Osmiza o una festa privata ? E poi da un pò di pioggia… peccato quasi proprio all’arrivo.

 

Un dolce e scivoloso sentiero scende progressivamente verso Bagnoli. Qua e là, giacciono tra cespugli ed arbusti panni abbandonati che parlano di altri pellegrini e migranti, non sempre accolti come meriterebbero.

 

Giunto a Bagnoli superiore, scopro il mio accogliente punto tappa, gestito da Andrea proprio dietro al rif. Premuda, purtroppo ora chiuso per ferie. Punto di sosta per molteplici categorie di viandanti: sia per chi segue il Sentiero Italia sia la Via Flavia…

 

L’atmosfera è umida ed autunnale ma il paese è affollato di paesani e foresti.  Riconosco visi noti.

Ritorno su miei passi e mi rammarico che, per via del peso dello zaino, non ho portato nulla da leggere. Camminare è una attività totalizzate ma al termine, recuperate le forze, bisogna inventarsi qualcosa da fare, almeno una foto, condensare l’esperienza del giorno in un appunto, se non ci si deve occupare di attività ordinarie di routine.

 

Al mattino zaino in spalla e via, dopo aver amabilmente conversato con Andrea di molteplici interessi che ci accumunano.

 

Il Rosandra è gonfio d’acqua ma per fortuna il sentiero 15 lo oltrepassa grazie a un ponticello.

 

Mi inerpico sulla ripida salita, geologicamente molto interessante: depositi cementati di versante e alluvionali, calcari marnosi e marne. Fa capolino l’ennesimo capriolo.

Non posso non pensare ad un amico che, nei luoghi della sua passione alpinistica, ha deciso che il gioco di vivere non valeva la pena e ad un altro a cui il gioco si è spento proprio in Valle.

 

Devo proseguire. Il percorso mi avvicina a Basovizza, al campo di golf, al bosco Bazzoni e alla Grotta Nera, purtroppo chiusa da troppo tempo.

 

Feroci cani da guardia latrano impavidi dietro brutti recinti, l’amico dell’uomo contro l’uomo.

 

Mi rimetto sui percorsi usuali di allenamento, inanello le selle di M.Spaccato e Banne, galoppo verso Conconello, l’Obelisco e Prosecco.

 

Mi affaccio su un mare grigio plumbeo, impreziosito da una collana di petroliere in rada e sempre dal bastimento del capitan Uncino o il Nautilus di Nemo che ogni giorno si sposta ma rimane sempre in golfo…

 

Via della salvia che in sloveno si chiamava dell’acqua, Santa Croce ed Aurisina ed i primi lecci e qualche pino che danno un’impressione di un giardino incantato.

 

L’ultima parte del tracciato è stato allargato, munito di panchine, adatto allo “spaziren” abituale di triestini e non, ma anche forse come pista taglia fuoco vista la presenza anche di queste specie resinose.

 

Ormai i km percorsi si sono accumulati sullo zaino, rendendolo un pò fastidioso. Scendo verso il basso lungo il Sentiero dei Pescatori. Ultima sofferenza odierna: la strada costiere tra auto, rumore e rifiuti.

La meta odierna è Borgo San Mauro creato per i profughi istriani, moderno e triste. Tante volte visto da lontano, attraversato. La sera invece l’ambiente che mi ospita è cordiale. Commento con un commensale la mia prossima avventura. È come quasi andare in Sicilia a piedi, osserva un pò perplesso.

 

Cosa mi aspetta, intanto, il giorno dopo? Di tutto e di più! Il Carso, purtroppo ancora devastato da passati incendi, una vera natura morta, l’autostrada rumorosa e la ferrovia. 

Ai piedi del Carso, a valle dell’autostrada affiora acqua meno nota rispetto a quella relativamente vicina e famosa del Timavo, della falda carsica e dei Laghetti di Sablici e Doberdò, che, piuttosto fredde, condizionano la vegetazione presente.

 

Arrivo infine a Monfalcone, dove ho trascorso quasi mezza vita. Quasi non la riconosco, spenta e ferita da errori sopra errori, e in lontananza il mare basso di Marina Julia.

 

Decido quindi di far tappa momentanea, solo per ottenere il timbro che certifica il percorso appena compiuto, accompagnato da un sorriso accogliente, alla Marcelliana.

 

Dopo un fugace pranzo in riva ad un mare triste, ritorno alla base in treno. Che velocità!

Assieme ad umani eleganti e spesso anonimi.

 

Prossima puntata forse fino ad Aquileia o Gorizia e il M.Santo. Potrò fare anch’io qualcosa per Giuliol?

 

A presto, vs.

 

Don Ky

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