di Diego Masiello
Tra Ilirska Bistrica e Montedoro
Anni fa Giulia Gridi in un sua ricerca su Trieste elencava tutti i colori che le persone associano al cielo, al mare, all’architettura dei palazzi, alle strade e al Carso. Atmosfere cromatiche che suggerivano sensazioni ed emozioni, allegria, gioiosità e spontaneità. Tristezze o malinconie dovrebbero affievolirsi.
Queste danze di colori si possono vedere meglio con il cuore, sono comunicazioni affettive e se ci parlano, le possiamo sentire solo con l’anima.
Le grigie rotatorie realizzate sulle nostre strade comunicano molto poco.
In altri luoghi le rotatorie svelano l’ambiente storico-culturale del territorio attraversato; a Ilirska Bistrica su una bella rotatoria fiorita c’è addirittura un piccolo mulino ad acqua in ricordo di ciò che fu la ricchezza di quel borgo.
A Montedoro, terra di commerci, di antiche di saline e di un’importante raffineria, la rotatoria è un’anonima gettata di cemento.
Senza orgoglio, senza bellezza e senza colori la nostra vita diventerà sicuramente più noiosa.
