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I casi Gaza e Ucraina, armi, salute, ambiente

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I casi Gaza e Ucraina. Armi, salute, ambiente.

Due conflitti tanto diversi. A Gaza è in atto il genocidio israeliano dei gazawi apparentemente per vendicarsi dell’efferato crimine compiuto da Hamas il 7 ottobre. Non si possono dimenticare le pesanti restrizioni imposte da Israele al popolo palestinese e l’inumano trattamento e le torture nei confronti degli internati nelle carceri israeliane senza regolari processi. Israele l’unico stato democratico del vicino oriente fa carta straccia delle convenzioni internazionali.

Dall’altra parte si tratta di una guerra vera e propria provocata dall’invasione della Russia, che accusa il governo ucraino di non aver rispettato gli accordi di Minsk nelle regioni russofone e del colpo di stato di piazza Maidan. 

Mentre i paesi europei e gli Stati Uniti hanno sempre foraggiato di armi l’Ucraina, nessuno difende Gaza dal massacro e dalle efferatezze che Israele commette lasciando i coloni liberi di assalire i villaggi cisgiordani.

Gaza

Autorità politiche e militari israeliane incitano a radere al suolo Gaza (DEP, rivista telematica Università di Venezia, Bruna Bianchi, Gaza: una NakBa continua). Le vittime aumentano di giorno in giorno dilaniate dalle bombe o stroncate dalla fame e dalla mancanza di acqua potabile e impallinate dai militari. I bambini e le donne sono le vittime più numerose. Una grave denutrizione interessa il 90% dei bambini e il 95% delle donne gravide. Poiché i bambini rappresentano il futuro della Palestina sono il bersaglio preferito dei genocidi israeliani: sono nati per morire. I militari israeliani secondo me imbottiti di droga godono a distruggere i giocattoli, a bruciare le casse di cibo a distruggere le bottiglie di acqua, a travolgere con i carri armati le coltivazioni dei Gazawi (frutteti, ulivi, campi e orti) sono rasi al suolo sistematicamente, devastando il 57% della produzione agraria e rendendo impossibili gli allevamenti. La pesca potrebbe essere una risorsa alimentare, ma anche questo settore è stato vandalizzato da Israele, che impone anche pesanti restrizioni sulle aree di pesca. L’acqua è scarsa e le falde sono in gran parte contaminate per la distruzione degli impianti di depurazione. Israele sta annientando la vita civile dei Gazawi, non esiste praticamente più lo smaltimento dei rifiuti: sotto le macerie i corpi sono insepolti, nell’aria sono sospese le polveri dei bombardamenti contaminate da amianto, diossine, pesticidi, sostanze chimiche radioattive perché i militari usano proiettili a uranio impoverito e bombe al fosforo bianco, che poi penetrano nel suolo e contaminano l’acqua. La movimentazione di carri armati e di aerei contribuisce a incrementare il livello dei gas serra sul territorio, le previsioni parlano di un aumento dell’irregolarità delle precipitazioni ma anche della siccità. Aumenta l’intrusione salina a causa della diminuzione della pressione della falda d’acqua dolce interna. Ma il problema dell’acqua non è recente, Israele ha sempre imposto delle restrizioni alla distribuzione dell’acqua alle popolazioni palestinesi (Il conflitto arabo-israeliano, origini, sviluppi e prospettive, Dipartimento di scienze politiche, Università Roma Tre, a cura di Alberto Basciani e Leopoldo Nuti, 2025). Sono sempre stati fissati dei limiti alla costruzione di acquedotti nei territori della Palestina, gli impianti di dissalazione sono ad uso esclusivo di Israele. Le bombe hanno rilasciato milioni di tonnellate di CO2. Quindi la pressione militare israeliana sta modificando profondamente il territorio con l’annientamento delle coltivazioni, la deforestazione e la conseguente desertificazione (Centro Salute Internazionale dell’Università di Bologna, Angelo Stefanini). Anni di campagne militari israeliane, restrizioni alle importazioni, alle esportazioni, una governance disfunzionale avevano portato a carenze croniche dell’energia elettrica. I bombardamenti hanno devastato la rete elettrica e distrutto gli impianti fotovoltaici, ritardato le costruzioni essenziale alla vita civile come il rifornimento idrico e il trattamento delle acque reflue, la gestione inadeguata dei rifiuti attirano animali come i ratti con il rischio di malattie per i proliferare di batteri. La riserva naturale di Wadi Gaza sta perdendo la sua ricca biodiversità.

Il crollo dei servizi idrici e igienico sanitari comporta il rischio di epidemie, come colera e tifo e poliomielite, per cui è stato attuato un periodo di vaccinazioni prima per i militari israeliani, poi per i bambini palestinesi. Sono paralizzati i servizi sanitari e Israele blocca il rifornimento di farmaci. Ma incombono anche problemi di salute mentale per adulti ma soprattutto per i bambini esposti ad eventi fortemente traumatici, più di mille bambini hanno subito amputazioni. Israele controlla la terra, lo spazio aereo e le acque territoriali e tutti i valichi di frontiera (Ebook: Vivere a Gaza oggi, Oxfam Italia), (Il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese a Gaza, Amnesty international). Una macabra visione aleggia su Gaza: i bombardamenti hanno disperso i resti umani dei cimiteri, e molti neonati si sono decomposti nelle incubatrici, i cani sbranano i cadaveri abbandonati per strada.

