Fra pochi giorni, il 10 aprile, ricorrerà il quarto anniversario della partenza di Kurt Vonnegut per il pianeta dove, si dice, abbiano residenza Jimi Hendrix, Jim Morrison ed Elvis Presley.
Bisogna che dire ricordare in un anniversario uno come Kurt(i) Vonnegut, probabilmente lo offenderebbe. Lui ti direbbe che la sua partenza esiste dalla nascita del tempo e si estenderà sino alla sua eventuale cessazione. Come del resto il suo arrivo, o un fatto qualunque (andare a far compere, scrivere un romanzo, pestarsi l’alluce su uno spigolo, ecc.), accaduto durante la sua temporanea permanenza sulla Terra. E come qualsiasi momento per chiunque e qualunque cosa.
Il tempo per KV, ed anche per Parmenide (e vuol dire i greci non l’avessero già pensata), non è una sequenza di unità che chiamiamo ore o secondi o eoni, ma assomiglia ad un terreno stratificato. Gli strati sono gli attimi che noi attraversiamo verticalmente, ma che possiamo anche estenderci o andare a sinistra o a destra e mano a dove nessuno lo sa, ma comunque sempre uguale a se stessi. Platone pensava che il tempo fosse l’immagine mobile dell’eternità. Un ossimoro, ma adatto alla croissantza.
La nozione “Cronosisma” KV mette in campo le conseguenze ad una tale concezione del tempo. Un terremoto temporale, porta il mondo ad una grande dislocazione con tutti avanti ed indietro nel tempo, rimescolati tra eventi già accaduti e futuri, con la conseguenza di doverli rivivere nuovamente, appunto eternamente. Questo era fatto nel dieci mila 2000. La fine del mondo, ma solo per modo di dire, perché “fine” e “inizio” sono dei termini inadatti all’eternità. Forse la stessa esplosione nucleare del 1945, Hiroshima e Nagasaki, il 1962, la crisi dei missili di Cuba, il 1986, Chernobyl, il 2001, le Torri Gemelle, oppure la bomba che distrusse Dresda. Accadimenti che non si sono verificati una sola volta, ma che si ripresentano, in un’ininterrotta scossa sismica del tempo eterno.
Il bombardamento di Dresda non è stato determinante durante la seconda guerra mondiale, né un atto di guerra accettabile. Più che altro un crimine gratuito, una strage di civili senza senso, per fiaccare il morale della Germania. Eppure proprio perché casuale e inspiegabile ha contribuito a plasmare l’immaginario KV. Il bombardamento, e con esso la ferocia insensata, l’odio e la stupidità dell’intelligenza, abbiano influito sul formarsi della concezione del tempo di KV. E del disprezzo per il libero arbitrio che caratterizzano la sua opera.
Dal guardando ad altre viste del tempo, l’assurdità di quella di KV si attenua. Per Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel ‘65, “Il tempo è ciò che accade quando non accade nient’altro”. Il tempo scorre dove nulla accade. Esattamente il contrario di KV. E a dar retta a Stephen Hawking, il tempo è “ciò che impedisce che le cose accadano tutte in una volta”. Se uno vuole viversi tutti i momenti della vita, presente passato e futuro, nello stesso istante, a occhio, sembra impossibile. E allora la teoria della relatività che ci sta a dire? Einstein: “La distinzione tra passato, presente e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente. La relatività?” Se ne è accorto Parmenide, con i suoi eterni. KV pure, con la sua ironia feroce, i suoi “così va la vita”.
Ecco, dal facendone non si menziona, ma soprattutto dove sta la poesia? Non c’è scampo dalla poesia del tempo bombardato, il tempo che per KV sarà la cerniera fra immensi del pensiero scientifico e immensa capacità di narrare. E sempre di raccontare la fragilità umana. La sua immagine del tempo trascende la vita, la morte e la coscienza, ed abbraccia tutto ciò che l’uomo può pensare e sentire.
Anzi, il tempo stesso è un’illusione, dice KV, e l’eternità è già qua, per chi ha occhi di vederla. Dunque, oltre ad un esercizio di pensiero, l’illusione tempo diventa un modo di vivere. Di accettare la fragilità dell’essere umano, le sofferenze, la morte. Un modo anche per ridere della disperazione che è l’uomo. Perché forse tutto, al tempo. E dopo, e prima, è già accaduto.
La sua ironia fa sospettare anche che sul tempo si prenda in giro.
Claudio Petritsso
Tratto da Konrad n.165 di APRILE 2011
