Nella congerie di volumi apparsi, negli ultimi due anni, su quanto accade in medio Oriente – Gaza, Israele/Palestina e non solo – è molto utile la lettura di Olocausti, dello studioso francese Gilles Kepel, uno tra i maggiori esperti del mondo islamico.
Il libro si concentra su quanto successo, in Israele, in Palestina e nel mondo, immediatamente prima e dopo il pogrom del 7 ottobre 2023, mettendo in luce l’estrema complessità del contesto in cui quella tragedia, strettamente intrecciata con molte altre, ha avuto luogo.
Mentre alcune università e centri di ricerca, negli USA come in Europa, decadono cedendo allo “spirito dei tempi” che imporrebbe – pressoché in ogni campo – soltanto studi improntati al paradigma ideologico del decolonialismo, con Olocausti Kepel ricostruisce le radici, antichissime, di un conflitto che è tutto tranne ideologico.
O meglio, dove l’ideologia, intrecciata se non coincidente con le interpretazioni fondamentaliste di credenze e miti religiosi, fa da schermo e giustificazione ad interessi politici e strategici delle tante potenze operanti in Medio Oriente.
L’”asse della resistenza”
Vengono così descritti i richiami espliciti, nei messaggi e nella retorica di Hamas e di altri gruppi dell’”Asse della Resistenza”, all’antigiudaismo che permea fin dalle origini i testi sacri dell’Islam. Hamas, come molte altre realtà politico-religiose islamiche sunnite, fa del resto parte della galassia dei Fratelli Mussulmani, movimento transnazionale che è sì inviso alle monarchie conservatrici (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti…) ed ai regimi autoritari come quello di Al Sisi in Egitto, ma si trova al governo per esempio in Turchia con il partito di Tayyp Erdogan ed è appoggiato apertamente dal Qatar. I Fratelli Mussulmani che non nascondono peraltro ambizioni di espansione anche nei confronti del “corrotto” Occidente.
In ciò trovando più di qualche convergenza con il ramo sciita dell’Islam, rappresentato dall’Iran e dai suoi proxy: Hezbollah, Houthi, Siria (finché c’è stato Assad), milizie sciite irachene, ecc. Iran che a sua volta, come noto, ha finanziato ed armato per decenni anche Hamas, oltre a proclamare e perseguire nei fatti l’obiettivo della distruzione dell’”entità sionista”, cioè di Israele. Il tutto in funzione della ricerca di una leadership nel mondo islamico, che lo contrappone ovviamente all’Arabia Saudita “custode dei luoghi sacri” islamici e potenza egemone – anche economicamente – del mondo sunnita.
Kepel analizza anche la dialettica interna tra i leader di Hamas, evidente soprattutto nelle differenti strategie di Hanyeh (capo della struttura politica residente in Qatar) e di Sinwar (leader militare a Gaza), entrambi peraltro eliminati da Israele, il quale non ha certo favorito l’emergere di qualche figura rappresentativa, e non integralista, del popolo palestinese, da contrapporre ad Hamas.
L’Israele di Netanyahu & co
All’origine di molte scelte del governo israeliano, stanno infatti anche le interpretazioni integraliste dei testi sacri dell’ebraismo da parte del movimento dei coloni in Cisgiordania e dei suoi riferenti politici (oggi sostegno decisivo di Netanyahu alla Knesset), intrisi di suprematismo e vero proprio razzismo: non è quindi esagerato definirli “fascisti ebraici”.
Non solo questo però: il primo ministro israeliano è tra i principali – se non il principale – responsabile dell’affermazione di Hamas nella striscia di Gaza, avendogli fornito per molti anni grandi risorse economiche, con l’intermediazione del Qatar, allo scopo di indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese controllata dall’OLP. Si aggiunga l’ossessione dello stesso Netanyahu per la propria salvezza politica, con il tentativo di sottrarsi sia ai processi in Israele (è accusato di vari reati finanziari), sia ad un prevedibile tracollo elettorale motivato dalla gestione scellerata della sicurezza intorno a Gaza prima del 7 ottobre 2023. Un insieme quindi di motivazioni ideologiche, politiche e personali che spiega da un lato la ferocia della vendetta scatenata da Netanyahu & soci contro Gaza, dall’altro la scelta di allargare quanto più possibile i teatri di guerra – oltre a Gaza e alla Cisgiordania, il Libano, la Siria, ora l’Iran… – pur di procrastinare il redde rationem in patria.
Un libro che fa riflettere
Olocausti, scritto nell’estate del 2024, sconta l’assenza di riferimenti a quanto accaduto dopo: l’eliminazione dei capi di Hamas, la quasi distruzione di Hezbollah, l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e ovviamente l’attacco all’Iran. Il volume meriterebbe perciò una nuova edizione aggiornata sugli eventi più recenti, ma tuttavia stimola qualche riflessione di carattere generale.
In primo luogo su quanto sia semplicistico e fuorviante un approccio solo moralistico (se non ridotto ad atteggiamenti da ”tifo calcistico”, come purtroppo accade in prevalenza sui social e in certi media) a quanto accade in Medio Oriente.
In secondo luogo sugli orrori perpetrati, quando la vita di intere nazioni viene condizionata da personalità e movimenti che non fanno alcuna distinzione tra politica e religione, tra mitologie a sfondo religioso e strategie politiche (ed economiche). E c’è chi cerca di mescolare politica e religione anche in Occidente…
In terzo luogo sulla congerie di potenze militari ed economiche – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Iran, ecc. – cresciute ed alimentate in quella parte del mondo principalmente dall’inesauribile sete di petrolio e gas dell’Occidente (USA, Europa e non solo), cui ora si è aggiunta la Cina. Potenze rette da regimi autocratici o teocratici e ciascuna con la propria strategia politico – militare, non limitata al solo Medio Oriente (gli EAU intervengono per esempio con armi e denaro anche nei conflitti in Nord Africa, in Sudan e nel Corno d’Africa), contrapposta a quella delle altre. In definitiva, la riconversione ecologica dell’economia, che la faccia finita con la dipendenza dai combustibili fossili, è necessaria (e urgente!) non solo per salvare il Pianeta dal disastro climatico, ma anche per tagliare le unghie ai guerrafondai.
Gilles Kepel
Olocausti
Feltrinelli 2024, pp. 185
€ 18
Dario Prodonzan