Il noto episodio dei Re Magi riportato nel Vangelo di S. Matteo dei Re Magi ha creato nel corso dei secoli una lunga tradizione celebrativa.
La storia delle loro reliquie è piuttosto leggendaria, poiché dopo il rinvenimento dovuto a sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, subirono una travagliata peregrinazione. Dalla Persia o da Gerusalemme approdarono a Costantinopoli per finire nella chiesa di Sant’Eustorgio a Milano. Da qui nel 1164 per ordine dell’imperatore Federico Barbarossa furono traslate in Germania a Colonia sul Reno.
Riposte in un reliquiario a forma di arco d’argento dorato, vennero poste dall’oreficeria medievale, divennero ben presto meta di numerosi pellegrini provenienti anche dai paesi più lontani. La loro fama era tale che, quando il conquistatore mongolo Genghis Khan (1155-1227) invase l’Europa, si diceva che puntasse su Colonia per riportarsi in patria le reliquie dei Tre Re, considerati suoi antenati! Sono legati alla tradizione dell’adorazione dei Re Magi anche gli affreschi più rinascimentali di diverse chiesette medievali dell’Italia interna: in queste raffigurazioni pittoriche i Re Magi vengono dipinti diversi per colore ed età: Melchiorre, con una folta barba bianca rappresenta la vecchiaia, Baldassarre con la barba nera – la maturità e Gaspare, imberbe o rubicondo, la giovinezza.
Secondo il benemerito studioso del folclore italiano mons. Giuseppe Radole, recentemente scomparso, sono anche collegate alla storia dei Re Magi anche le sacre rappresentazioni e queste e le relative laudi natalizie ancora oggi in uso in venti regioni dell’Italia del settentrione. Tali manifestazioni folcloristiche erano molto diffuse in vaste aree dell’Europa non riformata: dal Canton Ticino alla Lombardia, al Veneto, al Trentino, all’Istria e a Cherso. Lo studioso riporta anche alcuni testi dei canti epifanici in volgare più diffusi tra cui:
Noi siamo i Tre Re d’Oriente,
Abbiam visto la gran Stella…
Noi siamo i tre Re,
Venuti dall’Oriente,
Per adorar Gesù.
Corrono i Magi ad adorare il Sole,
E offron doni al pargolo Signore.
Abbastanza semplice e ripetitivo era il cerimoniale che regolava le visite alle famiglie dei gruppi di cantori epifanici che entravano nelle case cantando la lauda dei Tre Re o della stella, anche se esistevano diverse varianti locali. Di solito alla vigilia dell’Epifania il corteo, preceduto dalla stella illuminata e formato dai tre Re e da un nutrito numero di fedeli, uomini e donne, ragazzi faceva il giro delle contrade raccogliendo offerte che poi venivano distribuite ai poveri. In alcune località la festa dei tre Re veniva organizzata in tal modo che era un’occasione per la rappresentazione di una sacra lauda tradizionale: la nativa Barbara, Cattivano, Dignano e la cittadina di Cherso. La tradizione è sopravvissuta solamente nel settore orientale: i Caddier Kaldiri del Montenero sono infatti molto noti per la rappresentazione epifanica che fino al 1950 si eseguì ininterrottamente dal 1769 e la sua unicità attira ogni anno numerosi turisti. In molte contrade invece erano molto diffusi i collegiali visitanti le notti del cinque gennaio tutte le sagre ripristinate anche in alcune campagne di tutta l’Italia, alcuni risalenti al XVI secolo.
Livio Prodan
Tratto da Konrad n. 133 di febbraio 2008
