Konrad
Omnis cellula e cellula
Culture Ultimi Articoli

Omnis cellula e cellula

Tempo di Lettura 4 Minuti

Ricordo come fosse ieri la prima volta in cui guardai attraverso le lenti di un microscopio. Ottobre volgeva alla fine, il mio primo anno accademico era iniziato da un paio di settimane e la professoressa di biologia vegetale ci portò, direttamente dall’orto botanico, alcuni esemplari di Elodea canadensis, una pianticella d’acqua dolce dalle piccole foglie verde brillante. Prendemmo tutti una fogliolina, la fissammo tra due vetrini con una goccia d’acqua, la posammo sul tavolino del microscopio ottico e cominciammo a familiarizzare con gli obbiettivi e la messa a fuoco. Il primo obbiettivo rivelò immediatamente la struttura cellulare della foglia: centinaia di mattoncini ordinati a formare un muro dai riflessi verdi. Già emozionato per aver visto delle cellule per la prima volta, passai all’obbiettivo successivo. La meraviglia fu grande: all’interno di ogni cellula potei vedere i cloroplasti (gli organelli tipici delle cellule vegetali che contengono la clorofilla e consentono la fotosintesi) muoversi all’interno dello spazio racchiuso dalle pareti cellulari. Stavo osservando la vita accadere, ma a un livello che il nostro occhio nudo non poteva cogliere. Difficile descrivere cosa provai.

Quest’esperienza, apparentemente semplice ma decisamente intensa, fu per me la conferma definitiva a orientare i miei studi verso la biologia. Osservare il mondo attraverso gli obbiettivi di un microscopio può davvero cambiarci la vita, perché cambia radicalmente il modo in cui lo guardiamo. Ci dona la consapevolezza di un ulteriore strato di complessità nelle cose che ci circondano e persino in ciò che siamo. Ci permette di andare oltre le apparenze e di guardare alla vita con rinnovata meraviglia. Un atto, se ci pensate, decisamente filosofico. Neppure il grande Immanuel Kant rimase indifferente alla scoperta del mondo microscopico e nella seconda metà del ‘700 ebbe a scrivere:

Quando, fra le altre, esamino le osservazioni microscopiche del dott. Hill, che si trovano nell’«Hamburger Magazin», e vedo in un’unica goccia d’acqua numerose razze di animali, specie rapaci armate di istrumenti di distruzione, che, mentre sono intente a perseguitare altre, sono distrutte da ancor più potenti tiranni di questo mondo acqueo; quando guardo gli intrighi, la potenza e le scene di ribellione in una sola goccia di materia, e levo di qui i miei occhi in alto per vedere l’immenso spazio formicolare di mondi come di atomi, non può umana lingua esprimere il sentimento che tale idea suscita, ed ogni sottile analisi metafisica resta molto lontana dalla sublimità e dignità che è propria di tale intuizione.
– Immanuel Kant, 1763

Nella narrazione della storia del pensiero biologico, è la teoria dell’evoluzione a venir considerata l’evento fondativo di maggior portata. Correva l’anno 1859 quando Charles Robert Darwin dette alle stampe The origin of species by means of natural selection dando forma compiuta a ciò che lui stesso definì “il mio lungo ragionamento”. Pochi però ricordano che, all’ombra della teoria darwiniana, un altro caposaldo della biologia contemporanea stava lentamente prendendo forma, proprio grazie al microscopio: la teoria cellulare.

Frutto di oltre duecento anni di ragionamenti e osservazioni (una storia che meriterebbe un libro), essa vide la sua prima formulazione organica nel 1838-1839 (pochi anni dopo la partenza di Darwin per il suo celebre viaggio intorno al mondo), e fornì una prima soluzione scientificamente fondata a uno dei più gravosi problemi ontologici dell’epoca: la costituzione ultima e l’origine della materia vivente. Furono, per primi, il botanico Matthias Jakob Schleiden e lo zoologo Theodor Schwann che affermarono le cellule essere l’unità minima strutturale e funzionale di ogni essere vivente, pianta o animale. In particolare Schwann scrisse:

Le componenti elementari di tutti i tessuti sono costituite da cellule […] tanto che si può affermare che esiste un principio universale di sviluppo per le parti elementari degli organismi, […] e che questo principio è la formazione di cellule.

Theodor Schwann, 1839

Rimaneva aperta una questione: come si formano le cellule? Ovvero, come si forma ciò che forma la vita (una sorta di metaontologia)? Al tempo, vennero proposte diverse ipotesi più o meno stravaganti che gravitavano per lo più attorno alla teoria della generazione spontanea aristotelica (ovvero l’idea che la materia vivente si generasse spontaneamente dalla materia inorganica inanimata). Sarà il patologo tedesco Rudolf Virchow, un anno prima della pubblicazione de L’origine delle specie, a dare alle stampe: Die Cellularpathologie in ihrer Begründung auf physiologische un pathologische Gewebelehre (conosciuto anche semplicemente come La patologia cellulare). In questo testo, dove si applica la teoria cellulare alla medicina, egli affermò:

Dove nasce una cellula, una cellula deve averla preceduta (Omnis cellula e cellula), così come l’animale può nascere solo dall’animale e la pianta può nascere solo dalla pianta.

Rudolf Ludwig Karl Virchow, 1858

Ora la biologia aveva il suo atomo, la sua particella ultima. La cellula, assurse al grado di entità ontologicamente indipendente, alla base della struttura, dello sviluppo e della funzione (in salute e in malattia) sussumendo in sé tutte le caratteristiche che noi riteniamo essere proprie della vita. Un’idea abbastanza filosofica, non trovate? Curiosamente, la storia della cellula inizia un po’ come la mia storia nel mondo della scienza: un tizio (il fisico inglese Robert Hooke) che osserva un campione di tessuto vegetale (sughero di quercia) al microscopio. Quei microscopici spazi racchiusi da sottili pareti ricordarono ad Hooke le piccole celle (in latino cellulae appunto) dei monasteri dove i frati trovano riposo a fine giornata. Più di duecento anni separano l’osservazione di Hooke dalla pubblicazione di Virchow: un altro “lungo ragionamento” per così dire.

Cosa c’entra tutto questo con le neuroscienze? Come vedremo nel prossimo numero, tutto parte da qui…

Christian Memo

in Copertina: Cellule di sughero di quercia. Dettaglio da Micrographia: or some physiological descriptions of minute bodies made by magnifying glasses. With observations and inquiries thereupon, Robert Hooke,1665

Related posts

Trieste. Uno sguardo intimverso: uno sguardo intimo e diverso sulla nostra Trieste

Giorgia Chiaro

La Copertina di Aprile

Redazione KonradOnLine

La Madonnina devota all’Italia

Fabiana Salvador

Leave a Comment