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Dall’archivio di Konrad: Le scritture inventate

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Aurek-Besh

Apparsa ufficialmente nel 1983 con il ritorno dello Jedi, questa scrittura serve a trascrivere il linguaggio ufficiale dell’Impero Galattico nella serie di Star Wars. Usata anche nelle pubblicazioni relative alla più famosa (e miliardaria) saga fantascientifica del nostro tempo, la scrittura Aurek-Besh, chiamata così dal nome delle due prime lettere del suo alfabeto (esattamente come l’alfa e beta di greca memoria), è visibile soprattutto sulle astronavi, sugli edifici più importanti e sui documenti ufficiali dell’Impero Galattico. Ricorda con evidenza l’uso della scrittura latina monumentale e lapidaria con cui divide la grandiosita propria di un impero immenso. Il sapiente ed inevitabile rimando alla storia romana (con una spruzzata di nazismo), stemperato in salsa zen ci fa capire l’astuto cocktail servitoci (con una potenza visiva che ha fatto scuola) dai creatori di questa celebre saga. La scrittura che stiamo osservando ne è una prova convincente: possiede una vaga somiglianza superficiale con i kanji della scrittura giapponese, ma anche un aspetto gelido e oscuro, privo di linee curve (a sostegno di una assoluta mancanza di sensibilita e armonia), dove trionfa la linea retta e spezzata (indice grafologico di aggressività e autodifesa). Se mai si può parlare di scrittura dittatoriale, la Aurek-Besh ne è un illuminante esempio. Come gran parte delle scritture monumentali è priva di legamenti tra lettere (indizio di scarsa capacità di sintesi) privilegiando così l’analisi: un arcipelago di idee forti e definite ma non collegate tra loro. È la Legge che viene imposta ma senza la minima discussione o spirito critico (soldato non chiedere). È il trionfo della fredda razionalità sulla vivacità creativa dell’intuizione. Star Wars è una moderna Odissea dove il cattivo (come la scrittura del potere) è nero e tragico mentre i buoni sono ironici e pittoreschi in un dualismo di grana grossa (che però verrà raffinato negli episodi successivi) tipico dei film d’ azione. Che la Forza (dell’avventura) sia con voi.

Runica Cirth

Tolkien forse fu uno dei pochi grandi letterati che seppero coniugare con successo carriera (era professore universitario) e interessi personali (scrisse per suo diletto libri che oramai sono entrati nell’ olimpo della grande letteratura) in una sintesi che ancor oggi lascia stupiti per l’esattezza linguistica (tipica dello studioso) unita ad una straordinaria fantasia (caratteristica dell’ artista) nel ricreare i mondi fantastici in cui fece vivere i suoi innumerevoli personaggi. Vera e propria mitologia moderna, il Signore degli Anelli è più vicino ad Omero (come epica) che alla moderna fantasy, imbevuto com’è di storia e leggende inglesi. Orchi, nani, elfi e decine di altre creature tolte di peso dalla grande tradizione favolistica dell’ Europa del nord coesistono in un mondo maniacalmente ricreato fin nei minimi particolari. Tolkien seppe costruire la “realtà” dei suoi romanzi (e racconti) con una precisione che solo un grande linguista poteva permettersi. Anche le rune, queste misteriose lettere-simbolo così importanti nella mitologia e nella storia nordica hanno trovato posto nell’ universo tolkeniano: le rune Cirth, che Tolkien inventò e modellò prendendo come base le rune anglosassoni, vengono usate nelle antiche iscrizioni che affondano la loro origine nel druidismo celtico, in un’ operazione che mescola sapientemente verità e storia con invenzioni e fantasia. Graficamente simili alle loro sorelle “vere” le rune Cirth richiamano immediatamente una fitta foresta: la loro struttura è identica ai tronchi degli alberi che facevano da cornice alle cerimonie dei maghi e del druidi.

Sono lettere semplici, lineari e misteriose come la natura (elemento prepotentemente presente nell’ universo creato de Tolkien), vengono tracciate con pugnali o oggetti appuntiti su pietra e legno con forti segni diritti, senza curve o esitazioni (simbolo di grande autodeterminazione): è il carattere dei maghi guerrieri di Tolkien e dell’antica Europa; personaggi forti e decisi, “maschili” ed essenziali, senza fronzoli e tratti inutili, molto vicini alla natura ed in perenne incontro/scontro con essa. Il guerriero è efficiente e determinato (come le rune) ed il mago è misterioso e potente (come il loro significato): la forza e la magia, cioè gli elementi fondanti della Terra di Mezzo e della nostra immaginazione.

Edoardo Triscoli

Tratto da Konrad n. 123 di Febbraio 2007

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