Dopo di noi non il diluvio ma il deserto. Anche a Sappada, ex terra di campioni (di fondo)
Premesse
Ormai sono più di 20 anni che passo e ripasso a Sappada.
Mi stava stretta all’inizio. Avevo negli occhi gli ampi spazi peruviani, quasi incontaminati, della Cordillera Blanca e delle desertiche plaghe di Atacama.
Ma ci si adatta e man mano si impara a scoprire il bello e la naturalezza nascosta vicino a casa.
Purtroppo, nel tempo e sempre più negli ultimi anni, specie dopo la tempesta Vaia, da noi molteplici interessi si sono accaniti contro i boschi e i prati alpini, con un carosello di nuove piste e nuove costruzioni che hanno ampliato, ove di più ove di meno, le borgate che hanno cambiato volto.
Che sia anche il frutto avvelenato del passaggio al FVG? Lascio a voi giudicare…
Vero è che il lupo – e non solo lui – perde il pelo ma non il vizio.
Ricordate nel 1985 la costruzione della pista di “Sappada 2000”, accompagnata da tagli di boschi, in carenza di un “Piano neve” regionale veneto, afflitta prima per questioni amministrative, poi per l’esercizio caratterizzato da frequenti cadute di sassi sulla pista che, esposta a sud, ha sempre avuto poca neve. Ora quindi, più che mai, si ha la necessità di impianti per l’innevamento artificiale di cui sono noti ma non abbastanza divulgati né considerati gli effetti negativi, legati allo spreco d’acqua, al rilascio di sostanze chimiche che ne alterano e compromettono la qualità di questa risorsa, sempre più rara e preziosa.
Ora sbocciano i regali di fine legislatura: altri progetti faraonici, con 10 o 20 miliardi di investimenti (v. https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/economia-imprese/turismo/FOGLIA086/#id1), che si scioglieranno come neve al sole, senza portare alcun frutto alla collettività ma solo ai soliti, più che altro ai progettisti e agli esecutori materiali; fa male pensare a questa tacita o sotterranea connivenza per “potenziare” varie strutture turistiche a 4 stelle, nel silenzio omertoso, quasi totale della “politica” e delle strutture amministrative preposte, ormai inutili, perché composte da soli “Yes Man”.
Pare inoltre che ne siano vittime anche le strutture montane usuali: rifugi, bivacchi e sentieri che rischiano di vedono sottratti fondi…
Tutto questo mentre, con sempre maggior evidenzia, il clima e le nuove esigenze sciatorie sono mutati.
Lo testimoniano chiaramente i relitti di vecchi impianti (vedi la seggiovia del M. Ferro), resa obsoleta dalla scarsa lunghezza, dall’esposizione a sud e dalla vicinanza a nuove costruzioni.

Alcune di queste, rimasero al grezzo per molto tempo, a seguito di cause e di ricorsi al TAR, e che aveva anche coinvolto, pare, anche la Curia di Udine e un tale, scherzosamente denominato in paese, Don Euro… e sul fronte opposto il CAI di Sappada di allora e alcuni coraggiosi privati cittadini, purtroppo con esito infausto.
Conclusioni
Vi racconto quindi l’ultimo scempio: la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che pone molteplici domande su come e da chi viene effettivamente gestito il territorio, a livello locale e regionale,
Una mega struttura turistica ricettiva, completamente fuori scala, in corso di realizzazione in località Eibn, lungo il Piave. Ha goduto, inspiegabilmente del silenzio-assenso o di deroghe da una nutrita sfilza di Enti preposti. Guardate e giudicate voi stessi…
La struttura richiamerà, come auspicato dai progettisti, molti altri turisti pendolari che lasceranno qui e là le loro auto, i loro rifiuti e quant’altro.., per fortuna solo per brevi periodi dell’anno. Quando già ora i servizi attuali, messi a disposizione dal Comune, sono in affanno.
Atti concreti
Per rendere evidente la progressiva alterazione del territorio vanno segnalati i molteplici interventi di esbosco anche lungo alcuni sentieri “naturalistici”, o per far spazio ad un effimero (?) tendone per una festa della birra. Così è stato cancellato uno degli ultimi punti di ritrovo e socializzazione per ragazzi: via i giochi per bambini, via il campo di calcio e cancellati percorsi pedonali e per il fondo.
Sta nascendo così una nuova borgata a Sappada, oltre il fiume Piave. E pensare che solo alcuni anni fa’, lungo il suo corso, sono nati campioni di sci da fondo che disponevano di km di piste.
Questi percorsi, dedicati allo sci nordico, sono stati progressivamente ridotti per dare spazio alle motoslitte. E sui social qualche “papavero” gongola pure soddisfatto dei danni eseguiti.

Piango ancora lacrime amare per la sorpresa dello scorso anno che ha stravolto il percorso che porta alla malga Tuglia e quindi al Rif. Chiampizzulon, ormai tristemente famosa, ed esemplificativo dell’approccio distruttivo del territorio, operato con le più varie scusa/motivazioni: percorsi forestali per la gestione del bosco, creazione percorsi ciclabili, analogamente a quanto avviene in Carinzia.
Peccato che le caratteristiche territoriali dei due ambiti, austriaco ed italiano, siano completamente diverse: per densità abitativa, per percentuale di aree boscate, per popolazione residente, per tessuto economico e produttivo…, e specialmente per il rispetto del territorio manifestato dai cittadini austriaci e dai loro rappresentanti.
Ricordo infine il motto di B.P. (Baden Powel): lasciare il mondo un pò migliore di come l’abbiamo trovato…
Non credo che molti professionisti, politici ed amministratori locali/regionali lo abbiano effettivamente rispettato.
E’ questo il futuro che vogliamo per le terre alte?
Con la quale resto il vs. aff.to
Don Q