Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Un gioco per bambine e bambini della scuola per l’infanzia – da 3 a 6 anni – è in questi giorni oggetto di un’animata discussione su vari giornali, a livello sia cittadino che nazionale.
Le donne che gestiscono la Casa Internazionale delle Donne di Trieste si sentono di dover fare una riflessione, sia come cittadine impegnate nella promozione sociale e culturale dei soggetti autonomi femminili in ogni campo, sia, in alcuni casi, come educatrici, insegnanti, mamme e nonne.
La lunga consuetudine di lavoro comune con le brave professioniste che hanno ideato e realizzato il gioco e con le politiche che l’hanno valutato e considerato meritevole di sostegno e diffusione nelle scuole pubbliche ci portano a credere che il tutto sia stato fatto con grande attenzione alle sensibilità coinvolte: quelle di bambine e bambini innanzitutto, poi quelle dei genitori e degli operatori scolastici. Risulta infatti che l’adesione sia degli insegnanti che delle famiglie sia volontaria, dopo che tutti sono stati informati, con le modalità usuali.
E’ evidente che le legittime obiezioni di alcuni genitori sono state prontamente accolte da politici, curiali e stampa, in nome della difesa dei valori della tradizione. Tradizione che fin qui ha portato, com’è sotto gli occhi di tutti noi, ad una società in cui le diversità – di ogni tipo – non vengono ancora sufficientemente tutelate. Da tempo è aperto il dibattito su come ognuno di noi e la società tutta possiamo e dobbiamo reagire ad azioni che, partendo da “scherzi e giochi” arrivano fino al bullismo e ad efferati delitti, in nome di una malintesa “normalità”. Conoscere l’altro e l’altra significa rispettare ogni persona.
Riteniamo utile citare qui l’art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
E’ proprio questa “eguaglianaza di diritti” che “il Gioco del Rispetto” si propone di far conoscere e, possibilmente, applicare.
A chi sostiene che a 3-6 anni è troppo presto, ricordiamo che autorevoli esperti – anche su La Repubblica del 10 marzo – assicurano che già a 2 anni bambini e bambine capiscono le differenze di genere. Su tale argomento sono stati scritti saggi, esistono ricerche universitarie e tesi di laurea, anche dell’ateneo cittadino.
Riteniamo quindi di dover esprimere la nostra solidarietà alle professioniste ed alle politiche sotto attacco e la nostra fiducia che le istituzioni laiche e democratiche della repubblica sapranno rispondere adeguatamente alle varie sollecitazioni, tenendo conto anche delle opinioni di chi, come le firmatarie, ritiene che è dall’ignoranza che nascono mostri che vanno combattuti con l’educazione, la cultura e la conoscenza.
Tea Giorgi
per il Comitato di gestione della Casa Internazionale delle Donne di Trieste
Associazione di volontariato Luna e l’Altra
GOAP, centro Antiviolenza
La Settima Onda
Associazione Gattanera
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute – PN
Interfemmes, Sezione femminile di Interethnos
SIL – Società Italiana delle Letterate
UDI-ZZI Circolo La Mimosa
Cooperativa sociale Cassiopea
Trieste, 11 marzo 2015
Casa Internazionale delle Donne – via Pisoni n. 3 – 34100 Trieste – tel. 040568476