Il primo film presentato all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti è La ragazza con la Leica di Alina Marazzi.
Protagonista del film è la ribelle Gerda Taro, ragazza tedesca che, di fronte alla ormai troppo pericolosa minaccia del nazismo, è costretta a lasciare il paese, ma che non rinuncia alle proprie convinzioni politiche e utilizza la fotografia per raccontare al mondo la barbarie.
Gerda è inarrestabile e sfuggente. Lascia la Germania, si rifugia nella vivace Parigi degli esuli e degli artisti e infine si porta nella Spagna della guerra civile. gerda lascia e riprende ovunque legami difficili da definire, in cui amore, amicizia e affetto si mischiano indistintamente. Gerda è impossibile da definire e da trattenere, proprio come sembra impossibile fermare la sua determinazione a fotografare. Con la sua Leica – agile e minuta, proprio come lei – Gerda sceglie di prendere posizione, seguendo i movimenti politici antagonisti e documentando la realtà del totalitarismo cavalcante. Al suo fianco c’è Robert Capa, il compagno di vita e di fotografia. I due scelgono per sé nomi d’arte: Gerda Pohorylle diventa Gerda Taro, mentre Endre Friedmann diventa Robert Capa: giocosi vezzi artistici che definiscono identità coraggiose, ma anche geniali escamotage per rendersi irriconoscibili mentre lasciano la Germania nazista.
Sarà la Spagna a segnare tragicamente il destino della fotografa Gerda Taro morirà a soli 27 anni sul campo di battaglia, travolta da un carro armato mentre sta documentando l’orrore della guerra e la forza della resistenza civile.
Il film alterna le immagini girate al prezioso materiale d’archivio, fotografie impressionanti per quantità e qualità. Qualche perplessità invece per i movimentatissimi movimenti di macchina, volti probabilmente a restituire l’indole indomita di Gerda e l’agitazione dell’epoca. La ragazza con la Leica è un omaggio che era doveroso fare e una storia che andava raccontata. In questo senso, chiamarla ancora semplicemente “ragazza” appare quasi riduttivo anche a chi scrive: a soli 27 anni Gerda Taro ha trasformato una Leica in un’arma libertà, perdendo la vita per testimoniare la storia, e riaffacciandosi anche nel presente, con il ritrovamente, avvenuto nel 2007, di più di 4.000 negativi di foto scattate da lei e da Capa e che si riteneva fossero andati persi negli anni Trenta
Irene Tartaglia