La negazione pura e semplice del climate change (“Ha sempre fatto caldo”, “Annibale ha attraversato le Alpi con gli elefanti”, ecc.) è il principale nemico di ogni iniziativa per la riduzione delle emissioni climalteranti e per l’adattamento dei territori ai fenomeni (ondate di calore, fusione dei ghiacciai, siccità, innalzamento del livello dei mari, aumento della frequenza di alluvioni e tornado, ecc.) che il cambiamento del clima produce ormai da tempo un po’ dappertutto.
Lo è perché, tranne pochi scienziati (nessuno dei quali peraltro climatologo…), a sostenere tesi negazioniste sono soprattutto alcune forze politiche – soprattutto di destra ed estrema destra – e politici anche di primissimo piano: tra questi l’attuale presidente degli Stati Uniti (“drill baby drill” il suo slogan più noto e, ahimè, di successo).
C’è però un altro avversario, più insidioso: l’inattivismo, cioè l’atteggiamento di chi non nega il climate change, ma cerca di demolire le politiche che lo contrastano.
Opportunamente, il sito climalteranti.it ha analizzato il fenomeno, che si sta diffondendo sui media e sui social, per smontarne gli argomenti.
Nel primo di tre articoli sull’argomento, climalteranti.it prende lo spunto da un’”Opinione” apparsa con notevole evidenza sul Corriere della Sera (che non è certo l’unico giornale a ospitare interventi del genere) per smontarne gli argomenti, cioè una serie di luoghi comuni contro le fonti rinnovabili: il “devastante” impatto sul paesaggio – cavallo di battaglia di chi “sorvola” sull’impatto di autostrade, capannoni, lottizzazioni costiere, impianti di risalita e piste da sci, ecc. – il breve ciclo di vita di pale eoliche, pannelli fotovoltaici e batterie ed il loro “difficile” smaltimento, per poi arrivare all’autentica bufala dei danni alla salute provocati dagli “infrasuoni” prodotti dagli impianti eolici…
Nel secondo articolo climalteranti.it demolisce un altro diffusissimo argomento dei nemici delle rinnovabili, cioè il presunto disimpegno della Cina dalle politiche climatiche e dalla transizione energetica. Infatti i dati – con i quali i negazionisti e gli inattivisti hanno scarsa dimestichezza … – dimostrano il contrario: la maggiore crescita degli investimenti in solare FV ed eolico si registra proprio in Cina. E’ semmai l’Italia, per compiacere le richieste/imposizioni commerciali di Donald Trump, a rallentare in questo campo, essendosi impegnata ad acquistare grandi quantità di gas negli Stati Uniti.
Se poi si considerano anche le politiche nel settore dei trasporti, che dire di un’Italia “all’avanguardia della retroguardia” in Europa per il contrasto alle auto elettriche e la riapertura a quelle termiche? Il risultato finora è il boom di vendite di auto elettriche cinesi anche da noi…
Nel terzo articolo climalteranti.it smonta un altro “classico” inattivista, vale a dire l’irrilevanza della riduzione delle emissioni climalteranti in Italia ed in Europa rispetto a quelle globali. Si tratta di un evidente esempio di benaltrismo, miope e in fondo ignobile come ogni altro (perché fare la raccolta differenziata? perché risparmiare acqua ed energia? ecc. ecc.).
Va poi soprattutto tenuto conto del fatto, sottaciuto da molti, che il riscaldamento globale non dipende dalle emissioni di un singolo anno, ma da quelle cumulate nel tempo, cioè dall’inizio della rivoluzione industriale. Da questo punto di vista, l’Europa è seconda nel mondo, dopo gli USA e prima della Cina.
Bisogna anche considerare il fatto che normative e standard (ambientali e non solo) decisi nella UE costringono spesso le aziende globali ad adeguarsi, per poter continuare ad esportare nel maggiore mercato unico del mondo.
Com’è noto, l’offensiva anti UE partita dagli Stati Uniti con l’amministrazione Trump ha come bersaglio principale proprio le politiche ambientali e climatiche europee e l’”eccesso di regolamentazione” in vigore nel Vecchio Continente.
Quel che è peggio, le tesi trumpiane trovano sostenitori anche in Europa, specie in forze politiche e governi di destra ed estrema destra (ma pure in legioni di imbecilli che le rilanciano sui social e non solo), in coincidenza con gli interessi dei produttori e venditori – europei e non – di combustibili fossili.
Anche la recente COP 30 in Brasile ha visto infatti, e non era la prima volta, una forte pressione, da parte di alcuni Paesi (Arabia Saudita, Emirati, Russia…) volta ad annacquare o boicottare tout court le principali misure di contrasto al climate change e soprattutto ogni riferimento al ruolo determinante dei combustibili fossili.
Negazionismo e inattivismo in campo climatico, sono insomma due facce della medesima medaglia: sta all’intelligenza ed all’etica dei cittadini contrastarli entrambi con le armi della ragione e dell’informazione.
Dario Predonzan