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CATS al Rossetti

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Il weekend di San Nicolò e dell’Immacolata mi ha portata al Teatro Rossetti per vedere CATS, un musical che conoscevo solo “per fama”, soprattutto per le sue canzoni iconiche più che per la sua trama. Lo spettacolo ha debuttato il 3 dicembre ed è rimasto in cartellone fino al 7; sarà in scena al Teatro Arcimboldi di Milano dal 27 gennaio all’1 febbraio.

Si tratta dell’allestimento originale inglese, con orchestra rigorosamente dal vivo: il capolavoro di Andrew Lloyd Webber, basato sul libro di poesie Old Possum’s Book of Practical CATS di Thomas Stearns Eliot, con la regia di Trevor Nunn, approda a Trieste per la terza volta, dopo le accoglienze trionfali del 2008 e del 2014.

A livello storico, CATS è uno degli spettacoli più longevi di West End e Broadway. Dopo la prima mondiale al New London Theatre nel 1981, è rimasto in scena per 21 anni con quasi 9.000 repliche, ottenendo premi come l’Olivier Award e l’Evening Standard Award per il Miglior Musical. Ha girato oltre 54 Paesi, è stato tradotto in 23 lingue e visto da più di 77 milioni di spettatori. A Broadway è rimasto in cartellone per 18 anni, conquistando sette Tony Awards, incluso quello per il Miglior Musical.

La produzione, una tournée internazionale che conserva lo stile classico della versione originale, colpisce subito per il suo fortissimo impatto visivo. La scenografia è una gigantesca discarica illuminata, un mondo notturno dove tutto brilla, scintilla e appare più grande della realtà. I costumi sono spettacolari: ricchi, dettagliati, pieni di personalità, tanto che ogni gatto sembra un personaggio unico, con una propria storia e un suo modo particolare di muoversi. Gli artisti, selvaggiamente atletici, sono il forte dello spettacolo. Direi quasi un cast impeccabile. Le voci, soprattutto quella della gatta reietta che interpreta Memory, emozionano con una potenza che attraversa la platea.

Venendo alla trama, devo ammettere che l’ho ricostruita più a posteriori che durante lo spettacolo. CATS racconta la notte del Jellicle Ball, il raduno annuale della tribù dei Jellicle Cats che si presenta al loro leader, Old Deuteronomy. Alla fine della notte, uno di loro verrà scelto per ascendere all’Heaviside Layer e rinascere in una nuova vita. In questo rituale riappare Grizabella, la gatta emarginata che chiede di essere accolta di nuovo: è attorno al suo ritorno che si concentra il cuore emotivo dello spettacolo.

Lo spettacolo è interamente in inglese e il neo più grande è stata la mancanza di sottotitoli, perché senza risulta difficile da seguire la storia. 

Pur conoscendo bene la lingua, più volte mi sono ritrovata a perdere parti dei testi cantati, complice la vocalità teatrale e la complessità del movimento scenico. Il rischio è che CATS, già di suo un musical poco narrativo e molto simbolico, diventi un’esperienza quasi esclusivamente visiva: affascinante, ma faticosa da decifrare se non si conosce già l’opera. 

Così, senza comprensione o con una comprensione limitata, potrebbe sembrare un lungo balletto senza una vera e propria traccia narrativa.

Viene da dire che forse lo è davvero: CATS è un’esperienza unica: un vero piacere per occhi e sensi, nonostante la comprensione limitata.

Giorgia Chiaro

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