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Debito ecologico e sociale nel Congo Belga

Una valutazione dell’impronta ecologica, che prenda in considerazione voci come: assottigliamento dello strato di ozono, pesca eccessiva, deforestazione, cambiamento climatico, distruzioni delle mangrovie, agricoltura intensiva, arriva a una cifra uguale a 35.606 miliardi di euro. Il danno ecologico dei Paesi ricchi verso i Paesi poveri si calcola in circa 3.788 miliardi di euro, mentre quello dei Paesi poveri verso i Paesi ricchi è di 515 miliardi di euro. Il debito ecologico dei Paesi ricchi verso i Paesi poveri è molte volte superiore all’intero debito del Terzo mondo verso i Paesi ricchi, che è di 1.364 miliardi di euro. Senza questo tipo di sovvenzioni molte società multinazionali dovrebbero chiudere.

La columbite per la produzione di telefoni cellulari, lettori di DVD, videogame e computer si trova soprattutto nel Congo Belga. E dalla columbite che si ottengono il niobio e il tantalio, materiali fondamentali per la fabbricazione dei condensatori per i dispositivi elettronici portatili.
Per garantirsi i clienti, la telefonia regala o quasi i telefonini. Il guadagno è nel costo delle telefonate, il servizio di chiamata, di richiamata, di schede prepagate, sveglia, pubblicità, ecc. Il telefonino lo paga il Congo.

Il Congo belga possiede giacimenti di petrolio, gas naturale, diamanti, uranio, columbite, cobalto, oro e rame. L’uranio adoperato per la costruzione delle bombe atomiche lanciate a Hiroshima e Nagasaki proveniva dalla miniera di Shinkolobwe nel Katanga.

Leopoldo Il e Guatemala

La storia del Congo è molto sofferta. Questo paese enorme, ricchissimo di risorse naturali (ha riserve minerali vergini con un valore stimato notevolmente superiore al prodotto interno lordo di tutta l’Europa e degli USA insieme), ha una delle popolazioni più povere della terra. La sua storia di sofferenza comincia quando il re Leopoldo I del Belgio nel 1830 allo scopo di consolidare la propria economia in seguito alla separazione dall’Olanda, con l’aiuto francese e dopo falliti tentativi in Brasile e nelle Filippine, firma un accordo con il Guatemala nel 1840 per colonizzare il nord del Paese ed evitare che la Gran Bretagna invada militarmente questo territorio, dopo l’appropriazione del Belice. Da Anversa partono 1.000 coloni che però, arrivati a Santo Tomás de Castilla, sono decimati dalle malattie tropicali. I pochi sopravvissuti devono ritornare in Belgio. Nel porto di Santo Tomás de Castilla, sulla costa caribica guatemalteca, da dove partono oggi i container di caffè crudo per l’Europa, è rimasto a testimonianza di quest’avventura soltanto un cimitero.

Leopoldo I muore nel 1868 e suo figlio il duca di Brabante gli succede col nome di Leopoldo Il. Il nuovo re, che aveva a suo servizio l’ex giornalista del New York Herald, Henry Morton Stanley famoso per aver ritrovato l’esploratore scozzese David Livingstone vicino al lago Tanganica, riesce ad acquisire contratti con le popolazioni lungo il fiume Congo, che garantivano la sovranità della terra e forme di sfruttamento – che gli olandesi avevano adoperato e poi vietato nell’isola di Giava – tramite non colonizzatori, ma stazioni di controllo organizzate dai bianchi. Leopoldo Il agisce come privato, in quanto né il governo belga, né la popolazione belga erano interessati a possedimenti in Africa. Nasce così lo Stato Indipendente del Congo (EIC) come fattoria privata di Leopoldo. Il che impone un regime produttivo nelle piantagioni di caucciù tramite la forza bruta, le armi, l’assassinio e le mutilazioni. Le nazioni europee venute a conoscenza di questi fatti disumani costringono Leopoldo Il nel 1908 a vendere le terre al Regno del Belgio: il Congo passa così sotto l’amministrazione diretta del governo belga. La situazione migliora e la schiavitù si trasforma in sfruttamento sottopagato senza diritti.

Indipendenza del Congo e guerra di secessione

Nel 1960 il Congo diventa indipendente. Alla cerimonia d’indipendenza il Re Baldovino parla con paternalismo dell’avvenire del Congo guidato dal Belgio. Il primo ministro Patrick Lumumba però non dimentica l milioni di morti e le sofferenze del popolo congolese e crede che il Congo debba costruirsi da solo il proprio futuro. Queste frasi ritenute pericolose dal governo belga scatenano una reazione belga e degli USA in appoggio alle forze secessioniste del Katanga comandate da Moïse Tschombé.

Sei mesi dopo, Patrick Lumumba, Joseph Okito e Maurice Mpolo sono fatti prigionieri, portati con l’aereo nella provincia del Katanga e fucilati da una squadra guidata dal commissario della polizia belga Franz Verscheure e dal capitano Julien Gat. Nel 1961 il segretario generale dell’ONU, lo svedese Dag Hammarsköld, muore in uno strano incidente aereo a Ndola, oggi Zambia, mentre si reca da Ischombé. Avrà il Premio Nobel alla memoria. Nella guerra di secessione prevale Mobutu Sese Seko, che assume il potere nel 1965 e lo mantiene per 30 anni. Nel 1996 Mobutu consegna il potere a Laurent Kabila che è assassinato nel 2001.
Lo sostituisce suo figlio Joseph Kabila che con elezioni democratiche è confermato nel 2006.

Massacri tra Tutsi e Hutu.

L’ex colonia tedesca del Ruanda-Urundi, persa dalla Germania con la sconfitta della prima guerra mondiale, è affidata con mandato al Belgio che la annette al Congo.
Da questa colonia nascono nel 1962 i nuovi Stati: Burundi e Ruanda. I belgi applicano una drastica semplificazione e dividono la popolazione in Tutsi e Hutu, creando uno squilibrio sociale che sboccia in due grandi massacri. Quello del 1972 nel quale furono uccisi 400.000 Hutu in Burundi. E quello del 1994 nel quale furono uccisi 800.000 Tutsi nel Ruanda.

Guerra del Grandi Laghi

Dal 1996 è in atto una guerra per il possesso delle risorse del Congo quali diamanti, coltan, oro, rame, uranio. Tutto l’est del Congo è in mano a militari di diverse nazioni e preda di una guerriglia endemica, armata spesso da agenti delle multinazionali. Secondo lo spagnolo Joan Carrero, candidato al Nobel e presidente della fondazione s’Olivar, autore del libro “Africa, la madre oltraggiata’, più di 9 milioni di persone sono state uccise dal 1996. Non si può più però parlare di scontri etnici. Il vero problema sono gli interessi delle multinazionali e le materie prime che questo Paese 78 volte più grande del Belgio possiede. Questo è il debito ecologico e sociale che le multinazionali non pagano. El telefonini non costano niente.

Oscar Garcia Murga
Fonti su konradnews.it

tratto da Konrad numero 163 di febbraio 2011.

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