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Arti Marziali

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di Muzio Bobbio

Tra spirito e corpo. Perseveranza e pazienza

ArtiMarziali

Cosa significa spirituale? In Occidente tendiamo ad accostare questo concetto al mondo mistico-religioso. In Oriente esprime qualcosa di ampio, che parte dall’ambito più semplicemente psicologico (crescita spirituale è anche superare i propri limiti mentali, come la paura) sino a quello esoterico delle percezioni extra sensoriali. Secondo le convinzioni giapponesi, shin e waza (spirito e tecnica) devono crescere assieme, di pari passo: nessuno può fare molta strada se ha una gamba più lunga dell’altra. Questo indispensabile sviluppo simmetrico nelle arti marziali comporta che all’inizio le cose possano essere semplici e richiedere poco tempo per progredire, ma che poi possano divenire molto complesse, ai livelli superiori: forse veloci da afferrare con la mente, ma lente da far “con-prendere” al corpo. La progressione non è mai lineare, ha bisogno di tempi sempre più lunghi, man mano che ci si evolve: per questo motivo, nel contesto di crescita spirituale sono compresi anche i concetti di pazienza e perseveranza.

In Cina, le arti marziali si dividono in due grandi famiglie: quelle esterne, come il kung-fu o il wu-shu, che mirano prevalente al combattimento fisico (e alla ricerca dell’efficacia) e quelle interne, come ad esempio il tai-chi-chuan e il pa-qua-chang, che prediligono lo sviluppo interiore attraverso un gesto dissimulato, poco evidente e meno diretto.
Questa differenza è contemplata anche in quelle giapponesi, pur esprimendosi con un gesto sempre palese Quelle esterne hanno nomi che terminano solitamente con la parola jitsu (anticanente jutsu) che significa arte, e quelle interne raccolgono il concetto buddista di via (do in giapponese) ed il luogo della via prende il nome dojo, che anticamente era la sala per le pratiche spirituali dei monaci.
C’è un ultima distinzione importante da considerare nelle arti marziali giapponesi, quella fra le koryu (scuole antiche) ed il gendai budo (arti marziali moderne). Il punto di svolta lo possiamo identificare fra il IXX ed il XX secolo, pur con diverse eccezioni: ufficialmente il judo nasce nel 1882 ma fa parte del gendai budo, mentre la scuola di spada muso shinden, codificata attorno al 1930 rientra ancora fra le koryu.
Prevalentemente, nelle koryu sono ancora conservate le antiche tecniche per uccidere che sono state tolte (o molto ben dissimulate) nelle arti marziali moderne.

 

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