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Startech, una crisi di sistema

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E’ marzo 2026 e il ceo della Startech, Novica Mrdovic Vianello, nel corso del tavolo di proroga del contratto di solidarietà coi sindacati di categoria, rassicura lavoratori, parti sociali e città: progetti e piano d’investimento sono confermati e i contratti di solidarietà finiranno in autunno, consentendo a tutti di rientrare in produzione con lo stipendio pieno.

Al primo maggio, beffa amara e inaccettabile, gli stipendi non arrivano a causa di problemi di liquidità dell’azienda.

Si attivano immediatamente i tavoli ministeriali, Adolfo Urso per il Mimit, e regionali, assessori al lavoro Alessia Rosolen e alle attività produttive Sergio Emidio Bini: la regione FVG integra il reddito tramite i contratti di solidarietà. L’azienda salda gli arretrati di maggio ma i sindacati denunciano la totale assenza dei nomi dei nuovi investitori che erano stati annunciati dalla proprietà.

L’estate passa tra promesse di piani industriali che non hanno reali coperture finanziarie e apprensione di chi non sa se avrà ancora un futuro lavorativo.

Il 24 settembre si tiene un infuocato incontro in azienda al cui termine i lavoratori occupano pacificamente la direzione, costituendo altresì un’assemblea permanente ed un presidio fisso all’esterno dei cancelli.

Il 10 ottobre si tiene un decisivo incontro istituzionale nella Prefettura di Trieste tra il ministro del Mimit Adolfo Urso, il presidente della Regione Massimiliano Fedriga e le rappresentanze sindacali di Startech. Le dichiarazioni del ministro sono nette ed inequivocabili: “Il tempo è scaduto e, finora, non sono stati forniti tutti gli elementi richiesti. Siamo determinati ad andare avanti fino in fondo, consapevoli che l’amministrazione straordinaria sia l’unica strada per individuare il soggetto industriale più adatto a sostenere il futuro dell’azienda” (https://www.mimit.gov.it).

L’amministrazione straordinaria è una procedura concorsuale dedicata alle grandi imprese in stato di insolvenza che punta a conservare i posti di lavoro e il patrimonio produttivo tramite la prosecuzione o la cessione dell’attività, anziché arrivare alla liquidazione immediata.

Questa soluzione è l’unica possibile ed è stata urlata anche nel corteo che si è tenuto lo scorso 13 ottobre nella zona industriale di Trieste e che ha visto coinvolti non solo i lavoratori ma anche studenti e cittadinanza. Al termine della manifestazione, sono arrivate le dimissioni del vicepresidente di Startech Nicola Graffi e del manager finanziario Claudio Zecchini.

Una soluzione che tuttavia l’azienda sta rimandando colpevolmente a fine ottobre, data in cui scadranno anche i contratti di solidarietà.

Una decisione che scatena la rabbia delle maestranze, senza stipendio da agosto (quello di luglio è stato pagato per metà), e delle istituzioni che condannano quest’ulteriore perdita di tempo prezioso.

La vicenda di Startech, dopo quella di Wartsila, è emblematica perché pone il tema dello sviluppo economico di una città come Trieste che ha avuto una crescita vertiginosa nell’ambito del turismo, che conferma la propria vocazione di incubatore di idee e progetti scientifici ma dimostra fragilità industriale e manifatturiera.

La crisi di Startech è quella di una filiera produttiva che Trieste non può perdere, di professionalità che andrebbero disperse e difficilmente reimpiegate (l’età media dei lavoratori è over 45) ed è anche un’occasione per riflettere e interrogarci sul tipo di lavoro su cui investire per dare un futuro ai giovani della città.

Ermanno Brunettin

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