Ucraina

Il conflitto tra Russia e Ucraina è una esemplificazione drammatica dell’attuale dimensione della guerra che distrugge infrastrutture e uccide persone, ma minaccia anche gli ecosistemi e contribuisce ad accelerare il cambiamento climatico (Il costo ambientale della Guerra tra Russia e Ucraina, Diritto ambientale , Alessandra Dominijanni).

Il conflitto sta devastando territori, i campi fertili della terra del grano sono disseminati di mine e di ordigni inesplosi, In questi anni di conflitto sono state generate 250 milioni di ton equivalenti di CO2. Cifra che supera le emissioni di Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Le fonti di queste emissioni sono l’uso di mezzi militari, i bombardamenti su infrastrutture civili ed industriali, gli incendi di foreste e i danni provocati alle centrali energetiche. L’UNEP nel report pubblicato nel 2024 evidenzia come la guerra abbia causato la contaminazione del suolo, dell’aria e dell’acqua per la distruzione di impianti industriali e rilascio di sostanze tossiche, gravi minacce alla biodiversità e alla sicurezza alimentare e alle future generazioni. Il danno ambientale viene quantificato in oltre 50 miliardi di dollari, oltre 3 milioni di ettari di foreste sono stati danneggiati insieme al 20% delle aree protette. Un bilancio della ricaduta sul territorio del conflitto sono le polveri provenienti dal bombardamento di siti, dall’incremento del consumo di prodotti petroliferi per lo spostamento di mezzi militari, dall’esplosione di ordigni, dalla combustione di foreste e aree naturali, di terreni agricoli, dagli incendi boschivi, dal danneggiamento di impianti industriali, dall’esplosione e dalla produzione di munizioni. Si stima (La guerra inquina: il costo ambientale dell’invasione dell’Ucraina, Green European Journal, 28 luglio 2022) che già dopo un anno del conflitto 320 mila bombe e missili di grosso calibro siano esplosi sul territorio ucraino con la produzione di circa 300 mila ton di CO2 equivalente/anno, anche la produzione di armamenti in Ucraina è causa di emissione di gas serra. La distruzione della diga di Kakhovka da parte Ucraina ha provocato vaste inondazioni, la dispersione di sedimenti industriali contaminati e la compromissione degli ecosistemi fluviali del Dnepr, la distruzione della biodiversità e la crisi dell’approvvigionamento dell’acqua. I comandi ucraini hanno fatto saltare innumerevoli sbarramenti idrici, rovinando infrastrutture ed ecosistemi per contenere l’avanzata delle colonne corazzate russe. Per la bonifica del territorio si immagina (La guerra inquina: il costo ambientale dell’invasione dell’Ucraina) che dopo la guerra saranno necessari 1000 miliardi di euro. Il settore delle energie rinnovabili che produceva oltre il 10% di energia elettrica è stato distrutto. È quindi aumentata la produzione di energia da fonti fossili, in particolare del carbone. Sono aumentate le emissioni di ossidi di azoto e di amianto. Danni enormi sono stati inflitti al suolo, contaminato da metalli pesanti ed altri componenti tossici e sostanze radioattive. L’Ucraina è caratterizzata da una grande biodiversità ospitando più di 70 mila specie fra animali e vegetali. Le foreste ricoprono quasi il 10 milioni di ettari (Italian Journal of Forest and Montain Environments, 2025, Vaterio di Stefano). I bombardamenti e le esplosioni stanno distruggendo ecosistemi terrestri e acquatici, e la mancanza di energia induce la popolazione al taglio delle foreste per il consumo domestico.

Gli effetti sulla salute sono provocati dalla distruzione e il danneggiamento agli impianti per lo smaltimento dei liquami, al sistema sanitario per il bombardamento degli ospedali, all’approvvigionamento alimentare e idrico, e dal bombardamento di industrie chimiche e di centrali nucleari, all’interruzione dell’istruzione, alle migrazioni forzate. Ma anche prima dell’invasione russa era difficile la situazione sanitaria: HIV, tubercolosi, epatite e polio erano molto diffuse per carenza di vaccinazioni.

Nella regione sono presenti 200 installazioni di stoccaggio di residui industriali, grandi stagni contenenti sostanze tossiche dell’industria mineraria pesante. Dall’inizio del conflitto le miniere di carbone abbandonate inquinano il territorio di sostanze tossiche e radioattive (Green European Journal 28 giugno, 2022)

Il rischio è che le acque contaminate possano infiltrarsi nel terreno e contaminare le falde e il fiume Donets. Secondo quanto presentato alla COP29 di Baku dall’Ucraina la guerra ha compromesso 3 milioni di ettari di foresta e gli incendi dei boschi hanno prodotto 1,7 milioni di tonnellate di CO2.

Lino Santoro

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